Bernardelli, leggete quello che dice Unioncamere: A gennaio il picco delle chiusure

di Roberto Bernardelli – Avete letto, oltre i bollettini Covid e i pareri dei medici e dei politici, quello che dice Unioncamere sul nostro imminente futuro?

Il picco delle chiusure delle imprese del settore del commercio è atteso nei primi mesi del prossimo anno.  UNIONCAMERE intervenuta alla Camera in audizione presso la 10° commissione Attività produttive sul tema del rilancio del commercio, ha tracciato la strada futura: un disastro. Un’indagine effettuata ad ottobre sulle imprese del commercio e dei pubblici esercizi dal Centro studi delle Camere di commercio Tagliacarne, mostra come due imprese su cinque del commercio lamentino un deterioramento della liquidità a seguito dell’emergenza sanitaria. Per questo il 24% di esse ritiene auspicabili provvedimenti su moratorie e dilazioni nei pagamenti, il 20% su azioni a sostegno ai consumi e il 16% su misure di ristoro.

Ma va tutto bene. vero? Ci sono i ristori di Stato. Come no!? “Durante la crisi pandemica- ha sottolineato il vice presidente di UNIONCAMERE, Antonio Paoletti – uno degli effetti maggiormente riscontrati dalle imprese è stato un repentino deterioramento della liquidità e del fatturato. Ciò ha indotto molte imprese a richiedere nuove linee di credito pur senza requisiti di affidabilità. E ora la stagione dei nuovi lockdown rischia di sferrare un altro pesante colpo a un comparto già messo a dura prova. E per questo è necessario dare risposte adeguate per aiutare gli imprenditori a superare questa fase emergenziale e, contemporaneamente, programmare la ripresa”.

Naufraghiamo nel resto del rapporto.

I primi mesi del 2021 restituiranno dati di peggioramento delle cessazioni che probabilmente si sommeranno al picco stagionale del fenomeno (le imprese tendono a concentrare le cancellazioni nei primi mesi dell’anno, e in particolare a gennaio e febbraio, come illustrato nel grafico successivo), con un ulteriore incremento di chiusure legato alla valutazione degli imprenditori di interrompere l’attività (che si intravede nei dati già nel mese di ottobre) a conclusione del bilancio dell’annus horribilis 2020. Al 30 settembre 2020 si contano nel commercio quasi 1,5 milioni di imprese, un quarto della base produttiva nazionale (24,7%), e quasi 400 mila imprese nei pubblici esercizi che concentrano un altro 6,5% del totale, arrivando in totale a quasi 1,9 milioni di imprese (31,2%). Quanto al giro d’affari quasi due terzi delle imprese commerciali e di somministrazione dichiara riduzioni del fatturato nel 2020, dato peggiore di quello relativo alle altre imprese industriali e dei servizi (55%). E guardando al futuro solamente il 27% degli imprenditori ritiene di poter recuperare i propri livelli produttivi nel 2021.

Che si fa? Basta selfie, basta conferenze stampa alle otto di sera. Ridateci la politica. Ridateci un futuro.

Onorevole Roberto Bernardelli, presidente Grande Nord

 

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