JESOLO, UN’IDEA VINCENTE PER NON DISPERDERE LE FORZE

di VITTORE VANTINI*

Il mio Professore di Filosofia, Liceo Classico Tito Livio, Padova anno 1955, soleva ripeterci che in Prima gli alunni non capivano niente, in Seconda ridevano a crepapelle dei filosofi, in Terza non credevano più a nulla. Lo diceva umoristicamente e noi sorridevamo. Ma c’era un fondo di verità.

E’ la stessa verità della quale dovremmo ricordarci quando ci poniamo la madre di tutte le domande: come è possibile che i cittadini, offesi e umiliati oltre ogni sopportazione dai Governi e dai Partiti (e si va sempre peggiorando), non si accostino volentieri e prontamente a chi, come noi, offre delle proposte e soluzioni, che in tempi ragionevoli muterebbero la vita sociale e individuale verso orizzonti di vera libertà e di benessere generalizzato? Perché non comprendono che il Nord d’Italia potrebbe non troppo difficilmente diventare una seconda Svizzera, addirittura più prospera e produttiva? Perché sopportano (mugugnando al bar o tra le mura di casa e basta) la miriade di casi di malaffare che costellano i giorni del Paese, le torture fiscali e burocratiche di uno stato insensato fino all’imbecillità e al sadismo? Perché rimangono inerti verso il latrocinio dei nostri beni, della nostra vita, della nostra dignità? Quante volte vi siete sentiti rispondere che ” tanto i politici sono tutti uguali e ho perso la fiducia in chiunque”?

Se le varie rilevazioni statistiche parlano di circa un 45% di delusi, che non andranno più a votare, o voteranno scheda bianca o che non hanno più stima alcuna dei Partiti e dei politici, se il grado di credibilità della politica non supera il 5%, vuol dire che c’è una importante massa di cittadini divenuti assenti o marginali. Gente che, talmente nauseata dalla politica, getta alle ortiche il suo (inalienabile) “diritto di primogenitura” che deriva dall’essere cittadini, cioè essere coloro che, secondo ogni Costituzione degna di questo nome, detengono il potere.

Sono molte le motivazioni che conducono a questo distacco, a un tipico fenomeno di antiselezione, dove il numero dei peggiori (che hanno portato il cervello all’ammasso, schiavi o profittatori riguardo a ideologie e prassi da letamaio, esercito vorace di parassiti) aumenta percentualmente, visto che quasi la metà si defila nel fatalismo, nell’inerzia, in un suicidio sociale e famigliare lento ma inarrestato e quasi inarrestabile.

L’errore madornale è che non parliamo loro con una stessa voce, ma bensì con il cicaleccio di mille messaggi (ognuno con la prosopopea di essere l’unico depositario della verità), accapigliandoci tra di noi (perfino più e peggio) dei Partiti e degli Organi dello stato che combattiamo, con i distinguo degni dei bizantinismi più arzigogolati, della stupidamente vanesia volontà di incarnazione della verità. Ultimamente vedo che ci si accapiglia sulle bandiere. Sulle bandiere di che cosa? Visto che non solo non siamo arrivati, ma nemmeno seriamente e organizzativamente partiti (da parte mia, visti questi -scusate- vaneggiamenti, ho proposto “Una farfallina in campo rosa”).

Poi ci sono quelli che parlano (risibilmente, ma pericolosamente) di coltelli, fucili, sparatorie, occupazioni, violenze. Bravi! Il risultato sarà quello vi vederci chiudere le porte in faccia da quel 45% di delusi, che teoricamente potrebbero essere un serbatoio di adesioni e che probabilmente vanno ascritti alla categoria dei moderati e benpensanti

Che cosa offriamo loro? Le continue diatribe, spesso rozze e sgrammaticate, nelle quali ognuno è contro agli altri? Le nostre proposizioni che un giorno parlano positivamente e l’altro negativamente di uno stessa questione? I localismi esasperati, egoistici, legati inutilmente al bel tempo andato? La accettazione-sopportazione per nulla vigile di “quinte colonne” all’interno dei nostri movimenti e che sono lì per spiare e disgregare?

Per questo plaudo alla proposta di una convention generale a Jesolo e qui, fin da ora, mi iscrivo per un intervento propedeutico ai lavori, nei quali ci dovrà essere una partecipazione responsabile ed equilibrata. Che non dovrà risolvere tutto e subito, ma cominciare con il mettere insieme e condividere un documento assai stringato, che additi e sia la road map per giungere a una vera concordia e unione tra i gruppi. Che risponda a due domande basilari: chi siamo e che cosa vogliamo. Se faremo così avremo successo ed eviteremo di cantare il de profundis all’insieme dei nostri movimenti. Io non lo voglio cantare, (per me che sto per varcare la soglia del 74° anno e che già l’ho cantato per tanti amici scomparsi) nè piegare la testa difronte ad un umiliante fallimento.

Al di fuori delle pagine di questo giornale (che sta avendo un lusinghiero successo), al di là delle varie riunioni e manifestazioni (nelle quali parliamo troppo di noi e tra di noi e poco ci organizziamo per parlare all’esterno) vi sono numerose schiere di cittadini che, anche se ancora non lo sanno, aspettano parole e programmi chiari e univoci. E ci sono anche le organizzazioni politiche tradizionali, che cominciano a temerci e che faranno di tutto per screditarci e infangarci. Rispondiamo guardandoci in faccia tra di noi, agendo con una ferrea unità, con un programma semplice e chiaro e con al collo la fotocopia dei nostri certificati penali. Perché siamo diversi e diversi vogliamo dimostrarci.

*Unione Padana

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

SVOLTA IN CATALOGNA: NASCE L'ASSEMBLEA NAZIONALE

Articolo successivo

MIGLIO: "LA MIA INDIPENDENZA DALLA LEGA"