Bernardelli: Lo Stato e i governi del centralismo, 10,4 milioni a rischio povertà. Politici indegni e improvvisati

di Roberto Bernardelli – Inorridisco leggendo questi dati.  Sono oltre 10,4 milioni gli italiani a rischio poverta’: tra i 4 milioni di disoccupati e i 6,3 milioni di occupati ma in situazioni instabili o economicamente deboli, il numero degli italiani che non ce la fa, in piena emergenza Covid, e’ assai vasta e in crescita: il dato, calcolato dal Centro studi di Unimpresa, si riferisce a fine 2020 e conta oltre 1,2 milioni di soggetti in piu’ rispetto a un’analoga rilevazione relativa al 2015, con una crescita significativa del 13%. La crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria ha contribuito, dunque, a estendere il perimetro delle persone in difficolta’ con l’area di disagio ancora piu’ ampia: ai 4,1 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (776mila persone) sia quelli a orario pieno (1,9 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (711mila), i collaboratori (225mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,7 milioni).

E lo sappiamo bene che l’emergenza povertà colpisce in questo momento il Nord più di qualsiasi altra parte del paese.

Prima il governo gialloverde, poi quello giallorosso, ora quello giallorossoverde si alternano nella solita politica dell’assistenzialismo, delle spese inutili, dell’autonomia negata ai territori vitali. Dalla padella alla brace.

Per quanto riguarda i contratti a tempo indeterminato, questo gruppo di persone occupate – ma con prospettive incerte circa la stabilita’ dell’impiego o con retribuzioni contenute – ammonta complessivamente a 6,3 milioni di unita’: in condizioni precarie o economicamente deboli, contribuiscono a estendere la platea degli italiani in crisi, che vivono sull’orlo del baratro, sempre piu’ vicini alla poverta’.

“Per evitare che questa area di disagio sociale cresca ancora di piu’, bisogna andare ben oltre quei 32 miliardi di euro stanziati venerdi’ scorso col decreto Sostegni, che non bastano, e questo il governo di Mario Draghi deve capirlo rapidamente: la nostra sensazione e’ che, nonostante l’indiscussa competenza delle figure chiamate a ricoprire gli incarichi piu’ alti in questo esecutivo, non ci sia il necessario contatto con la realta’” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Salvo Politino. “C’e’ un fattore tempo che e’ fondamentale: lo scostamento di bilancio era stato approvato a dicembre, il decreto che stanzia quei fondi e’ del 19 marzo e i primi bonifici, assicura il governo, dovrebbero arrivare intorno alla meta’ di aprile”, aggiunge il vicepresidente di Unimpresa.

E’ troppo tardi. Siamo in emergenza da un anno. Chiudono i ristoranti, lasciano aperti i Navigli. I luoghi di diffusione del contagio non sono i luoghi di lavoro controllati e su cui le imprese hanno investito in sicurezza.

E i ritardi si accumulano. “Vuol dire oltre 100 giorni per un pacchetto di aiuti che, in ogni caso, risponde solo parzialmente alle drammatiche esigenze che stiamo affrontando”, proseguePolitino, secondo il quale “occorre mettere le imprese in condizione di trattenere i lavoratori e di tornare a crescere per assumere, solo cosi’ non avremo piu’ poveri nel nostro Paese”. Secondo il Centro studi dell’associazione, che ha elaborato dati dell’Istat relativi al 2020, l’area di disagio sociale in Italia comprende 10 milioni e 406mila persone. Il dato e’ superiore al quello di un’analoga rivelazione del 2015, quando il totale degli italiani in difficolta’ si era attestato a quota 9,2 milioni. Piu’ nel dettaglio, si tratta di 4 milioni e 8mila disoccupati a cui vanno aggiunti 6 milioni e 398mila occupati in situazioni critiche.

Per quanto riguarda 4 milioni e 8mila disoccupati, gli ex occupati sono 1 milione e 127mila, gli ex inattivi 571mila, i soggetti senza esperienza di lavoro 2 milioni e 310mila. Quanto ai 6 milioni e 398mila occupati considerati in condizione precarie o economicamente deboli, si tratta di 776mila soggetti con contratti di lavoro a termine part-time, 1 milione e 955mila persone con contratti a tempo determinato full-time, 2 milioni e 731mila addetti con contratti a tempo indeterminato part-time involontario, 225mila soggetti con semplici contratti di collaborazione e 711mila autonomi part-time.

E mentre la politica getta fumo negli occhi e fa polemica sulle vicende processuali di ex ministri dell’Interno, la vita reale chiede conto. Ad una classe dirigente inesistente, incapace di aver una visione di Paese e di futuro.

Onorevole Roberto Bernardelli, presidente Grande Nord

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