BELSITO, LEGA E SOLDI: STIFFONI SI AUTOSOSPENDE

di GIANMARCO LUCCHI

Nessuna obiezione dai vertici della Lega sarebbe arrivata sugli investimenti effettuati da Francesco Belsito all’estero e per l’acquisto di diamanti. Ad affermarlo e’ stato lo stesso ex tesoriere, indagato per appropriazione indebita, riciclaggio e truffa aggravata, nell’interrogatorio a cui l’hanno sottoposto i magistrati milanesi lunedi’ scorso, nel corso del quale avrebbe inoltre confermato come Umberto Bossi fosse a conoscenza delle spese sostenute per la sua famiglia con i soldi della Lega. Sul fronte dei preziosi, e’ emerso un altro dettaglio: sarebbe stato Belsito a consigliare le modalita’ del loro acquisto a Rosi Mauro e al senatore Pierluigi Stiffoni.

L’impressione è che non sarà facile per la Lega continuare a sostenere la posizione di ritenersi come partito “parte lesa” rispetto ai comportamenti di Belsito, come se l’ex tesoriere possa essere considerato l’unico capro espiatorio, in considerazione del fatto che nessuno era a conoscenza di quel che faceva con i soldi del finanziamento pubblico ottenuti dal Carroccio. Ed è improbabile pensare che lo stesso Belsito, che pur si considerava il “tesoriere più pazzo del mondo”, abbia agito in perfetta solitudine senza tutelarsi in qualche modo rispetto ai vertici del movimento. Ad esempio possibile che gli altri due membri del “comitato amministrativo”, cioè i senatori Piergiorgio Stiffoni e Roberto Castelli, non sapessero nulla, quando gli elementi fin qui emersi sembrano invece suggerire il contrario: per Stiffoni, visto che è stato coinvolto (anche se a titolo personale) nell’investimento dei diamanti, e per Castelli, visto che ha incontrato il Bonet per cercare di far rientrare in fretta i soldi investiti all’estero. Insomma, Belsito sarà anche “pazzo” per sua stessa ammissione, ma è cresciuto a una scuola, quella di Maurizio Balocchi, dove l’abitudine non era quella di lasciare nulla al caso. Quindi non è da escludere che il procedere delel inchieste possa riservare altre sorprese, e vere e proprie docce fredde per i leghisti.

«Se si vuole correre dietro le fantasie liberi di farlo, io dico solo che se questo serve per riempire un taccuino o confezionare un lancio di agenzia solo per far piacere a qualcuno, ebbene io non ci stò». Lo dice il senatore della Lega Nord, Piergiorgio Stiffoni (nella foto) dopo le indiscrezioni sull’ultimo interrogatorio dell’ex tesoriere del Carroccio Belsito. «Tengo a precisare per l’ennesima volta – chiarisce Stiffoni – che con il signor Belsito non ho mai avuto rapporti personali e/o professionali e che a lui non ho mai chiesto consigli su possibili investimenti. A suffragare ciò sta anche il fatto che quando da sottosegretario veniva a pranzo o a cena nel ristorante del Senato occupava sempre un tavolo diverso dal mio e pertanto neanche nell’occasione del pasto ho avuto modo di parlare di alcunchè con questa persona», conclude. Detto sinceramente, questa presa di distanza puzza un po’ di bruciato. E infatti verso sera arriva il colpo a sorpresa. I pm di Milano che indagano sui fondi della Lega nel pomeriggio hanno sentito come testimone Federico Bricolo, il capogruppo al Senato del Carroccio. L’audizione del senatore sarebbe durata per circa tre ore e da quanto è trapelato sarebbe dovuta ad alcuni sospetti che i magistrati milanesi hanno sulla gestione dei rimborsi delle spese per il gruppo dei senatori della Lega da parte di Piergiorgio Stiffoni. Stiffoni, infatti, risulta avere la firma sul conto al Senato del Carroccio. E pochi minuti dopo Piergiorgio Stiffoni comunica di aver rassegnato le dimissioni da Amministratore del Gruppo della Lega al Senato e di essersi auto sospeso dal movimento e dal gruppo al fine di non danneggiare l’immagine del movimento, fino alla conclusione delle indagini della magistratura, sicuro che sarà fatta piena luce sulla realtà dei fatti. L’odore di bruciare si fa sempre più intenso.

Intanto ci sono da registrare le dichiarazioni a un quotidiano di Lubiana Restaini, la “dama bionda” che avrebbe messo in collegamento Stefano Bonet con i leghisti, la quale sostiene che tutti i vertici del Carroccio erano stati messi al corrente della questione Tanzania prima che uscisse sui giornali. Insomma, la telenovela appare destinata a durare a lungo.

Intanto si fa piu’ stretto il collegamento e lo scambio d’informazioni tra le procure di Milano e Reggio Calabria nell’ambito delle indagini sulla Lega. Il dato emerge dall’incontro di ieri che si e’ svolto a Milano tra il pm di Reggio Giuseppe Lombardo e i colleghi meneghini, coordinati dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo. “Mentre prima ci si scambiavano informazioni dopo aver compiuto delle attivita’, ora le si concorda preventivamente.
Sono emerse forti connessioni anche dagli interrogatori dei giorni scorsi”, spiega un investigatore. Il fronte e’ quello dei soldi della Lega che sarebbero stati investiti nella malavita. In questa prospettiva, sarebbero emersi personaggi ‘nuovi’ oltre all’ex tesoriere leghista Francesco Belsito come trait d’union con gli indagati reggini, accusati di riciclaggio e associazione a delinquere.
Il pentito di ‘Ndrangheta Luigi Bonaventura sara’ ascoltato come persona informata sui fatti, a Milano, dal pm della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nell’ambito dell’inchiesta calabrese sulle distrazioni dei fondi della Lega, che vede indagato l’ex tesoriere Francesco Belsito per riciclaggio, con l’aggravante di aver favorito la cosca dei De Stefano.
Bonaventura, gia’ collaboratore di giustizia, sara’ ascoltato dagli inquirenti calabresi nel pomeriggio nella sede della Direzione investigativa antimafia di Milano. L’uomo, che vive da tempo sotto protezione ed era in passato al vertice della omonima cosca del Crotonese, potrebbe essere utile agli inquirenti per ricostruire le attivita’ illecite della cosca reggina dei De Stefano.

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