Bernardelli: A quando la liberazione… fiscale?

di Roberto Bernardelli –  La tassazione “è una forma di dominio, una nuova forma di schiavitù moderna. Nel 1814 la rivolta antitasse decretò la fine del Regno Italico.  Si viveva come scriveva il Porta: “Libertè, egalitè, fraternitè,  fransè in carozza, i milanes a pè”.

Diceva lo storico Giorgio Rumi al quotidiano la Padania: “Ma lo si vuol capire o no che l’Italia non può essere considerata una camicia di forza (…). Tutto va bene, a patto che la risposta alla questione settentrionale del Nord sia politica (…). Basta che si diano una mossa”.

“…per parlare di una Questione Settentrionale, cioè dello sbilanciamento nello sviluppo fra le due aree e la consueta penalizzazione del dinamismo del Nord, che la storia ha creato e che la politica ha occultato”.

La questione è sacrosanta. La prima ragione è che in Svizzera i cittadini si alzano e si abbassano le tasse a suon di referendum. In Italia decide il Trattato di Maastricht e il patto di stabilità. Cioè più tasse per pareggiare i conti di chi non sa governare. Seconda ragione: votare in materia tributaria è un diritto, così come esprimersi in politica internazionale. In Italia si va ai summit e decidono gli altri.

La terza e ultima ragione è che la Costituzione più bella del mondo non è così democratica come vogliono farci credere. Se sulle nostre tasche decidono altri, qualcosa non funziona. Invece gli zurighesi hanno voluto aumentare gli incassi locali per avere più servizi aumentandosi le tasse del parcheggio Raggiunto lo scopo, costruire una strada, una scuola, le tasse possono anche scendere e cittadini lo impongono a chi governa.

Paghiamo ancora i terremoti di 40 anni fa. L’Abissinia, la guerra in Libia. Le missioni di pace. Grazie alla Costituzione più bella del mondo, che decide in materia tributaria in modo arbitrario come e dove la politica deve mangiare. In Svizzera lo decide la democrazia diretta.

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