Bce, tassi su, inflazione su… Spread che risale. Finiremo come la Grecia?

Mercati in fibrillazione dopo la decisione della Banca centrale europea di avviare il rialzo dei tassi con un ulteriore aumento atteso per settembre e terminare il programma di acquisti dei titoli di Stato il 1° luglio. A risentire maggiormente della mossa della Bce, che procede sulla strada della normalizzazione della politica monetaria, puntando sul ritorno dell’inflazione al 2%, è Piazza Affari. Milano archivia la settimana affondando in chiusura nella seduta del venerdì con il Ftse Mib che cede il 5,17% a 22.547,48 punti, circa 200 punti sopra il livello registrato l’8 marzo scorso. Boom di vendite sulle banche: Bper lascia sul terreno lo 12,92%, Banco Bpm il 12,05%, mentre Finecobank e Unicredit arretrano rispettivamente del 9,47% e il 9,10%.Allargando lo sguardo all’Europa non migliora lo scenario. La settimana si chiude in forte rosso con il Cac 40 di Parigi che cede il 2,69% a 6.187,23 punti, il Dax 30 di Francoforte il 3,08% a 13.761,83 punti e il Ftse 100 di Londra il 2,12% a 7.317,52 punti. Perdite più marcate per l’Ibex 35 di Madrid, che arretra del 3,68% a 8.390,60 punti. L’indice paneuropeo Stoxx 600 scende del 2,7%. Occhi ancora puntati sullo Spread, visto l’alto debito del Bel Paese.

Il differenziale del rendimento tra Btp e bund tedeschi chiude a 224 punti base portandosi al 3,74% sul mercato secondario, dopo essere balzato a quota 227 punti base, su livelli registrati in precedenza a marzo e a maggio del 2020.”Abbiamo avuto un lungo periodo di interessi molto bassi, anni fa nessuno si sarebbe immaginato che potessimo avere tassi di interesse addirittura negativi, il rialzo degli interessi è atteso”, va “verso una normalizzazione”, “quello che dovremmo evitare è di introdurre in questo contesto tensioni non necessarie e le Banche centrali dovrebbero cercare di selezionare una traiettoria che consideri i fattori sottostanti all’aumento del tasso di inflazione”, evidenzia il ministro dell’Economia, Daniele Franco, al meeting dell’Ocse a Parigi.

“La questione – sottolinea – è la traiettoria e il timing”, perché i rialzi “devono verificarsi senza tensioni e shock”. Sul quadro pesa il dato dell’inflazione Usa, che a maggio schizza all’8,6% su base annua (contro l’8,3% di aprile), al top da 40 anni, a causa dei costi di gas, cibo e altri beni di prima necessità. Stando a quanto riferito dal Dipartimento del Lavoro, su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dell’1%, in forte risalita rispetto allo 0,3% registrato da marzo ad aprile. L’inflazione dilagante negli Stati Uniti impone forti pressioni alle famiglie, costringendole a pagare conti più salati per cibo, gas e affitto, riducendo in questo modo la loro possibilità di spendere per altre esigenze, dai tagli di capelli all’elettronica. Preoccupazioni anche alla pompa per gli americani. Manca solo un centesimo per raggiungere la quota psicologica dei 5 dollari per un gallone (3,78 litri). Stando a quanto riporta il sito dell’AAA, che monitora i prezzi del carburante negli Usa, la media nazionale del prezzo della benzina ha raggiunto i 4,99 dollari al gallone, un livello mai visto nel Paese.

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