Benigni, un clown con la cultura dentro il portafoglio

di RODOLFO PIVA*

Che curioso individuo il sig. Roberto Benigni sempre pronto a sproloquiare sull’unità d’Italia, sull’inno di Mameli con sventolio di tricolore in sostituzione della bandiera rossa che lui, simpatizzante del PCI, in anni non lontani era uso apprezzarne lo sventolio.

E’ anche l’individuo che prese il premio Oscar come migliore attore nel film: “La vita è bella” in cui era trattato in modo delicato il tema dei lager nazisti. Peccato che al compagno Benigni non sia mai venuto il desiderio di realizzare un film sui gulag sovietici nei quali, i morti, sono stati ben più numerosi di quelli dei lager nazisti. Per fare ciò però è necessario avere una onestà intellettuale che il personaggio non possiede o preferisce adattarla ai ritorni (economici) che ne può trarre evitando di perdere le simpatie di trasformisti comunisti, della “sinistra al caviale”, dei radical chic e dei cattolici sinistrorsi.

Ieri ha pensato bene di intrattenere il pubblico italione parlando della Costituzione dello Stato e definendola, per fare il verso al suo vecchio amico Bersani: “la più bella del mondo”. Con questa affermazione i due compagni comunisti hanno smaccatamente dimostrato la loro povertà culturale sull’argomento, perché non si sono peritati di leggerla comparandola con le Costituzioni di altri stati che sono reperibili nella rete. Bisogna avere solo voglia di leggerle e sforzarsi le meningi se ne si è dotati.

La Costituzione della repubblica italiana è figlia dei tempi (entrata in vigore il 1° gennaio 1948) nei quali è stata scritta  e degli uomini che l’hanno pensata. Uomini che appartenevano a schieramenti politici  più disparati, “che venivano dalla Resistenza”, ormai dissolti. Una Costituzione è come un vestito: mutando la forma di chi lo indossa deve essere oggetto di modifiche così una costituzione, per essere al passo con i tempi, deve essere oggetto di periodiche modifiche come avevano appunto previsto coloro che l’avevano scritta (Art. 138). A parte la modifica del Titolo IV della seconda parte della costituzione e riguardante il “sistema giustizia” null’altro è stato fatto e la Costituzione dello stato italione è rimasta a quella del 1948.

Tanto per fare un po’ di storia delle costituzioni, si può ricordare che la costituzione dell’URSS del 1936, meglio nota come la “costituzione di Stalin”, venne riscritta nel 1977 e mandata in pensione nel 1990; la costituzione degli Stati Uniti, che sono diventati un modello per molti sinistri italioni, è stata modificata ventisette volte; quella francese è stata riscritta nove volte e quella tedesca è stata modificata oltre cinquanta volte.

Agli amici indipendentisti e non solo vorrei fare presente quanto segue ed è ciò che il clown sinistrorso, nella lettura della costituzione italiana, si è ben guardato dal porre in rilievo perché ciò avrebbe evidenziato, quanto meno, la vetustà della carta costituzionale.

I PATTI INTERNAZIONALI DEI DIRITTI DELL’UOMO , elaborati dalle Commissioni istituite all’uopo presso le Nazioni Unite furono pubblicati nel 1966.

Due categorie di Diritti hanno dato vita a due Documenti: Diritti politici e Diritti Economici, Sociali e Culturali. In entrambi i Patti, nell’articolo 1, è incluso il DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI definito come diritto umano fondamentale.

La costituzione italiana fu approvata dall’assemblea costituente il 22 dicembre del 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

All’Art. 2 è scritto: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

All’art. 5 è scritto:”La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze di autonomia e del decentramento.

Questi due articoli furono partoriti nel 1947 ben prima della stesura dei Patti Internazionali dei Diritti dell’Uomo che videro la luce nel 1966 e che furono sottoscritti  anche dallo stato italiano.

Dato che, fino a prova contraria, il Diritto all’Autodeterminazione dei Popoli, definito come diritto umano fondamentale, rientra perfettamente nei diritti inviolabili dell’uomo, così come recita l’Articolo 2 della costituzione italiana, ne risulta una pesante incongruenza , indice di vetustà della carta costituzionale, tra i due articoli in particolare per l’affermazione “La Repubblica è una ed indivisibile….” Indicata all’Art. 5.

Qualcuno, perché in malafede o perché privo di conoscenze adeguate della storia, potrà obiettare che il Diritto all’Autodeterminazione dei Popoli non è applicabile in Italia, dove vive “il popolo italiano…”. Ma il punto è proprio qui perché: “se esiste lo stato italiano”, come conseguenza dell’unificazione attraverso l’aggressione militare e tipicamente imperialista del regno di Sardegna e Piemonte nella seconda metà del 1800, verso gli altri Stati Sovrani presenti sul territorio della penisola, non esiste la nazione italianae, di conseguenza, “non esiste il popolo italiano”, se non nella testa dei cultori di retorica e demagogia patriottarda. Esiste invece una sommatoria di popolazioni che sono state forzatamente, e senza sentire il loro parere, costrette a stare insieme.

D’altra parte i dizionari della lingua italiana, sino ad oggi ed a meno che non vengano modificati per decreto legge, definiscono Nazione un insieme di individui che, avendo in comune la lingua, le tradizioni, la storia, la terra in cui vivono e quindi lo stesso patrimonio culturale, possiedono la stessa identità.

Tanto per fare un esempio, è evidente per chiunque normodotato che un veneto ed un siciliano hanno lingua, storia, tradizioni, terre in cui vivono diverse e quindi appartengono a nazioni diverse pur nel rispetto delle rispettive culture.

Ritornando al sig. Benigni, è auspicabile che si dedichi solo a declamare la Divina Commedia e magari, nei ritagli di tempo, si legga un po’ gli scritti di uno dei padri fondatori del Partito Comunista Italiano: Antonio Gramsci per conoscere nel dettaglio il suo parere assolutamente negativo sul Risorgimento. Dopo di che le sue chiacchiere sull’inno di mameli, l’unità d’italia ed il tricolore, come quelle in occasione della sua partecipazione al festival di San Remo 2011 per la quale ricevette la somma di 250000 Euro, si ridurranno  a vuoti sproloqui privi di qualunque spessore.

Risulta comunque che il suo ingresso in scena, sul palco del teatro  Ariston in occasione del sopracitato Festival, sul dorso di un cavallo bianco abbia destato un vivo interesse in tutti i cultori della scienza dell’etologia: per la prima volta, a memoria d’uomo, si è avuta la possibilità di vedere dal vivo un asinello in groppa ad un cavallo.

*Segreteria Provinciale di Milano – Unione Padana

 

 

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