Per la Politica e la legislatura è suonata la campana dell’ultimo giro

di DANIELE VITTORIO COMERO

La campana dell’ultimo giro per questa legislatura è suonata da un po’, i partiti e i movimenti si apprestano alla volata finale su una percorso ancora sconosciuto, serpeggia il dubbio che il traguardo sia in salita, ma non per tutti.

Anche le regole della prossima competizione elettorale sono ancora da definire, dopo mesi di discussione  regna l’incertezza. Martedì 18 settembre la conferenza dei capigruppo al Senato ha preso atto del nulla di fatto del Comitato ristretto, appositamente costruito dopo il richiamo del presidente Napolitano, che ha lavorato inutilmente da luglio per trovare una soluzione tecnica di ampio consenso.

Dopo questo fallimento, sotto la spinta dell’ennesimo richiamo del Colle, il Senato ha deciso di rimandare la palla in 1° Commissione Affari Costituzionali, con questa tempistica:

–       da martedì prossimo, 25 settembre la Commissione dedicherà due settimane alla riforma elettorale;

–       martedì 9 ottobre la conferenza dei Capigruppo al Senato dovrebbe avere in mano un testo, un disegno di legge approvato dalla commissione;

–       in base al testo e al consenso che lo sostiene, deciderà la calendarizzazione, cioè come e quando mandare in Aula la discussione sulla nuova legge elettorale.

Sono passaggi politici molto delicati, che possono svolgersi in vari modi: facendo emergere la maggioranza che sostiene Monti, PD-UDC-PDL, oppure con una riedizione corretta della vecchia Casa delle Libertà, UDC-PDL -Lega.

Sulla riforma della legge elettorale “il PDL ha un atteggiamento positivo e costruttivo. La nostra proposta è chiara: vogliamo il premio al primo partito e le preferenze – dichiara il capogruppo PDL al Senato Maurizio Gasparri – siamo pronti a confrontarci con le proposte degli altri”.

Questa settimana le forze politiche avranno modo di chiarirsi. Finalmente sapremo la posizione del Pdl che ancora non conosciamo – conferma la capogruppo del PD Anna Finocchiaro – poi ci saranno due settimane di lavoro in commissione e una nuova capigruppo per decidere quando andare in aula. Discuteremo di testi e non su nobili divagazioni. Abbiamo condiviso con il presidente Schifani di dare un termine. Come Pd tradurremo i sei punti della proposta Bianco (50% per cento dei seggi assegnati in collegi uninominali, 35% nei listini circoscrizionali, 15% di premio al partito e alle liste ad esso apparentate, sbarramento al 5%) in ddl”.

La situazione apparentemente è in stallo. PDL, Lega Nord e UDC optano, pur con qualche differenza tra loro, su una ipotesi di riforma che prevede il ritorno al proporzionale e alle preferenze con un premio di maggioranza per il partito vincente non superiore al 10%, più soglia di sbarramento al 5% per entrare in Parlamento, mentre il PD insiste sui collegi uninominali.

Sono differenze da poco, che non giustificano tutto questo tira e molla, per cui si presume che ci sia una qualche condizione che deve sciogliersi.

Una indicazione la si può ricavare dando un occhio al calendario di settembre e ottobre, dove si rilevano alcuni passaggi molto importanti, che possono fornire informazioni preziose ai partiti, come:

–       a fine settembre, gli Stati generali della Lega al Lingotto, prima prova per il nuovo corso di Maroni,

–       il PD è alle prese con il rompicapo delle primarie, il 6 ottobre riunisce l’assemblea delle regole per le primarie, con Bersani attaccato da Renzi, che cresce ogni giorno che passa,

–       le organizzazioni cattoliche si ritrovano per una Todi bis il 21 e 22 ottobre, forse per decidere di darsi una forma di partito, un “contenitore” utile per gareggiare per le Politiche,

–       l’appuntamento più grosso è per il 28 ottobre, con il voto per la Regione Sicilia.

E’ presumibile che il surplace continuerà fino al voto per le regionali siciliane, per osservare il risultato dell’ultima competizione prima delle Politiche 2013, dove sono in prova i futuri schieramenti politici.

Dopo di che sarà una corsa a perdifiato, che si concluderà con la nomina del nuovo premier e l’elezione del presidente della Repubblica.

 

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