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Basso: Ricolfi avverte, Italia sprecona come l’Argentina. Il libro: La Società Signorile di Massa

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di LUIGI BASSO – Luca Ricolfi, autore de La Società Signorile di Massa, in 221 pagine ricche di analisi, dati, numeri, tabelle, prende a randellate e fa a pezzi le narrazioni dei politicanti sulle cause del declino italiano e lancia un indispensabile, spietato, irrevocabile j’accuse agli italiani.

La narrazione che in Italia va per la maggiore (e che garantisce milioni di voti ai suoi cantori) è che gli italiani stanno male per colpa dell’euro e dell’Europa e che il ritorno alla sovranità italiana è la sola salvezza.
Nella sua opera Ricolfi mostra, con la forza violenta dei numeri, che la maggioranza degli italiani se la passa invece benissimo, anzi: fa la pacchia, anche se sono guai a dirlo, e che le cause del declino di cui si avvertono gli scricchiolii sono ben altre.
Vediamo con ordine.ricolfi
L’Italia è la prima società signorile di massa nella storia dell’umanità.
Per società signorile di massa si intende una configurazione in cui la maggioranza della popolazione non lavora, ma allo stesso tempo ciò non impedisce a quella società di spendere cifre mostruose in consumi grassi da Signori, peraltro con una concentrazione del reddito stabile da circa 25 anni.
Su cosa si basa tale apparente paradosso italiano?
Su una forte patrimonializzazione delle famiglie italiane, cioè su risparmi degli anni 50/80, patrimonializzazione che a sua volta è mollemente adagiata e alimentata da un debito pubblico mostruoso.
Ma perché Ricolfi dice che la maggioranza degli italiani non lavora? Sarà vero? Si, l’Italia, al lordo degli stranieri che lavorano di più e dunque “guastano” la statistica, ha un tasso di occupati pari al 45% della popolazione, considerando solo i nativi sarebbe del 40%; l’Italia ha il record europeo di NEET, giovani under 30 che non studiano né lavorano, pari a 1 su 3, condizione a cui si associa una probabilità di trovare a breve un lavoro molto bassa, per usare un eufemismo.
Va bene, direte, ma dove sono questi consumi di lusso? Partendo dal dato che Ricolfi, per non essere accusato di pauperismo, non considera di LUSSO quei consumi che solo fino a 60 anni fa non erano neanche concepiti come possibili (ricordiamo, giusto per capire di cosa parliamo, per esempio, che dal censimento 1951 risulta che in Italia il 72% delle case non aveva acqua e luce e solo il 10% aveva il gabinetto in casa, il 50% lo aveva esterno e il 40% utilizzava un secchio, tanto per dire), e quindi esclude dalla sua analisi le spese per quei beni e servizi oggi irrinunciabili (macchina, casa, vacanze annuali, cibi di ogni tipo per una spesa alimentare di 142 mld), si concentra su quelle spese indiscutibilmente non riferibili alla necessità. Così ci imbattiamo in 83 miliardi di pranzi (escluse le cene, solo pranzi) outdoor, 20 mld per il fitness, 15 mld per droghe illegali, 107 incredibili miliardi in gioco d’azzardo in continua crescita dal 2000.
Soprattutto questa ultima cifra fa emergere la vera statura del Signore Italiano, che spende in giochi il doppio di quello che lo Stato spende per l’istruzione dei suoi figli e spende in giochi quanto lo Stato spende per la sua salute.
Già sento gli storici fra 100 anni darsi di gomito e, ridendo, dire Ma quanto erano fuori di testa gli italiani nel 2000? (qui per la verità Ricolfi dà a mio avviso troppa responsabilità alla TV, omettendo di ricordare che, ben prima della TV, le cateratte furono aperte dal duo Prodi Veltroni nel 1997 con la famigerata legge sui giochi di stato).
