Attaccati alle poltrone. Il caso del presidente leghista del Vco non rieletto in Comune in “guerra” col Viminale

Non è bastata una circolare del capo di gabinetto del ministro degli interni Luciana Lamorgese, e neppure il faccia a faccia con il prefetto del Vco Angelo Sidoti: Arturo Lincio, presidente della provincia del Verbano Cusio Ossola, non molla e non si dimette. Secondo l’interpretazione autentica del Viminale, poiché non rieletto sindaco del suo piccolo comune, Trasquera, a pochi chilometri dal passo del Sempione, dovrebbe dimettersi dalla carica di presidente della Provincia. Ma lui, classe 1949, dottore agronomo, storico esponente ossolano della Lega, al momento non se ne andrà, nonostante tutte le indicazioni tecniche, e nonostante le prese di posizioni politiche ‘pesanti’ come quelle di tutti i sindaci di centrosinistra del Vco, tra cui quello del capoluogo, Verbania, Silvia Marchionini.

Il paradosso è che l’oggetto del contendere è una ‘sopravvivenza’ di due mesi: Lincio non contesta infatti il fatto che, essendo venuto meno il requisito fondamentale per essere eletto presidente della Provincia, cioe’ l’essere sindaco, debba essere sostituito con la tornata elettorale del 16 dicembre, ma non vuole dimettersi subito, come invece il ministero gli chiede, indicando che nel periodo di ‘vacatio’ prima delle elezioni dovrebbe essere il vicepresidente ad assumere le funzioni di presidente. Una impuntatura, quella dell’ormai ex sindaco, che, salvo ravvedimenti, sarà risolta probabilmente con un provvedimento di autorità.

Foto Federico Tasin

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