Banche: l’Europa è sull’orlo di una crisi di soldi! E Moody’s punta Madrid

di REDAZIONE

Si allarga la falla nel fasciame bancario dell’Eurozona che rischia di affondare. In un giorno solo salgono a cinque su 17 i paesi dell’Eurozona costretti a ricorrere agli aiuti del fondo salvastati Efsf/Esm. Dopo Grecia, Irlanda e Portogallo, ecco Spagna e Cipro. E mentre Moody’s si prepara ad un nuovo taglio sulle banche di Madrid, prende forma il piano per l’unione bancaria.

A tre giorni dal vertice che deve salvare la valuta unica, il governo di Madrid ha chiesto ufficialmente l’assistenza finanziaria per la ricapitalizzazione delle sue banche. Non sono state fatte cifre (per le audit la ‘forbice’ e’ tra 51 e 62 miliardi di euro). Le definirà la troika Bce-Fmi-Eba che arriverà presto anche a Madrid per stabilire le condizioni, che – come sottolineato dal ‘mister Euro’ Olli Rehn – saranno definite ”nel giro di settimane” e non riguarderanno solo le banche da ricapitalizzare, ma anche ”la supervisione ed i requisiti normativi” e la riforma dell’intero sistema finanziario spagnolo.

Secondo Rehn l’intervento europeo restituirà fiducia nel sistema creditizio spagnolo, ma Moody’s in serata potrebbe fare scattare di nuovo la scure sul rating delle banche iberiche. Poche ore l’annuncio di Madrid, anche Nicosia ha lanciato il suo Sos all’Europa per le banche troppo compromesse con Atene. E mentre Angela Merkel gela chi punta sulla mutualizzazione del debito, monta il pessimismo sull’esito del vertice. La stessa presidente di turno dell’Ecofin, la danese Marghethe Vestager, ha sottolineato che ”si rischia un’altro summit lungo e noioso”, dal quale si puo’ solo ”sperare” che ”arrivino cose concrete”. Di fatto l’unica cosa concreta in vista del summit sembra essere il piano per l’Unione bancaria, probabilmente al centro del colloquio riservato di oggi all’Eliseo tra il presidente Francois Hollande e Mario Draghi.

La bozza del piano sarà presentata domani da Herman Van Rompuy al Consiglio Affari Generali a Lussemburgo. Punti chiave: la centralizzazione della supervisione (con suddivisione dei ruoli tra Bce e Eba); il meccanismo di garanzia europea dei depositi; la creazione di un ‘fondo di risoluzione bancaria’ finanziato con i ricavi della ‘Tobin Tax’ (ancora da discutere); l’apertura alla possibilità di ricapitalizzazione diretta delle banche con il fondo salvastati permanente Esm. Intanto si aggrava la situazione in Grecia. Il ministro delle finanze Vassilis Rapanos si è dimesso dal governo. Giovedì a Bruxelles la delegazione greca sarà senza premier e guidata dal presidente Papoulias, con al seguito il ministro delle finanze uscente Giorgos Zanias. Inoltre ad Atene monta il sospetto di altri ‘trucchi’ governativi sulla reale sostanza dei tagli alla pubblica amministrazione. La Commissione europea ha smentito categoricamente che sia stato un documento suo o della troika alla base delle rivelazioni di ieri del settimanale ‘To Vimas’ su 70.000 assunzioni ‘clandestine’. Ma il portavoce di Rehn ha confermato che il ritorno della troika ad Atene (previsto per oggi e rinviato per i ricoveri ospedalieri che hanno decapitato il governo) è una ”priorità’.

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