Associazione nazionale funzionari di polizia: legge sui pentiti utile ma ingiusta, verificare reali benefici della giustizia

“La legislazione sui collaboratori di giustizia ha rappresentato, e rappresenta tuttora, uno strumento di straordinaria utilità per penetrare in profondità le strutture delle organizzazioni di stampo mafioso, così come, ancora prima, quelle delle organizzazioni terroristiche. Ma è anche indubbio come rispetto al passato la conoscenza dei fenomeni mafiosi e le possibilità date dagli strumenti investigativi sia molto diversa e migliorata rispetto a vent’anni fa”. Così in una nota il portavoce dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, Girolamo Lacquaniti, commenta la liberazione di Giovanni Brusca dopo i 25 anni di carcere scontati per oltre 100 omicidi. “Spesso -prosegue- l’errore linguistico di definirla legge sui pentiti ha fatto dimenticare come la norma premi la collaborazione del criminale senza richiedere o verificare alcuna forma di resipiscenza. Ecco perché crediamo che oggi sia giunto il momento di una riflessione volta non a smantellare una norma che ha enormi meriti sul fronte del contrasto alle forme più insidiose e pericolose della criminalità ma a migliorarla rendendola un po’ più giusta nel solco del principio costituzionale della rieducazione del condannato e che possa offrire anche tutela ai familiari delle vittime che, in giorni come questi, si trovano a rivivere lutti inestinguibili. Crediamo sia opportuno verificare se esistono le possibilità e le condizioni per rivedere il sistema premiale a favore di chi aiuta gli investigatori tenendo conto tanto dei reali benefici per la giustizia, tanto una gradualità nella concessione dei benefici tenendo conto dei reati di cui comunque il collaboratore si è reso responsabile”.

 

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