Quindi Ricolfi dimostra che la maggioranza degli italiani non lavora eppure, nonostante non vi siano spostamenti di reddito rilevabili da 25 anni, si spendono cifre pazzesche in droghe e giocate, a cui poi andrebbero per onestà sommate le spese per alcool, sigarette, psicofarmaci, sonniferi, antidolorifici pesanti, week end di decompressione dallo stress, apericene, cene al ristorante, feste, regali, abbigliamento, hi tech, telefoni, internet, connessioni, chirurgia estetica, secondo o terzo televisore, etc etc etc..
Cifre da capogiro al cui confronto lo Stato Italiano diventa un amministratore oculato e parsimonioso, direi virtuoso, delle tasse pagate.
Ma un sistema siffatto, come può funzionare, visto che l’Italia è l’unico Paese al mondo, ripeto: l’unico Paese al mondo, in cui la produttività da 25 anni è ferma, alla faccia di chi urla che la colpa è dell’euro, che è arrivato meno di 20 anni fa?
Funziona grazie al risparmio, già detto, unito ad un colossale sistema di paraschiavi, per lo più stranieri, un esercito di 3 milioni e mezzo di sottosalariati, che sono, mettendoli alla rinfusa: braccianti e manovali in nero, prostitute, spacciatori della droga ai Signori Italiani, raccoglitori di uva e pomodori, riders, facchini, lavoratori nelle cooperative che fanno pulizie, buttafuori, badanti, colf, etc etc etc.
Un esercito che fa lavori legali o illegali non automatizzibili (per ora) che permette ai Signori Italiani di lavorare in media 2,2 ore al giorno e dedicarsi a internet per altre 6 (intendiamoci: il Signore Italiano non studia o approfondisce su internet, sia chiaro, lui gioca, chatta, ascolta musica o condivide filmati sciocchi e vuoti, non concepisce internet come strumento di conoscenza).
Ma allora, come finirà? La previsione, in assenza di correzioni di traiettoria che non si vedono e che la politica non prende neanche in esame (perché, si sa, i Signori sono capricciosi e detestano i portatori di amare verità, i contabili della realtà, ma amano alla follia chi li coccola e vizia e adorano ancora di più chi solletica il loro narcisismo dicendogli falsamente che, anzi, meriterebbero di più e che ci sono tanti cattivoni che complottano per impossessarsi delle loro ricchezze, ma che sono fortunati ad avere loro come custodi e difensori), è molto semplice.
La stagnazione, perdurando la scarsa produttività (causata soprattutto, secondo Ricolfi, dalla iper burocrazia e iper normazione nate dalla Bassanini e dalla Riforma del Titolo V della Costituzione), diventerà a breve recessione e il tesoretto dei Signori Italiani rapidamente si svuoterà a furia di non lavoro e consumi grassi e opulenti.
Il destino sarà quello dei Nobili decaduti di un tempo, tipica figura latina, un destino che sta in una parola sinistra: “argentinizzazione”.
Il libro descrive poi il tracollo della scuola italiana, quello che avviene negli altri paesi e perché da loro si va verso direzioni opposte, si sofferma sul divario Nord e Sud, come ulteriore fattore del declino.
Insomma, è un libro che va letto e discusso, soprattutto nelle scuole. Gli studenti dovrebbero portarsi il libro a scuola e chiederne conto ai professori di storia e filosofia, per esempio, perché oggi questa contro narrazione è finalmente uscita dai discorsi di nicchia marginali ed emarginati (per tutti vorrei citare Stefano Bassi del blog Il Grande Bluff che da
10 anni porta dati e numeri come quelli di Ricolfi e per primo ha parlato di Venezuitalia) e grazie a Ricolfi è stata inoculata nel circolo del pensiero Mainstream. Non perdiamo questa occasione di fare luce e divulghiamo quest’opera necessaria come l’acqua, anzi: necessaria a noi come lo è il gioco d’azzardo ai Signori Italiani.

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