Banche a picco. Ci guadagnano inglesi e tedeschi. Guarda caso

banche italianedi SIMONE BOIOCCHI – Chi pensava che con l’anno nuovo la strada per il sistema bancario sarebbe stata finalmente in discesa, sbagliava. Tanto per cambiare, infatti, sembra proprio che anche a febbraio gli stress test imposti dall’autorità bancaria europea (Eba) penalizzeranno le banche dei Paesi europei periferici, come l’Italia, e quelle che prestano denaro alle imprese, piuttosto che impiegarlo in speculazioni finanziarie. Insomma, una doppia fregatura per il Paese. Da una parte il sistema economico produttivo che chiede agli istituti di credito di diventare parte attiva del rilancio; dall’altra l’Eba che è pronta a sostenere e a promuovere solo quegli istituti che – come in passato – tornano a puntare tutto sulla finanza. Certo, che se è vero come è vero, che la storia si ripete, è altrettanto vero che dagli errori non si impara mai.

Così dopo le denunce di Bankitalia dei mesi scorsi, il futuro torna a essere tormentato non solo per gli istituti di credito, ma anche per i capitani d’impresa  e per il mondo delle partite iva che sperava finalmente di respirare una boccata d’ossigeno.

E’ vero, non è ancora detta l’ultima parola, ma a quanto si apprende da una prima analisi delle bozze che hanno iniziato a circolare in via ristrettissima a novembre, sembra proprio che gli stress test del 2016 vedranno lo stesso problema del 2014. E le regole imposte potranno penalizzare le banche con un business orientato al credito alle imprese e all’economia reale, rispetto alle investment bank. Insomma, ancora una volta le regole del gioco sono sfavorevoli per gli istituti di casa nostra e per tutte quelle orientate verso piccole imprese e clientela retail».

Ma allora chi ci guadagna? La domanda è legittima e la risposta va a ruota: tedeschi e inglesi su tutti. Guarda caso.

Ma a beneficiare dei nuovi parametri sono anche le banche dei Paesi nordici, perché conterà molto il rischio sovrano. Così appare chiaro che a essere penalizzati saranno gli istituti di credito dell’Europa del Sud anche perché, è bene non dimenticarlo, gli esiti degli shock simulati sono in funzione del rating sul credito iniziale. Evidente allora che le banche tedesche partono in vantaggio per il solo fatto che il rating sul credito è legato al rating sul Paese».

Ma come si preparano gli istituti bancari all’ennesimo test? La parola d’ordine è tranquillità anche se poi, nei corridoi dei cinque principali istituti (gli unici che verranno sottoposti agli stress test di febbraio contro i 13 del 2014), i malumori sono tutt’altro che nascosti.

Gli occhi sono tutti puntati su Mps, uscita bocciata a fine 2014 (le altre banche “analizzate” sono Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi e Banco Popolare). In mezzo c’è stata una ricapitalizzazione, un nuovo piano industriale e una dismissione di sofferenze, a prezzo di saldo, avvenuta a dicembre. Basterà? Presto a dirsi, ma nonostante la partenza in salita con regole tutt’altro che favorevoli, il sistema del credito dovrebbe reggere e chiudere con risultati migliori del 2014.

Ma se i grandi saranno sotto esame da parte dell’Eba, per altri istituti “medi” scatterà il controlloparallelo da parte della Bce. Saranno compresi tutti quelli inseriti nell’elenco delle 129 banche “significative” per il rischio sistemico, controllate dalla Vigilanza Unica di Francoforte guidata da Danièl Nouy. Tra le italiane, oltre alla nuova entrata Credito Emiliano, ci saranno quelle già sottoposte ai precedenti stress test. Compresa Carige, l’altra bocciata del 2014.

E qui fare previsioni non solo è azzardato, ma pressoché impossibile. Di certo l’unica cosa che appare chiara già ora è una sola: tutti puntano alla ripresa e vorrebbero arrivarci con un sistema equo e condiviso e non con un insieme di regole che alla fine avvantaggia sempre e solo Frau Merkel.

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