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Barcellona sfida Madrid: Voto anch’io… No, tu no!

di GIOVANNI D’ACQUINOcatalogna libre

Ufficiale è ufficiale: il decreto di convocazione del referendum indipendentista firmato sabato 27 settembre dal premier Artur Mas chiama i catalani a “decidere del proprio futuro” il 9 novembre. Due i quesiti: “Vuole che la Catalogna sia uno stato?” e in caso di risposta affermativa “Vuole che questo stato sia indipendente?”. Nonostante i sondaggi indichino il Si su percentuali attorno al 35%, sta di fatto che la maggioranza dei catalani vuole esprimersi.

La replica immediata, ma anche già anticipata dal governo nei giorni scorsi, è ovviamente che non se ne parla nemmeno di riconoscere il referendum sull’autodeterminazione.

“Il referendum sull’indipendenza convocato dalla Catalogna non avrà luogo”, replica Madrid.
“Questo referendum non avrà luogo perchè è anticostituzionale”, ha affermato il numero due del governo, Soraya Saenz de Santamaria, in una conferenza stampa. “Spetta a tutti gli spagnoli decidere cos’è la Spagna e come si organizza, nessuno è al di sopra della sovranità del popolo spagnolo”, ha aggiunto.

Ma nessuno ha intenzione, a Barcellona, di fare retromarcia.

La rivendicazione di indipendenza della Catalogna si perde nella storia ed è sempre stata motivo di scontri tra Barcelona e Madrid, anche perche’ la regione pesa molto all’interno del Paese, con 7 milioni di abitanti, e un determinante contributo all’economia. La prima perdita di indipendenza della regione affonda le sue radici nel 1714 in seguito alla sconfitta contro l’avanzata borbonica. L’istituzione della regione autonoma nel 1931 si dissolse in epoca franchista, fino ad arrivare al culmine di un braccio di ferro serrato, Madrid-Barcellona nel 2005-2006. Proprio allora, infatti, prima tramite approvazione parlamentare, poi con una consultazione popolare, il governo catalano riuscì a far passare un nuovo statuto di Autonomia, sostitutivo del testo del 1979. Una più recente virata separatista si concretizzo’ nel 2009, quando il comune di Arenys de Munt, nella provincia del capoluogo catalano, istituì un referendum non vincolante sulla propria autodeterminazione. Una consultazione senza alcuna valenza giuridica, ma l’esempio fu seguito da altre 554 villaggi e grandi centri urbani, tra cui anche Barcellona. Le ostilità ripresero nel 2010.

Il 28 giugno, dopo 4 anni dall’approvazione tramite referendum del nuovo statuto di Autonomia, la Corte Costituzionale spagnola intervenne duramente cambiando l’interpretazione di 41 articoli relativi alla lingua, alla giustizia, all’istruzione e alle politiche fiscali. Inoltre, dichiarò illegittima la possibilita’ per la Catalogna di auto-definirsi una nazione. La decisione della Corte portò a numerosi focolai di protesta negli anni successivi, arrivando fino alla manifestazione piu’ grande mai tenuta in Catalogna dell’11 settembre 2012. Nel gennaio del 2013, in seguito all’ottimo risultato ottenuto dagli indipendentisti alle elezioni anticipate del 2012, il parlamento catalano approvò una Dichiarazione di Sovranità, dando mandato al governo di negoziare con Madrid i termini di un referendum di autodeterminazione. Dichiarazione bocciata dalla Corte Costituzionale a marzo di quest’anno.

 

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1 Comment

  1. Citano sempre la costituzione sti stati KOMUNISTI.

    Ma io so che le costituzioni non sono mai state rispettate come i vari trattati.

    Servono, casomai, a salvare loro kulo.
    Come il DIRITTO ROMANO NO?
    Nacque per perpetrare l’impero romano e non per dare il GIUSTO GIUDIZIO..!

    Il POPOLO non avra’ mai una giustizia giusta..!

    In itaglia poi, meglio soprassedere dato che le leggi sono scritte in oitagliano… cioe’: forte col debole e debole col forte.

    PSM
    WSM

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