Aspetta e spera l’autonomia che non verrà. Governo tecnico, Roma non cambia

di Valter Roverato – Ed ora tutti contenti: gli italiani avranno il loro “nuovo” governo! Ma come mai, sono andati a votare? Noooo, è arrivato Draghi! Ma di che partito è? Ma di nessuno, è un “tecnico”! Ma davvero? Già, come Monti, per esempio, ma no, non ditelo a “loro”, i politici, che si affanneranno a spiegarvi che non si tratta della stessa cosa, che Monti era altro, mentre Draghi no, non è come lui, figuriamoci!!! Io ricordo che Monti, il “bocconiano” professore, proveniente anche lui come Draghi da pregresse esperienze europee (guarda caso), era stato chiamato proprio perché era un tecnico e doveva risolvere la faccenda dello spread che era a livelli insopportabili, e lui lo ha fatto chiamando a sua volta la Fornero che ha “riformato” le pensioni, semplicemente non facendo andare in pensione i lavoratori, poi lui stesso ha fatto un decreto “salva-italia” (con tutti ‘sti decreti “salva-Italia” che hanno fatto finora, adesso l’italia dovrebbe essere salva… invece…) col quale fra le altre cose ha anticipato l’Imu, aumentandone la base imponibile, ma sono solo alcuni esempi.

Adesso invece ci sarà Draghi, ex presidente della BCE, quindi un banchiere benvoluto dalla UE (ed anche “voluto”, diciamolo!), che avrà il compito principale di gestire la pioggia di miliardi proveniente proprio dalla UE, molti dei quali, ricordiamolo a chi festeggia credendo che ci riempiano di soldi “gratis”, sono sotto forma di prestito, che il paese (noi) dovrà comunque restituire in futuro, e senza contare il fatto che tutti questi fondi dovranno essere spesi esattamente e rigorosamente come vuole la UE stessa, pena il loro ritiro. Praticamente hanno ipotecato il futuro dei cittadini italiani che in cambio dovranno andare in pensione ad 80 anni almeno, perché sotto sotto è questo che l’UE vuole quando parla di “riforma delle pensioni” come una delle varie riforme che saranno obbligati a fare, un’altra delle quali dovrà necessariamente essere, con buona pace del “neo-europeista” Salvini, l’abolizione o la “non-riproposizione” della “quota 100”, che ha consentito a molti lavoratori di andarsene in pensione un po’ prima di quanto avrebbe voluto la legge Fornero.
Senza contare il fatto che da molte parti si comincia a parlare di “ulteriori forme di cessione di sovranità” alla UE, come per esempio avere un bilancio comune, una spesa comune, che tradotto significa che se il nord Italia, la “Padania”, diciamolo pure, prima doveva andare a Roma col cappello in mano a mendicare soldi (i propri…) per fare ad esempio una strada, adesso dovrà sempre andare a roma, la quale poi dovrà a sua volta mendicare soldi alla UE, col rischio, visto anche in occasione dei fondi del “recovery fund”, che ci sia l’Olanda di turno che dica: “non date quei soldi agli italiani”, e ponga il veto.
Sbaglio? Sono un catastrofista? Forse, ma dietro alle parole si nasconde sempre l’insidia; le parole si possono interpretare, manipolare, girare di qua o di là, mettere al posto giusto, basta guardare com’è stato posto il quesito da Grillo sulla piattaforma “Rousseau” per votare sul gradimento o meno di un governo Draghi. In pratica Grillo ha chiesto ai suoi: volete che votiamo a favore di un governo che ci darà un ministero (quello sulla “transazione verde”, più o meno), che difenderà tutto quello che abbiamo fatto, e che sarà guidato da un “Grillino” (così ha definito Draghi proprio Grillo, uscito dalle consultazioni)? Potevano dire di no? Ecco quindi che io dico: stiamo attenti alle parole che vengono dette, abituiamoci a leggere fra le righe, specie quando parlano questi politici italioti, che troppo spesso parlano alla nuora perché suocera intenda, o mandano messaggi tipicamente italiani (“le fragole sono mature” di Grillo sul suo blog, ricordate? Chissà se la suocera ha inteso…). I politici italiani fanno molto uso dell’arte retorica, tendente a convincere, persuadere, blandire chi li ascolta, che quindi non può che dire: “senti quanto è bravo questo qua… parla così bene che deve avere certamente ragione…”.
Sono ancora politici vecchi: nell’impostazione, nell’età, nella provenienza, nelle parole, nel comportamento, agiscono più per una loro personale convenienza che per i cittadini. E quindi dove vuole andare il paese Italia con questa classe politica? Con un partito nato per “aprire il parlamento come una scatoletta di tonno”, che è diventato tonno esso stesso, un partito anti-casta diventato casta pura, un partito contro l’euro e che invece ora lo adora; dove si vuole andare con un altro partito nato per l’autonomia della Padania (o anche la secessione), un partito nato anch’esso per il “no-euro”, che dall’oggi al domani si ritrova a difendere proprio quel paese e quell’euro dai quali prima si voleva allontanare, e così via, per non parlare delle metamorfosi degli altri partiti, che cambiano nome, simbolo, ed idee più spesso di quanto non si cambi un vestito, o dei singoli parlamentari stessi che, una volta eletti possono cambiare casacca quanto e come vogliono…?  “Governare gli italiani non è impossibile, è inutile”, e questo lo sapevano perfino in passato, anche se non si sa chi in particolare abbia detto questa frase, forse Giolitti, forse Mussolini, forse addirittura Churchill. Che avessero visto giusto fin da allora?
Quello che è certo è che l’Italia è un paese mai nato veramente, che a tutt’oggi è pieno zeppo di contraddizioni: è l’ottava potenza industriale del mondo, ha risparmi privati in banca superiori alla media europea, ha il 50% del patrimonio artistico del mondo intero, il popolo del volontariato è a livello mondiale. Eppure si dice anche che ci sia una massa di poveri di oltre sei milioni di persone, mentre il debito pubblico è il secondo più alto del mondo, l’evasione fiscale anche, la mafia spadroneggia in almeno (almeno…) quattro regioni, i migranti sono detestati da molti ma accolti da tanti altri, i giovani laureati faticano a trovare un lavoro e se ne vanno via, ed esiste ancora sfruttamento e caporalato; ma ancora: l’Italia è un paese dove puoi uccidere qualcuno, ed uscire di prigione, se ti ci mandano, dopo solo qualche anno, mentre d’altra parte la polizia fa il suo lavoro in maniera impeccabile, è un paese dove un deputato qualunque può guadagnare più del presidente degli Stati Uniti, nonostante tagli e riforme e “controlli della spesa”, ma è anche e sempre un paese in cui il cittadino vive alla giornata, sperando che poi qualcuno provveda a sistemarlo, sperando nel Monti o nel Draghi di turno, o sperando che una benedetta votazione dia al paese stesso un governo stabile che faccia queste benedette riforme di cui si parla da decenni… ma, un momento: non si dice anche che: “chi vive sperando, muore…..” forse cantando, forse penando, o forse… aspettando?
No, perché in Veneto ci sarebbe anche chi aspetta di contare di più, a casa sua, o chi aspetta una qualche forma di autonomia, almeno, o chi addirittura vorrebbe lasciarlo, quel paese carico di contraddizioni… non è che farete vivere anche noi Veneti sperando, e morire… aspettando?
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