LO SPETTRO DELLA SHARIA SULL’AZAWAD INDIPENDENTE DAL MALI.

di REDAZIONE

L’annuncio dell’accordo tra i tuareg del Movimento di Liberazione nazionale dell’Azawad e gli jihadisti di Ansar Dine, che porterà alla creazione di uno Stato indipendente nelle regioni del nord del Mali è giunto inatteso, non per la sua finalità (il desiderio di affrancarsi da Bamako), quanto perchè, a leggerne i contenuti, segna una vittoria politica di enorme portata per gli integralisti. Accordo, naturalmente respinto, dal governo di Bamako che ha ribadito il suo no allo Stato dell’Azawad, così come ad uno Stato islamico («Il Mali è laico e tale resterà, ha detto il portavoce dell’esecutivo) nelle regioni del Nord.

Da mesi, con una alleanza strategica sul terreno, che aveva con obiettivo condiviso quello di scacciare l’esercito maliano, considerato un invasore, tuareg e jihadisti di Ansar Dine hanno ottenuto quel che si prefiggevano, ma restando sempre su posizioni politicamente assolutamente inconciliabili.

I tuareg del Fronte di liberazione nazionale dell’Azawad, eredi diretti di coloro che, già negli anni ’90 si erano ribellati a Bamako, hanno fatto da sempre della laicità la loro specifica connotazione che, dicevano, doveva presiedere al futuro di città e regioni via via “bonificate dai maliani neri del Sud. Quando la maggior parte del peso militare della guerra di indipendenza poggiava sulle spalle dell’Mnla, accanto a loro si sono ritrovati gli jihadisti di Ansar Dine, formazione guidata da un tuareg, Iyad Ag Ghaly, allontanatosi dal movimento perchè vuole uno Stato musulmano. Al punto che, quando fu costituito, il gruppo scelse una denominazione che significa, appunto, “Difensore dell’Islam”. Quindi posizioni praticamente antitetiche se sembrano essere state cancellate dall’accordo di due giorni fa, che sposta la bilancia politica tutta a favore di Ghaly che ha ottenuto che l’islam sia la religione dello prossimo Stato e che Corano e Sunna siano “la fonte del diritto”, cosa che, di fatto, spiana la strada ad una legislazione legata alla sharia.

Cosa abbia spinto i tuareg dell’Mnla ad accettare tutto questo, in un processo di sciogliemento e quindi unificazione dei due gruppi, è al momento difficile comprendere perchè sono numericamente più forti, anche se meno armati. E bisognerà anche comprendere come, nel rapporto con Ansar Dine, interagirà al Qaida nel Maghreb islamico, cui Ghaly sarebbe collegato, se non addirittura affiliato, ma con sostanziali distinguo che rendono non certo chiarissimo il rapporto. Comunque, se, come pare scontato visto il totale caos che regna a Bamako dopo il golpe, alla fine l’Azawad nascerà come repubblica islamica, bisognerà capire cosa faranno i Paesi vicini cui un “cuscinetto” jihadista non può che essere un problema.

In particolare occorrerà vedere se l’Algeria si limiterà a controllare quel che accade al di là delle sue frontiere meridionali oppure, temendo un contagio, non interverrà. I modi potrebbero essere diversi, a partire dall’intensificazione della lotta al terrorismo di casa, portato avanti da Aqmi e dai suoi emiri, come Abdelmalek Droukdel, che non nasconde le sue mire espansionistiche a sud. L’Algeria, messe a posto le cose in casa sua (con l’Fln, laico e ferocemente anti-jihadista, che ha vinto le elezioni), potrebbe passare ad una “fase 2”, facendo pesare il ruolo di potenza egemone della regione. Definizione non certo usurpata, visti i miliardi di dollari che spende per rimpinguare i suoi arsenali e l’irrequietezza della sua casta militare, che nella lotta al terrorismo islamico chiede di non avere briglia corta.

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