Assurdo a 67 anni morire lavorando sul tetto. D’altra parte andare in pensione è un lusso

di Roberto Bernardelli – I politici litigano anche su chi suda e chi no. Scherzano sul nulla. Intanto in terra di Padania si muore dal caldo, per un malore. E’ accaduto a un imprenditore edile l’altro giorno, a Castelfranco Emilia. Claudio Mantovani, così si chiamava, stava ancora lavorando sul tetto di una casa per un impianto di efficientamento energetico.

Ma il suo fisico non ce l’ha fatta.

Non è bastato l’allarme immediato degli operai accanto a lui. Il suo cuore si è fermato. Per lo sforzo, per la fatica. Nulla accade mai per caso. E la domanda è, cari politici: è possibile a 67 anni dover ancora salire su un tetto a lavorare, sotto il sole del deserto? Non ci sono condizioni più umane per poter godere di una vita di lavoro?

La morte di un uomo, sia operaio o imprenditore, è sempre la stessa. Non cambia la domanda. A 67 anni si sta in pensione, sempre ammesso che questo Stato lo consideri un diritto per tutti e non solo per chi ha sempre vissuto di sussidi e gabole previdenziali.

Non si può morire per senso del dovere e per la necessità di lavorare perché costretti ad aiutare le maestranze. Troppe tasse, un costo del lavoro insostenibile. Da morire.

Onorevole Roberto Bernardelli, presidente Grande Nord

 

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