BERGAMO MANIFESTA L’ORGOGLIO LEGHISTA. MA DE CHE?

di TONTOLO

Osgna che fenomeni. I nipotini del capo non potevano scegliere un posto migliore, Bergamo, per celebrare l’orgoglio leghista, dopo le secchiate di merda che li stanno travolgendo a loro “insaputa”. L’inchiesta su Belsito, Bossi e family con badante annessa è diventata l’occasione per celebrare che? Forse di essere uguali a quelli del pentapartito che loro avevano contribuito a cacciare? Grideranno “Pulizia, pulizia, pulizia”, dicono i barbari sognanti, proprio mentre in via Bellerio arriva la “polizia, polizia, polizia”.

Comunque, io che son Tontolo e li conosco perbene, dico che è giusto che abbiano scelto Bergamo per lodare il parassitismo in “carroccio”. La città del Colleoni (almeno lui di coglioni ne aveva solo tre) può vantare assessori regionali cartolai che si vantano di ricoprire ruoli in ambiti di cui non capiscono un cazzo. Oppure, parlamentari che nella loro vita non han mai lavorato un minuto, spacciandosi in vita per consulenti del nulla. Città alta può fregiarsi di essere la terra natìa di Calderoli, sempre presente alla destra del capo in tutti gli scandali del Carroccio Anni Novanta, dalle cooperative padane alla Credieuronord, per la quale – scrivono i giudici di Cassazione nella sentenza che ha inchiodato Brancher – il dentista di verde vestito sarebbe stato il destinatario – secondo la versione di Fiorani a cui credono i giudici della Cassazione, benché Aldo si sia assunto tutte le colpe – di 200.000 mila euro via busta. Ragazzi… Calderoli è un grandissimo: lui è quello più diverso di tutti, è di quelli che prendono l’aereo di Stato per andare a trovare la compagna a Cuneo e si fa salvare in commissione parlamentare dal rinvio a giudizio dai suoi colleghi di casta.

Ma i fans atalantini possono vantare anche il Castelli – che in terra orobica ha raccolto voti per essere eletto – condannato dalla corte dei conti a risarcire 100.000 euro per via di consulenze patacca. A Bergamo ci sono quelli delle case a loro insaputa (stile capo ultima maniera insomma), come l’ex sindaco di Villa d’Ogna, tale Bosatelli, che le Iene hanno pizzicato con le mani nella marmellata. Bergamo ha un presidente di provincia leghista al quale il familismo di Bossi fa una sega, dato che da subito ha pensato bene di far fare carriera alla figlia all’interno del movimento. E in tempi di grandeur Belsitiana, come non rimembrare le gesta del “pirla” orobico che per primo frequentò la “dolce vita romana” per intascare 200 milioni? Tanti altri, incistati nel parastato manco li voglio ricordare, ma saran lì ad applaudire.

Martedì, con tanto di scope in mano, l’orgoglio leghista farà sentire la sua voce in difesa di Umberto Bossi e di ciò che quest’uomo rappresenta. Saranno migliaia dicono. Forse è la volta buona che anche noi indipendentisti otterremo una vittoria: far dimenticare che Bergamo è stata la città dei mille unitaristi garibaldini. Fanculo! Da mercoledì, il capoluogo orobico verrà ricordato diversamente: “La città dei diecimila! Accorsi in massa per difendere l’uomo che giurò fedeltà alla bandiera italiana”!

C’hanno la strizza addosso i lumbard, perché se la Lega schiatta, una marea di legaioli sarebbe costretti a trovarsi un lavoro, anziché vivere sulle spalle dei contribuenti, fra i quali tantissimi militanti perbene.

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