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Autonomia Lombardia, sai a Roma quanto spaventano i referendum del Nord

di BRUNO DETASSISregione_lombardia

Si voterà ma entro un anno. Mettiamo un segno sul calendario! Prepariamo la sveglia. E va beh… Si voterà entro un anno per esprimere un parere sull’autonomia. Quando non sapremo se dovremo trattare col Califfo o ancora con Renzi. Si voterà, voteranno i lombardi, per dire se sono o meno d’accordo che la regione abbia più autonomia. Tra un anno… E poi, con l’esito, il governatore dovrebbe andare a sbattere i pugni sul tavolo e dire al Parlamento di votare per cambiare la Costituzione… E va beh… Risultato scontato.

Con tutto il rispetto, possiamo dire due cose. La prima, è che dopo due anni di governo lombardo, il referendum consultivo sull’autonomia era un atto dovuto. Doveva anzi essere il primo atto di una giunta eletta dopo aver promesso quasi tutte le tasse a casa nostra. Doveva essere, in principio, la macroregione. Poi il Piemonte inciampò nella vicenda delle firme sulle liste d’appoggio all’allora governatore… Cota a casa. Addio asse del Nord. Mutande verdi comprese.  E Zaia? Zaia va al voto, senza un referendum in pista sull’autodeterminazione. E senza Veneto regione a statuto speciale. Niente di niente. E con cinque formazioni indipendentiste che, al momento, si sono presentate indipendentemente.

Che fa parlare del Veneto è il braccio di ferro tra Tosi e Zaia, mentre il fronte indipendentista è frantumato. Insomma, un successone.

E le proteste fiscali? I sindaci guerrieri? Le gazebate?

Cosa è cambiato in Lombardia?

Ora ci riprova Maroni a occupare la cima della montagna indipendentista, col referendum lombardo, a sua volta virato da Lombardia a statuto speciale a Lombardia con autonomia. Referendum consultivo, sia chiaro. L’aula, che ha approvato anche la forma di voto elettronico, farà risparmiare. Ma  Ma in mezzo a tanto grigiore, con l’Expo come bandiera, dopo gli scandali passato alla gestione diretta di Renzi, di fatto, per cosa i cittadini lombardi dovrebbero ricordare questa giunta come una giunta che ha cambiato loro la vita?

Il Parlamento deve cambiare la Costituzione. Col piffero

Maroni afferma che   il referendum regionale consultivo è “l’unica via” per ottenere maggiore autonomia ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione. Nel senso che i lombardi la chiedono ma poi a Roma il governo deve dire di sì e il Parlamento, soprattutto, deve cambiare la Costituzione. Sì, col piffero. Siamo ancora nel campo delle mille pertiche. Non lo si fece quando al governo con Berlusconi c’era la Lega. Perché dovrebbe accadere ora col Pd?

Ma va avanti il governatore: “Il popolo ha già capito che il referendum è l’unica via per ottenere giustizia… Se io vado a Roma con il voto dei 10 milioni di lombardi non esprimo la posizione del presidente della Regione leghista che va a cercare qualche vantaggio ma quella del popolo lombardo”. Ma il popolo lombardo cosa ne pensa della giunta Maroni?

Cecchetti rilancia

“La politica lombarda si unisca nell’interesse esclusivo della nostra terra e della nostra gente, senza far prevalere logiche di partito. Diamo la parola al popolo che, fino a prova contraria, e’ ancora sovrano e portiamo avanti insieme una battaglia in favore di un Federalismo vero e di un’ampia Autonomia delle nostre terre”, spiega  il Vicepresidente del Consiglio regionale Fabrizio Cecchetti in Aula. Ha ricordato anche il residuo fiscale della Lombardia (“se ne vanno a Roma 50 miliardi all’anno, 5 mila euro per ogni lombardo”). “La crisi morde anche qui, che in cinque anni la disoccupazione e’ aumentata del 250%, quella giovanile e’ triplicata e le imprese che hanno fallito sono state oltre 16 mila. E’ arrivato il momento di trattenere qui le ricchezze che si producono, la Lombardia non può più essere presa come bancomat d’Italia”. Tempo scaduto o supplementari?

Se la Lega ambisse a diventare forza di governo, il referendum potrebbe forse trovare un seguito dal 2018 in avanti. Ma essendo destinata ad essere e voler essere ancora e non si sa per quanto, forza di opposizione, il referendum lombardo è destinato a restare appeso al muro come trofeo, il trofeo delle opere annunciate e incompiute.

 

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5 Comments

  1. raccogliere voti indipendentisti contro lo stato italiano da portare alle elezioni… dello stato italiano. ottima strategia. campa musso lombardo-veneto che l’indipendenza cresce.

  2. Lombardi e veneti se la sognano l’indipendenza.
    Stanno a baloccarsi tra iniziative folcloristiche , incontri a ogni livello, assemblee , petizioni, e cazzate simili.
    E non fanno l’unica cosa che a roma temono perché efficace e risolutiva : cessare il pagamento del pizzo fiscale allo stato italiano.

    Chi vuole autonomia totale, o indipendenza deve secedere.
    Per secedere, se si escludono le rivolte armate, c’è solo la rivolta fiscale irreversibile e incondizionata.

    I politici pseudo indipendentisti – autonomisti ci marciano sopra come tutti i politici in attesa degli eventi.
    La gente , incazzata e impoverita, spera e aspetta con la testa farcita di cazzate.
    Libertà ?
    Autodifesa e blocco dei versamenti fiscali.

  3. d’accordo con paolo sul fatto che la situazione veneta sia differente da quella lombarda,tuttavia,ho qualche dubbio che presentarsi in modo frantumato possa arrecar beneficio alla causa indipendentista.a roma lo san bene:divide et impera,per cui,forse e’ meglio battersi uniti e ,dividersi una volta raggiunto lo scopo

  4. Gli indipendentisti Veneti fanno bene a presentarsi divisi, almeno alla fine sommano i loro voti e forse anche quelli della lega. La situazione del Veneto é molto differente da quella della Lombardia. Da una parte si vuole l’ indipendenza vera, mentre dall’ altra si gira a vuoto come i fagioli nella pentola.

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