B&B, LA CADUTA DEGLI DEI (SI FA PER DIRE): DA ALTARE A CACCA

di GIANLUCA MARCHI

Fino all’autunno scorso, o quasi, avevano in mano l’Italia, ora sono sprofondati nella cacca politica e non solo. Poveri loro, pensavano di aver imbullonato le chiappe sui sedili in pelle umana di una fuoriserie e invece stavano al volante di una 128 sgangherata e non se n’erano nemmeno accorti: forse l’età, forse l’arterio galoppante o forse la voglia di far credere a quei tonti (nella loro considerazione) degli italiani che loro erano la coppia più furba, abile e ben assortita del teatrino politico italico, quelli del “ghe pensi mi” del “trovare la quadra”. Pensavano di poter continuare a sistemare gli affari propri e di famiglia (e che famiglia, almeno in un caso) alla faccia di quei coglioni dei sudditi della Repubblica Tricolore, che erano pronti a spellarsi le mani al loro passaggio.

Poi un bel giorno hanno cominciato a perdere i colpi e a smarrire il tocco magico (ammesso che l’abbiano mai avuto, salvo che per corroborare gli interessi propri). Sono stati commissariati dall’Europa e dal presidente Napolitano, costretti a fare le valigie dai loro posti dorati posti di governo, da dove avevano tentato di far credere che, nella crisi mondiale, l’Italia stava meglio di molti altri celebrati Paesi europei. Via loro ci siamo praticamente trovati con le pezze al culo, mentre uno di loro fino a poco prima ci raccontava che i ristoranti erano pieni e tutti andavano in vacanza (l’altro taceva, o meglio gorgogliava, ma in sostanza gli teneva bordone).

Oggi, a sei mesi di distanza, sono politicamente distrutti, sprofondati nella cacca più di quanto gli italiani non lo siano per ragioni economiche. Silvio Berlusconi, da inarrivabile venditore di padelle, credeva di aver formato un nuovo partito destinato a governare la penisola nei secoli dei secoli, anche quando lui avrebbe dovuto passare la mano (Don Verzè, pace all’anima sua, se n’è andato senza mollargli la formula segreta per vivere 120 anni), e invece oggi si ritrova proprietario di una “pentolaccia”  povera di voti e piena di paure, di risentimenti, di incazzature, di disperazione. C’è chi vorrebbe mollare il governo Monti sperando di salvare un salvabile che non c’è più, se non promettendo mirabilie a cui non crede più nessuno, salvo forse qualche reggicoda costretto a crederci per continuare a sbarcare il lunario. Chi preferirebbe mettersi al seguito di Casini, sperando che il non più giovane Pierferdy possa tirare il gruppo di un nuovo contenitore moderato, dove loro pretenderebbero di continuare a combinare i danni di cui sono stati maestri. Insomma, i pidiellini sono alla disperazione che più disperata non potrebbe essere se alcuni di loro arrivano a credere di avere ancora qualche chanches di sopravvivenza candidado a premier la Danieola Rifatta, ossia la Santanché o Santadeche.

E in tutto questo il Cavalier Pequenio che fa? Prima fa intendere che potrebbe mettere da parte il povero Angelino (Affanno) e tornare lui a guidare ufficialmente la “pentolaccia”, ma poche ore dopo invece paventa una sua definitiva uscita di scena. Come si vede lo stato confusionale è totale, suo e di quel che resta del Pdl.

L’altro B, l’Umberto Bossi tace. Dopo il cappotto subito ai ballottaggi dalla Lega 7.0 non gorgoglia nemmeno più, s’è zittito. Troppo fango gli è capitato addosso in questi ultimi due mesi per poter mettere fuori ancora la testa, se non in qualche ristorante super-blindato e selezionato dal Cota di turno. “Meglio che non si faccia vedere più in giro” aveva tuonato il vecchio Gentilini dopo l’avviso di garanzia. E mai frase dell’alpino trevigiano è mai stata così azzeccata. In compenso i “cerchisti” della vecchia e nuova ora che operano all’ombra della “madonna pellegrina” non si danno per vinti e, piuttosto che darla vinta ai “barbari sognanti”, preferiscono che crepi Sansone con tutti i Filistei.

Vedete, oltre alle vostre “malefatte”, è bastato un comico riconvertito in politico e un gruppo di persone normali che si sono messe nella sua scia sfruttando la potenza della Rete, per decretare la fine della vostra premiata (o sputtanata?) ditta B&B. Prendetene atto, Berlusconi e Bossi: siete anzianotti, siete politicamente finiti, siete anche abbastanza screditati (uno più dell’altro, ma tant’è…), e allora fate l’ultimo favore a noi cittadini, toglietevi di torno.

 

 

 

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