Berlusconi: senza accordo cadono Veneto e Piemonte. Maroni: barzellette

di GIANMARCO LUCCHI

La Lega dice a Berlusconi di farsi da parte e il Cav che fa? Risponde pan per focaccia: la Lega faccia l’accordo con noi oppure cadranno le giunte di Veneto e Piemonte. Insomma, il braccio di ferro continua. E aggiunge: mi faccio da parte se Monti si candida come premier di tutto lo schieramento dei moderati, Lega compresa.

La risposta di Maroni non tarda però a venire: “La minaccia di far cadere le giunte di Veneto e Piemonte? Una barzelletta. Possibile sostegno della Lega a Monti? Idem. Ma chi e’ questo B?”. Cosi’ si e’ espresso su twitter il segretario della Lega Nord. Insomma il clima fra i due “quasi alleati”, come venivano descritti solo un paio di giorni fa, è improvvisamente volto al brutto.

Ma torniamo al Cavaliere. Il candidato premier del Pdl e’ lui. Ma Silvio Berlusconi e’ pronto a fare un passo indietro se Mario Monti si candidasse alla presidenza del Consiglio alla guida dei moderati. Ma attenzione: di tutti i moderati, Lega compresa. E’ uno show quello del Cavaliere alla presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa. Uno show che, a tratti, suscita anche alcune risate. Volutamente o meno, Berlusconi infatti mantiene la suspence sul suo futuro. O meglio, svela le carte ma fino a un certo punto, con un equilibrismo perfetto.
Parte dicendo che, “al momento sono io il candidato premier” del Pdl. Poi aggiunge che sarebbe pronto “a fare un passo indietro se Monti si candidasse alla guida di un rassemblement dei moderati”. Quindi, di fronte alle ripetute domande, sia di Vespa che dei due giornalisti presenti, Massimo Franco e Marcello Sorgi, precisa ancora: passo indietro, per fare solo il leader della coalizione, “ma se i moderati sono uniti”, cioe’ se anche la Lega sara’ della partita. Non senza pero’ sottolineare che, a suo dire, “Monti non accettera’ di essere di parte”. Tirando le somme, quindi, sara’ lui il candidato premier. Anzi, potrebbe esseer Angelino Alfano, “e’ in pole per la premiership”. Insomma, “il mio passo indietro o in avanti dipende da come si sviluppano le cose”, lasciando di fatto aperte anche altre possibilita’.

Nelle due ore di intervento, di botta e risposta, Berlusconi non manca di rispolverare i suoi cavalli di battaglia: la magistratura “politicizzata che e’ un cancro della nostra democrazia”, annunciando che ne fara’ partecipi domani i colleghi del Ppe. E ancora: l’urgenza di riformare la costituzione per consentire a un capo di governo di fare il suo lavoro. Ma cio’ e’ possibile, scandisce, “solo se c’e’ un unico partito ad avere la maggioranza”. Non e’ da meno sullo spread: ribadisce che “e’ un imbroglio”, ma corregge leggermente il tiro: non un imbroglio in se’ ma come viene utilizzato, in primis “per far cadere il mio governo dicendo che eravamo sull’orlo del baratro”. Ecco, scandisce il Cavaliere, “ho il dovere in questa campagna elettorale di far sapere agli italiani come stanno le cose”. Insomma, l’ex premier e’ in piena campagna elettorale e usa tutti gli argomenti per riconquistare i voti, certo “che posso recuperare i consensi che avevo nel 2008”. Poi l’affondo sulla Lega e sull’amico di una vita, Marcello Dell’Utri. Il messaggio al Carroccio e’ chiaro: o fai l’accordo con noi alle politiche o cadono le giunte di Piemonte e Veneto. Quanto a Dell’Utri, il Cavaliere si schiera al fianco di Alfano, protagonista di un duro scontro proprio con il parlamentare siciliano: “Mi dispiace, ma non possiamo permetterci di candidarlo”, afferma. L’ex premier ne ha anche per l’Ue (“nei miei confronti critiche maliziose”) e per la solita Germania (“no all’egemonia di alcuni Paesi”). Attacco a tutto tondo contro i pm: dalla sentenza Mediaset (“uno schifo”) al processo Ruby (“Una mostruosa operazione di diffamazione”), e nel mirino finisce in particolare Ilda Boccassini, che “interferisce nelle elezioni democratiche di un Paese”. Dure critiche anche alla Rai e a Luciana Littizzetto (senza pero’ nominarla): “La tv pubblica lascia insultare” un leader di un partito politico “senza prendere provvedimento” ne’ fare “pubbliche scuse”. Infine, il partito: Berlusconi frena sullo spacchettamento e la scissione degli ex An (“potrebbe finire che non se ne fara’ niente”), assicura che i parlamentari bravi saranno ricandidati, e spiega che voleva si’ tornare a Forza Italia, ma forse sara’ ripescato solo il simbolo, mentre “restera’ il nome di Popolo delle Liberta’”.

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