di Roberto Bernardelli – Abbiamo sentito di tutto e di più nella due giorni a Firenze che ha rinnovato la fiducia al segretario passato dal 33 per cento all’8 per cento. Non prima di aver abbracciato la politica di Trump e quel che ne consegue, non prima di aver stretto alleanza di la leader francese del RN, Marine Le Pen, che non potrà correre per l’Eliseo. E non prima di aver posto come priorità la poltrona del Viminale. Cambiando lo Statuto per portare a 4 i vicesegretari e consegnare la tessera del vero leghista al generale Vannacci.
Che dire? Abbiamo persino sentito affermare da un governatore del Nord che per fortuna c’è Salvini, quello che ha fatto resuscitare il cadavere della Lega nel 2013. Buono a sapersi. Perché, a parte la parentesi infelice di Roberto Maroni, e l’inizio della fine della Lega del Nord, quella sinceramente autonomista, europeista, non populista e nazionalista, che non poneva Roma come il centro del mondo, la storia politica ci dice che semmai il cadavere della Lega c’è adesso. Perché è dal “nuovo corso” che il Nord è uscito dai radar, dai programmi politici.
Poi, alla vigilia dei congressi, eccoli tutti ricompattarsi, miracolosamente. E, questione di fondo, far dire ai delegati, ai sindaci, che il ministero dell’Interno è questione di vita o di morte.
Non c’è altro da dire. Un partito di potere, di palazzo, con una liturgia di messaggi congressuali lontani anni luce dai lavoratori del Nord, dal loro asfissiante costo della vita, dal potere d’aquisto che nega diritti di sopravvivenza dignitosa. Con imprese soffocate dalla pressione fiscale, che cresce. Ma va tutto bene. Patto per il Nord è rimasta l’unica voce autentica che rivendica le ragioni di una macroregione tra le più forti d’Europa, sottorappresentata e messa da parte per interessi personali. E’ solo questione di tempo, non se ne fa nulla il Nord di 4 vicesegretari in un partito, per dividere in 4 la torta di un movimento che da un decennio e più ha cambiato indirizzo, regione, Paese. Non è conservando la parola “Lega” che si vincono le elezioni.
On. Roberto Bernardelli, presidente Grande Nord e fondatore Patto per il Nord



