Argentina: primo sciopero generale contro la presidentessa

di FRANCO POSSENTI

In Italia ci sono personaggi, come Beppe Grillo, che raccontano che l’Argentina è il nuovo Eldorado, un esempio economico da copiare. Ebbene, il governo peronista di Cristina Fernandez de Kirchner ha affrontato ieri il suo primo sciopero generale nazionale, convocato da una coalizione di sindacati di opposizione e in primis dalla Confederazione Generale dei lavoratori (CGT), il principale sindacato nazionale, un ex alleato cruciale di Fernandez entrato da pochi mesi in rotta di collisione con l’esecutivo.

La mobilitazione ha paralizzato interi settori di attività, come la banca o il trasporto ferroviario, mentre Buenos Aires è apparsa una città semi-deserta, con un traffico da domenica estiva e molti negozi chiusi: per compensare la mancata adesione dei sindacati del trasporto sono stati disposti “piquetes” (posti di blocco) sulle principali vie d’accesso alla capitale, rendendo difficile lo spostamento dei pendolari.

Pablo Micheli, leader della Centrale dei Lavoratori Argentini (Cta), ha detto poco prima del mezzogiorno che lo sciopero è stato un successo perchè ci sono centinaia di migliaia di compagni in tutto il paese che stanno affrontando un governo che chiude gli occhi dinnanzi a chi la pensa in un modo diverso a loro. Il capo del gabinetto presidenziale, Juan Manuel Abad Medina, ha minimizzato la protesta, che avviene a due settimane da un massiccio “cacerolazo” (protesta a suon di pentolate) contro il governo, sostenendo “che questo non è stato uno sciopero perchè non vediamo lavoratori che volontariamente non vanno a lavoro, ma solo picchetti che glielo hanno impedito.

 

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