Bernardelli e Rizzi: Cari politici leghisti, preferite sempre la sanità calabrese a quella del Nord? Forse perché il nostro residuo fiscale finisce lì?

fabio rizzidi ROBERTO BERNARDELLI E MONICA RIZZI –  Passano gli anni ma la politica della Salvini Premier non cambia. Tempo fa, in epoca non sospetta, avevamo ricordato un curioso fatto di cronaca. E’ vero, non è di oggi la conversione del neoleghismo al Sud. Ma una rispolverata ogni tanto agli antichi fasti fa data. Quando lontani anni fa, mentre nessuno avrebbe mai scommesso sulla rotazione odierna del carroccio da territoriale a nazional-unitario, un personaggio allora di spicco nella politica leghista lombarda, un maroniano tutto d’un pezzo, un uomo delle scope, Fabio Rizzi, ex senatore e al tempo presidente della Commissione sanità della Regione Lombardia, ebbe a dire che avrebbe preferito curarsi a Reggio Calabria piuttosto che a Lugano. 

Se pensiamo a come se la passano i calabresi e se facciamo mente locale alla migrazione sanitaria qualche domanda ce la poniamo. Ma per carità, ciascuno è libero di pensarla come meglio crede.

Ma quella fu una bizzarra uscita, premonitrice! Che portò forse anche un po’ sfiga, visto l’epilogo politico del leghista che finì agli onori della cronaca   per una sfortunata vicenda legata all’odontoiatria.

Ma perché preferire Reggio Calabria a Lugano? A quel tempo, la vicina confederazione elvetica si stava interrogando sul futuro della propria sanità.

L'inserzione che fa discutere

La notizia che faceva discutere la stampa svizzera ruotava   attorno a questo slogan, “No ad una sanità all’italiana”. Era stato  ideato  da chi si diceva contrario alla votazione per un’unica cassa malati in Svizzera (dove attualmente le assicurazioni contro le malattie sono di tipo privato) che non piaceva dalla parte italiana del confine.

I cittadini dovevano esprimersi mediante referendum, dovendo dire se servirsi del collaudato sistema delle casse malattie private, ma verso le quali  “c’è malumore a causa dei continui innalzamenti dei costi per gli assicurati, oppure puntare su una assicurazione statale”. Da qui la pubblicità comparativa.

Sulla vicenda era intervenuto anche il leghista oltrefrontiera,  Fabio Rizzi. Al quotidiano locale “La Provincia di Varese” aveva coraggiosamente affermato: “Sono molto contento che loro diano precedenza al trattamento alberghiero anziché a quello sanitario. Restino trent’anni indietro rispetto alla sanità lombarda: problema loro”, secondo l’allora presidente della commissione Sanità della Regione Lombardia.

 “La sanità lombarda è anni luce avanti rispetto a quella del Canton Ticino, -continuava Rizzi- personalmente se dovessi scegliere se farmi curare all’Ospedale Civico di Lugano o a quello di Reggio Calabria, malgrado tutto, sceglierei quello di Reggio Calabria”.

Pensa se lo avesse detto in era Covid. Ma pensa soprattutto se quei 56 miliardi di residuo fiscale della Lombardia fossero rimasti a casa nostra, durante il Covid.

Onorevole Roberto Bernardelli, presidente Grande Nord

Monica Rizzi, responsabile organizzativo federale Grande Nord

 

Monica Rizzi,

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