Berlusconi, il campione mondiale dei venditori di fumo

di CLAUDIO ROMITI

Di questo passo Silvio Berlusconi verrà ricordato come il Vanna Marchi della politica italiota. Accortosi che pure il sinistro Vendola si stava stracciando le vesti contro l’ignominiosa Imu, il Cavaliere ha rilanciato la posta promettendo addirittura, dopo aver cancellato l’imposta, di restituire le somme incassate dall’erario nel 2012. Un colpo da maestro che, considerando che mancano circa tre settimane al redde rationem delle urne, fa presagire altri scoppiettanti giochi di prestigio, soprattutto a ridosso del fatidico 24 febbraio. Se tanto mi dà tanto, c’è da aspettarsi una vera rivoluzione delle frottole da parte del leader indiscusso di un liberalismo surreale che, pur aumentando la spesa pubblica di oltre 200 miliardi negli ultimi suoi otto anni di governo, presupponeva di non mettere mai le mani nelle tasche degli italiani. Eppure se la spesa aumenta nel modo vertiginoso che conosciamo qualche tasca bisognerà pur saccheggiarla, sebbene lo si faccia con tutta la destrezza possibile.

In questo caso l’abilità, degna del miglior gioco delle tre carte, consiste nell’aumentare il prelievo con qualunque mezzo occulto, oppure usare il deficit , le partite di giro sempre in perdita e il trucco di posticipare alcune uscite nelle voci di bilancio per continuare ad illudere i gonzi e i creduloni. Resta il fatto incontrovertibile, certificato dai numeri, che a partire dalla sua prima discesa in campo del 1994 i governi presieduti da Berlusconi hanno portato avanti, in termini di spesa e fiscalità, l’esatto contrario di ciò che  si prometteva in campagna elettorale.  Ma ora, promette il campione mondiale dei venditori di fumo, si farà sul serio. Al primo Consiglio dei ministri dell’ennesimo governo patacca si potrà raddoppiare d’un colpo la ricchezza del Paese e senza colpo ferire.

Tutto ciò mi fa venire in mente una vecchia barzelletta russa in voga negli anni ’50. Preoccupati dall’imminente visita di un ispettore mandato dal Comitato centrale sovietico, i membri di un kolchoz si affidarono all’abilità oratoria del loro presidente. Giunto in loco, l’ispettore chiese al presidente di questa fattoria collettiva quante patate avessero prodotto nell’ultimo anno. Quest’ultimo, ben conscio che i silos erano praticamente vuoti, cominciò a tergiversare, dicendo che il raccolto era stato a dir poco straordinario. Tuttavia, alle insistenze del burocrate centrale, il quale voleva un numero, il presidente rispose che se si fossero poggiate le patate una sull’altra, si sarebbe potuto raggiungere una altezza inverosimile, fino a Dio. “Ma compagno presidente -intervenne aspramente l’ispettore- non sai che l’ultimo congresso del partito ha decretato che Dio non esiste?!”. “Certo, ma nemmeno le patate”-concluse amaramente l’abile oratore kolchosiano.

Ebbene, in questo momento storico l’Imu e le altre tasse prese di mira dalle mirabolanti promesse del Cavaliere corrispondono esattamente alle patate di questo gustoso racconto. Il loro reale abbattimento semplicemente non esiste.

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