BERLUSCONI-MILLS: L’ASSORDANTE SILENZIO DELLA LEGA

di GIANLUCA MARCHI

Silvio Berlusconi parla di «mezza giustizia fatta». E sicuramente, la sentenza su Mills divide gli schieramenti. Nel Pdl c’è un generale sollievo per il pericolo scampato da Berlusconi («è stata evitata la condanna di un innocente», dice Cicchitto) ma con l’occasione tornano a far sentire la loro voce i falchi, con propositi bellicosi contro il pm De Pasquale (Gasparri: “Gente del genere va cacciata dalla magistratura”). A sinistra c’è un evidente rammarico per una condanna che veniva data per scontata e che non è arrivata grazie ai calcoli sulla prescrizione. Infuria dunque la polemica, che prende la mano ai protagonisti come ai tempi degli scontri parlamentari sulle leggi ad personam, ma nella quale non entra la Lega Nord: il partito di Bossi, consumata la rottura con Berlusconi, ostenta un silenzio totale. Cosa vorrà mai dire questa scelta? Che il Carroccio non sappia cosa dire? Più credibilmente Bossi e compagnia tacciono furbescamente, perché qualunque cosa dicessero, ci sarebbe qualcuno che ricorderebbe loro come per anni e anni hanno tenuto bordone a Berlusconi, approvando tutte le leggi ad personam che hanno aiutato il Cavalier Pequeno a essere l’uomo politico più prescritto d’Italia, che comunque è sempre meglio che essere condannato. Meglio tacere, dunque, e far finta di nulla. E far credere al popolo di essere lontani anni luce dal Berlusca per via dell’alleanza “morta e sepolta”. Ma sarà sufficiente per far perdere la memoria ai tanti leghisti che il Cavaliere l’hanno digerito a malapena solo perché Bossi glielo ha imposto? Difficile da credere.

La decisione del tribunale di Milano non ha comunque convinto appieno il Cavaliere. Il suo primo commento a caldo, con chi gli stava vicino, è stato sì di sollievo, perchè i giudici, contrariamente a quanto sosteneva il rappresentante dell’accusa De Pasquale, hanno riconosciuto che il processo era già prescritto (l’esultanza del Cavaliere nasce proprio dal fatto che non è passato quello che lui ha definito il ‘monstrum’ giuridico che avrebbe bloccato la prescrizione). Ma accanto alla soddisfazione per aver evitato la condanna c’è anche «rammarico» per il fatto che non ci sia stata l’assoluzione piena che tanto «auspicava». Da qui il ragionamento sulla «mezza giustizia fatta» nel commento sollecitatogli mentre entrava allo Stadio Meazza per assistere alla partita Milan-Juventus. Tutti i suoi fedelissimi battono sul tasto dell’assoluzione che avrebbe dovuto esserci e che oggi fa gioire un pò meno il Pdl.

Bersani non può fare a meno di osservare che se Berlusconi vuole davvero essere riconosciuto innocente dall’accusa di aver corrotto l’avvocato Mills dovrebbe fare una cosa semplicissima: «Rinunciare alla prescrizione», e dare ai giudici il tempo di pronunciarsi nel merito. Il suggerimento del segretario del Pd viene accolto nel partito del Cavaliere con una scrollata di spalle. Troppa è la mancanza di fiducia del Pdl verso gli inquirenti milanesi per prendere in considerazione una simile ipotesi. La rabbia si concentra sul pm Di Pasquale, colpevole, per i pidiellini, di aver cercato una forzatura per non far dichiarare prescritto il reato di cui Berlusconi era accusato . Le parole del segretario Angelino Alfano sono dure: «È finita la folle corsa del PM e il tentativo di taroccare il calcolo della prescrizione pur di ottenere una condanna, solo morale, di Berlusconi».

In definitiva per Berlusconi quella conclusasi ieri è stata una partita vinta ma non stravinta. L’uomo rimane in sella, ma deve ancora sopportare alcuni processi. Se invece fosse uscito assolto, avremmo assistito a una sorta di beatificazione, con chissà quali richieste risarcitorie da parte dei berluscones.

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