Bassani sarà il “dottor no” lombardo. E firma contro le tasse

di STEFANO MAGNI

Marco Bassani, candidato indipendente nella lista di Fare per la Regione Lombardia, sostenuto da Unione Padana, ha firmato il patto del Tea Party Italia. Ha promesso di non alzare le tasse. “Il suo impegno è per una Lombardia che smetta di essere schiava fiscale del resto d’Italia – spiega Giacomo Zucco, portavoce del Tea Party Italia – la sua è una battaglia per il decentramento e per la competizione fiscale, che, come vediamo dall’esempio della Svizzera, è una garanzia di mantenimento di una fiscalità sostenibile”.

“L’idea di far firmare ai candidati un impegno di questo tipo – esordisce Marco Bassani – è nata da un bambino americano di 12 anni, chiamato Grover Norquist, nel 1968, durante l’elezione che fu vinta da Richard Nixon. Alla fine degli anni ’80, questo stesso ragazzo, ormai cresciuto, è riuscito a far firmare lo stesso impegno a tutti i candidati repubblicani. Tanto è vero che, si narra, il motivo della mancata rielezione di George Bush (padre, ndr) nel 1992, fu proprio il mancato rispetto del patto sul fisco. Le idee hanno delle conseguenze: dal 1992 ad oggi, tendenzialmente, le tasse federali statunitensi non sono aumentate”.

Bassani promette di diventare il “dottor no” lombardo, un po’ come ha sempre fatto il libertario Ron Paul negli Stati Uniti. “Non firmerò mai una legge che aumenti le tasse dei lombardi. Non firmerò mai una legge che aumenti le spese della Regione Lombardia. E vi dirò la verità: non firmerò mai una legge. Perché, di solito, ogni legge contiene degli aumenti di spesa pubblica, palesi o occulti. Il mio ‘sì’ sarà talmente sporadico che ogni volta che voterò positivamente lo spiegherò scrivendo un articolo”.

Il politologo non prende solo un impegno sulle tasse, ma, da indipendentista e allievo di Gianfranco Miglio, anche sulla Lombardia: “Una proposta sicuramente la farò: utilizzerò le strutture esistenti nello Stato italiano, per arrivare, anche in Lombardia, a un pronunciamento su quella che è la volontà o la non volontà dei nostri concittadini a raggiungere una piena indipendenza. Si decida liberamente, si voti. Votiamo su tutto, votiamo su una serie di questioni che, francamente, ci interessano poco. Votiamo per un parlamento europeo che poi discute sulla curvatura delle banane (che non vengono neppure prodotte in Europa). E non possiamo votare sulla volontà di appartenere ancora a una nazione? O presunta nazione?”

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