Aumento Iva? Il governo ha fatto peggio del Pd. Ecco le prove, nonostante chi dice non sia vero

PARTITE IVAdi ANGELO VALENTINO – Apriti cielo. Guai a dire che il rispetto delle clausole salvaguardia sottoscritte anni fa e che prevedono, in caso di sforamento del debito, il rientro attraverso l’aumento dell’Iva, siano un regalo salato sul conto che questo governo regala ai cittadini. Peggio del Pd? Nel consueto fack checking l’Agi ha voluto verificare un’affermazione di Luigi Marattin, capogruppo dem in commissione Bilancio della Camera.

Il capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera, Luigi Marattin, ha scritto il 20 dicembre su Twitter che “I governi Pd – sotto cui dal 2014 l’Iva comunque non è mai aumentata – avevano messo 19,2 miliardi di clausole nel 2019 e 19,6 nel 2021. Salvini e Di Maio ne mettono 23,1 nel 2019 (+3,9 miliardi di tasse) e 28,8 nel 2020 (+9,2 miliardi di tasse)”, riporta la rubrica della Pagella politica di Agi.

Vero o sbagliato? “Si tratta di un’affermazione che contiene due errori nell’indicare gli anni, ma che è sostanzialmente corretta”. Si tratta di una eredità che viene da lontano, per rientrare nei vincoli europei.

Le prime clausole furono introdotte dal governo Berlusconi, poi dal governo Monti. Si trattava di 20 miliardi, in parte recuperati, in parte dirottati toccando l’Iva se fosse servito. E così fu perché il governo Letta portò l’Iva dal 21% al 22% dal primo ottobre 2013.

“Da allora in poi, come afferma Marattin, le clausole di salvaguardia furono rinviate di anno in anno – dai governi Letta, Renzi e Gentiloni – reperendo di volta in volta le risorse necessarie ed evitando che scattassero gli aumenti di tasse previsti”. Il Pd non ritoccò più l’Iva, Gentiloni non la fece lievitare nel 2018, certo è che i parametri restavano comunque presenti negli anni a seguire. Se fosse servito. “In particolare, erano previsti aumenti automatici di Iva e accise per circa 12,5 miliardi di euro nel 2019, per 19,2 miliardi nel 2020 e per 19,6 miliardi a decorrere dal 2021. Dunque Marattin riporta cifre corrette ma sbaglia nell’indicare gli anni: non si tratta del 2019 e del 2021, ma del 2020 e del 2021”.

Spiega bene l’Agi, ancora, che “la relazione tecnica che accompagna il maxi-emendamento del governo Conte, presentato dopo la trattativa con Bruxelles – era previsto un aumento di Iva e accise sulla benzina per 13,66 miliardi nel 2020 e 15,57 miliardi nel 2021 e 2022”. Già di più rispetto a Monti, Letta e Gentiloni. Ma ancora di più con il maxi-emendamento le cifre sono cambiate. “Ora gli aumenti previsti a salvaguardia dei conti pubblici italiani sono maggiori. L’Iva e le accise dovrebbero infatti aumentare in modo tale da garantire un gettito di 23,07 miliardi nel 2020 e di 28,75 miliardi nel 2021 e 2022”.

Morale. “Le clausole di salvaguardia ereditate dal precedente governo ammontavano a 19,2 miliardi nel 2020 e a 19,6 miliardi nel 2021. L’attuale governo ha previsto invece clausole di salvaguardia per 23,1 miliardi nel 2020 e 28,8 miliardi nel 2021. Un aumento quindi di 3,9 miliardi per il 2020 e di 9,2 miliardi nel 2021”.

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