ARRESTATO PONZELLINI, EX PRESIDENTE POPOLARE DI MILANO

di REDAZIONE

Massimo Ponzellini, ex presidente della Banca Popolare di Milano, quello che Umberto Bossi si vantava di aver messo a capo della banca in quanto amico della Lega, da stamattina è agli arresti domiciliari.

Questo l’articolo pubblicato su www.milanofinanza.it a firma Francesca Gerosa

 

La Popolare di Milano si considera “parte offesa” nella vicenda che ha portato all’arresto dell’ex presidente, Massimo Ponzellini, e secondo le informazioni disponibili ritiene che detta vicenda non abbia ripercussioni economiche sulla banca. Ma il titolo in borsa continua a crollare: sospeso, segna un calo teorico del 5,5% a quota 0,3139 euro. Nel comunicato diffuso su richiesta della Consob, l’istituto segnala anche di essersi tempestivamente attivato fornendo la massima collaborazione all’autorità giudiziaria.

L’ordinanza per gli arresti domiciliari per Massimo Ponzellini e l’imprenditore Antonio Cannalire è stata firmata dal gip Cristina Di Censo, mentre l’imprenditore Francesco Corallo, destinatario di un ordine di custodia in carcere, è irreperibile. Sono accusati a vario titolo dai pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano di infedeltà patrimoniale e associazione a delinquere finalizzata alla commissione di corruzione, corruzione privata, appropriazione indebita, violazione del divieto degli esponenti bancari di contrarre obbligazioni, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio.

Secondo l’ipotesi accusatoria, in particolare, sarebbero stati erogati ingentissimi finanziamenti, indebitamente concessi anche grazie alla falsificazione dei procedimenti valutativi degli organi della banca, in favore di diverse società, i cui amministratori avrebbero corrisposto e promesso somme di denaro, quantificabili in circa 5,7 milioni di euro, al fine di ricevere favori nei procedimenti di concessione e mantenimento del credito bancario.

Ponzellini, con l’ausilio di Cannalire e la collaborazione dell’ex dg, Enzo Chiesa, e di volta in volta con la condivisione o la tolleranza degli altri dirigenti, secondo quanto scrive il il gip di Milano nell’ordinanza di custodia cautelare, ha realizzato una struttura parallela principalmente impegnata nell’attività di erogazione del credito.

Questa struttura parallela, prosegue il gip, era adatta a recepire, coltivare e soddisfare le richieste di finanziamento di una cerchia di soggetti a vario titolo privilegiati, dando corpo a un’area di pratiche definibile come “pratiche del presidente”. In pratica per il gip c’era una vera e propria “distorsione” dell’attività creditizia che, in spregio alle regole della banca, “favorisce nei finanziamenti soggetti sine titulo, ovvero privi di requisiti essenziali purché adeguatamente sponsorizzati”.

E il canale che introduce la qualificata clientela e che mostra i muscoli, pur di conseguire l’obiettivo finale, è Cannalire. Ma chi sono “i privilegiati”? Tra i soggetti che chiedevano finanziamenti a Bpm, attraverso il factotum di Ponzellini, c’è Paolo Berlusconi. Nella misura infatti si legge che il fratello dell’ex premier si era rivolto a Cannalire per ottenere un finanziamento, ma l’area divisione crediti della banca aveva sollevato perplessità, poichè, disse un responsabile, Paolo Berlusconi chiedeva “una cosa che fatta così sta un po’ sull’impossibile”.

Stando sempre all’ordinanza, l’allora ministro Paolo Romani avrebbe sollecitato, attraverso Antonio Cannalire, un finanziamento a favore di una società. Il gip parla infatti di un finanziamento da 500 mila euro per un canale televisivo in relazione al quale Cannalire ha ricevuto sollecitazione dall’allora ministro Paolo Romani. Nell’ordinanza c’è anche un’intercettazione nella quale il collaboratore di Ponzellini, parlando con la segretaria dell’ex ministro Romani, dice: “finchè c’abbiamo una banca, si può invitare stasera Paolo a cena”.

Anche Ignazio La Russa avrebbe chiesto “un interessamento personale a Ponzellini” riguardo a una pratica di finanziamento relativa alla società Quintogest. Come riporta il Gip, “tale Giordano della Quintogest chiamava direttamente Cannalire, collaboratore di Ponzellini (ndr), riferendo di aver spiegato a La Russa che la sua pratica non era di facile trattazione e che questi aveva replicato: allora chiamo io Massimo, vedrai che è facile”.

Chiamato in causa il Coordinatore nazionale del Pdl ha voluto subito chiarire: “la telefonata che mi riguarda riportata nella ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Massimo Ponzellini, non riporta mie parole ma al contrario una conversazione tra i signori Giordano e Cannalire”, ha spiegato La Russa.

Infatti, ha aggiunto, “non esiste ne può esistere alcuna mia telefonata con il signore Cannalire con il quale non ho mai parlato in vita mia. Nel merito il Gip oltre ovviamente a non imputarmi alcun comportamento illecito afferma che intervenni su Ponzellini affinché su una pratica vi fosse una valutazione più seria possibile e comunque in tempi ravvicinati”.

Insomma per La Russa quel che conta è che è intervenuto su Ponzellini per sollecitare in tempi brevi, come scrive lo stesso Gip, la definizione di una pratica da “valutare con la massima serietà”. Cosa che l’ex ministro, a suo dire, tornerebbe a fare per qualsiasi azienda o privato.

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2 Comments

  1. Ho letto su Repubblica it del 29.5.2012 l’articolo relativo al forzato dimissionamento del Col. Umberto Rapetto capo del nucleo speciale frodi informatiche, con risultati eccellenti negli ultimi anni. Fatale a Rapetto probabilmente l’operazione sulle slot machines del ” gioco legale ” che ha portato al recupero di 2 miliardi e mezzo ma che ha pestato i piedi a molti alti papaveri.
    Nell’articolo si parla anche della soc. Atlantis ( slot machines ) che aveva ricevuto finanziamenti da Ponzellini.
    Ritengo producente intervenire su questo argomento in favore del Col, Rapetto.Grazie

  2. Ma allora avevate ragione quando parlavate in vari vostri blog dei rapporti tra La Russa e certe persone della Lega!!!!
    Siete avanti!

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