B&B ANDATE IN PENSIONE, ORMAI SIETE IL PASSATO

di GIANLUCA MARCHI

B & B, c’eravamo tanto amati! Adesso ci vogliamo ancora tanto bene, ma le cose son cambiate e abbiamo serie difficoltà a controllare le nostre creature politiche. Forse sarebbe il momento, dopo anni di scambi di favori di ogni genere e di tradizionali cene ad Arcore, con o senza codazzo di serventi, di farci da parte, di andare in pensione, e lasciare campo libero a ciò che deve essere.

Oddio sto sognando: Bossi e Berlusconi che vanno in pensione, che si tolgono dai… maroni. Se proprio vogliono fare i padri nobili che lo facessero, ma la in una bacheca belli e mummificati, politicamente parlando si intende.

Il pressante ma già in parte tacitato susseguirsi di “aut aut” a Berlusconi da parte di Bossi e la reiterata minaccia di far cadere la Giunta regionale lombarda (già inguaiata da infortuni giudiziari) se il PdL non staccherà la spina al Governo Monti, non è tanto la ripicca tra vecchi conniventi ora formalmente su fronti opposti, ma nasconde ben altre ragioni. Bossi sta scoprendo, giorno dopo giorno, di non essere più riconosciuto, da larga parte dei militanti, come il capo assoluto della Lega, e di dover fare i conti con Maroni e i barbari sognanti. Alcuni episodi hanno scosso le sue certezze, facendogli comprendere che la Lega gli sta sfuggendo di mano: si è cominciato con le contestazioni al congresso di Varese per arrivare alla bordata di fischi ricevuta in piazza del Duomo, senza dimenticare di aver dovuto imporre a Reguzzoni (affiliato al cerchio magico-malefico) di cedere ad un mezzo-maroniano la poltrona di capogruppo alla Camera, di aver subito ritiro della mozione di sfiducia al Ministro Passera perché non condivisa da Maroni.  Senza tralasciare la determinazione di Flavio Tosi, sindaco di Verona, di correre da solo alle prossime amministrative, magari affiancato da una lista col suo nome, sfidando in questo modo il diktat del bossiano Gobbo. Ma non dimenticando, sullo sfondo, il rospo più grosso che il Senatur ha dovuto ingoiare: rimangiarsi in meno di 24 ore, complice la reazione delle sezioni e dei militanti, l’assurdo divieto imposto a Maroni di non parlare pubblicamente in tutta la Lombardia.

La paura, quasi ossessiva, di perdere il controllo della Lega che tormenta Bossi si propaga anche ai componenti il il cerchio magico/malefico i quali, nel malcelato tentativo di fare la conta dei bossiani, hanno messa in atto persino una patetica e ridicola iniziativa di invitare i militanti a scrivere una mail a Bossi.

Magari ci sbagliamo, ma l’impressione è che Bossi e i cerchisti si siano convinti, ormai, che la Lega non durerà così com’è fino alla scadenza elettorale del 2013, per cui vedo come unica via di scampo quella di prendere in contropiede i maroniani cercando di anticipare il più possibile la tornata elettorale.

Per contro, l’amico Silvio Berlusconi è avvisato dai “suoi” sondaggisti che il PdL è precipitato ai minimi storici nel consenso elettorale proprio mentre la fiducia nel Governo Monti è in ascesa; sa anche che un’alleanza con Maroni sarebbe molto difficile se non impossibile. Inoltre il Cav  è consapevole che staccare la spina, in questo momento, al Governo Monti significherebbe far piombare il Paese nel rischio concreto di default, cosa che l’elettorato moderato non gli perdonerebbe.

Silviuccio da Arcore è poi ancora una volta assillato dai processi, sta disperatamente e scompostamente agitandosi, coi suoi avvocati, per evitare che il dibattimento Mills si concluda con una condanna anche se a poche ore dalla caduta in prescrizione del reato. I suoi ascari, Verdini in testa, avevano pensato di organizzare l’ennesima oceanica manifestazione contro i giudici sabato a Milano. Poi devono aver capito che forse tanto oceanica non sarebbe stata, perché anche i fans azzurri cominciano ad averne le scatole piene di queste pagliacciate a comando, e ci hanno ripensato. L’oceano è tornato dentro la bottiglia, anche se Verdini ha parlato di un Berlusconi commosso per la dimostrazione di grande calore ricevuta dai suoi sostenitori. Un calore così rovente che rischiava di scioglierli i capelli tarocchi.

Senza dimenticare che su Berlusconi e Bossi pende anche la spada di Damocle di un’eventuale riforma elettorale che toglierebbe loro la possibilità di attuare le “purghe” nei rispettivi partiti.

.Il quadro è assai complesso per entrambi. Rischiano di uscire da questa stagione ammaccati se non perdenti. Bossi ha 70 anni e i non pochi acciacchi che conosciamo, Berlusconi 75 e una montagna di quattrini da godersi: è giusto che si riposino dopo tante fatiche, e che la smettano di pensare a meschini interessi di bottega. Andate in pensione: ormai siete il passato, lasciate che la politica torni a correre verso nuove mete, qualunque esse siano e non drammatizzate il vostro declino, già abbastanza triste. In molti ve ne saranno riconoscenti!

PS. I nostri nettori dicano la loro rispondendo al sondaggio che trovano nella colonna di destra della home page.

 

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