Banche, burocrazia e criminalità i nemici del dopo Covid

L’ufficio studi di Confcommercio ha realizzato uno studio sull’esposizione delle micro e piccole imprese del terziario alla criminalità durante e dopo il lockdown. Cosa è emerso?

Ecco alcuni stralci del rapporto.

 

I fenomeni criminali qui indagati sono particolarmente complessi. Non aiuta, per il problema della sotto-denuncia, il possibile supporto delle banche dati ufficiali sui reati denunciati dalle forze dell’ordine all’autorità giudiziaria. I reati di usura desumibili dalle statistiche ufficiali sarebbero soltanto 189 nell’intero 2018 (in forte riduzione rispetto agli anni passati). Al contrario, il numero di estorsioni, un fenomeno probabilmente prossimo all’usura sia per autori sia per i soggetti vittimizzati, è cresciuto del 66% tra il 2010 e il 2018. Ma anche questa indicazione potrebbe essere molto sottostimata: il totale numero di estorsioni (meno di 10mila casi nel 2018) in rapporto alle imprese del terziario di mercato fino a 49 addetti sarebbe attorno allo 0,23% (23 imprese vittimizzate su 10.000).

 

Tra i temi caldi c’è la potenziale accresciuta pressione della criminalità (come si vedrà, sia per l’offerta di prestiti ad usura sia per l’acquisizione forzata dallo stato di necessità, di attività produttive che attualmente versano in condizioni di particolare debolezza; la cessione totale o parziale dell’impresa è teoricamente più plausibile oggi rispetto a un periodo normale).

La tabella 1 chiarisce che le questioni strettamente economiche sono le più importanti per l’equilibrio aziendale e quindi per la vitalità dell’attività produttiva: liquidità e calo di domanda.
Il 30% delle risposte punta, invece, al tema dei costi: la solita burocrazia e le pure necessarie procedure di sanificazione, distanziamento, igienizzazione e altri protocolli di sicurezza che comunque costituiscono un incremento dei costi fissi dell’imprenditore.

Completa il quadro degli ostacoli auto-percepiti il tema della criminalità. Che aggreghi l’11% delle risposte è, da una parte, garanzia di affidabilità dei risultati nel senso che le domande sono state ben comprese e che la paura è controllata sul piano macro-settoriale (le risposte non si addensano in modo inverosimile su questa patologia). Dall’altra, è piuttosto grave vedere comparire la criminalità tra gli ostacoli all’attività d’impresa. Questa evidenza deve continuare a “scandalizzare”.

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