Bernardelli e Chiavegato: #ILNORDNONSIFERMA, partono denunce contro governo e “terrorismo” dell’informazione

di Stefania Piazzo – Il coronavirus è questione settentrionale. Al The Square, a due passi dal Duomo e dall’Università Statale, Roberto Bernardelli imprenditore  e padrone di casa parla alla stampa. Chi ha sbagliato deve pagare è l’obiettivo dichiarato e non nascosto.  Bernardelli  non fa sconti a nessuno. Non ai media, soprattutto a quelli che hanno diffuso nel mondo l’idea di una Italia infetta, nel recnto di un lazzaretto, né alla politica maldestra che ha emesso misure insufficienti per rilanciare l’economia del Nord, piagata più che dal virus, dalla inettitudine dei palazzi, incoerenti nei messaggi, inappropriati nei tempi, ciechi nel disporre blandi rinvii di mutui e adempimenti fiscali.

E Lucio Chiavegato, imprenditore del mobile, veneto di lungo corso, ha ribadito il concetto: Nord abbandonato a se stesso. Punto e basta.

In sostanza, più che una conferenza stampa, è stato un atto d’accusa verso una classe politica e una comunicazione non all’altezza del ruolo nell’emergenza. La prospettiva è infatti quella della mobilità. Del tutti a casa. Soldi per pagare tra un mese non ce ne saranno e lo stupore e la rabbia di Bernardelli sconfina per questo oltre il bilancio: si darà mandato agli avvocati per chiedere i danni. Perché qualcuno ha sbagliato e chi rompe paga.

Ad uno stato che vuole incassare la tassa di soggiorno che cosa puoi dire se non “non mi sento italiano”?, come ha ricordato Chiavegato. Pane per i denti per l’esponente peraltro del Partito dei veneti, che si presenterà in competizione contro la Lega di Luca Zaia, e per Bernardelli, presidente di Grande Nord, movimento che ha raccolto il testimone, abbandonato per la svolta sovranista del Capitano del Papeete, della questione settentrionale.

Oramai non c’è  che da parlare di infodemia, come ben descrive Gabriele Bentipaglia su economymag.it, un vortice confuso di informazioni, un caos comunicativo che ruota attorno alle contraddizioni sia nell’agire sia nel vuoto di cultura politica che sta caratterizzando, per usare il termine del direttore del Foglio, la democrazia dei creduloni. Un popolo disinformato che elegge politici dal profilo semiserio. Dagli esiti fallimentari.

Giuseppe Zamberletti scriveva: “per la prima volta, riuscivamo ad occuparci di proteggere e metter in salvo i vivi, più che a predisporci e attrezzarci per raccogliere morti, nel modo più svelto ed efficiente possibile: in fondo, per me significava il migliore compimento possibile del mio mandato”.

I vivi, occorre ricordarlo al governo, sono anche e soprattutto gli imprenditori e i lavoratori, che pagano il prezzo del procurato allarme. Che, come scrive l’autorevole giornalista Fabio Cavalera sui social, non può non passare sotto silenzio neppure per l’Ordine dei giornalisti della Lombardia.

Dalla totale assenza di coordinamento territoriale della protezione civile a chi, come si legge argutamente su periodico online economymag, ora può scrivere “in media stat virus”, c’è qualcuno che paga per tutti, colpevole di essere nato nel posto giusto ma nel momento sbagliato. Probabilmente da sempre.

 

 

 

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