L’ARGENTINA NAZIONALIZZA E TRUCCA I NUMERI DELL’INFLAZIONE

di MATTEO CORSINI

Axel Kicillov, viceministro dell’Economia in Argentina ha affermato: “Quando c’è una crisi, la cosa peggiore che si possa fare è dichiarare che il problema è lo Stato. Lo Stato è la soluzione. Quando c’è recessione, lo Stato ha un ruolo chiave per rivitalizzare domanda e investimenti.” Pare che sia colui che ha ispirato la nazionalizzazione della Ypf, società petrolifera (finora) controllata dalla spagnola Repsol. Quella delle nazionalizzazioni è una tendenza che pare vada diffondendosi in America Latina: seguendo l’esempio del Venezuela – dove Hugo Chavez sta riuscendo nella non facile impresa di mandare in rovina il Paese nonostante l’abbondanza di materie prime di cui è ricco il sottosuolo – anche altri Paesi guidati da seguaci di Chavez, come la Bolivia e l’Ecuador, ricorrono di tanto in tanto a espropri e nazionalizzazioni in nome di un progetto socialista tanto anacronistico quanto deleterio. Adesso ci si mette pure l’Argentina, dove evidentemente truccare pesantemente i numeri sull’inflazione e porre limiti ai flussi di capitali in uscita rischia di non essere più sufficiente a mascherare una situazione economica disastrosa nonostante l’alleggerimento del debito pubblico ottenuto con il default di fine 2001.

A farne maggiormente le spese finora è stata, appunto, la compagnia petrolifera spagnola Repsol, che nelle settimane scorse si è vista nazionalizzare la controllata Ypf. A ispirare la presidentessa Fernandez (vedova Kirchner) sarebbe stato il viceministro dell’Economia Axel Kicillov, fautore di un keynesismo in salsa latinoamericana che, se possibile, è perfino peggiore di quello originale anglosassone e del suo parente solidaristico europeo.

Tra i tanti esempi che uno può fare per indicare che lo Stato è il problema, credo che l’Argentina sia uno dei più eclatanti. Basta ripercorrere la storia della sua involuzione nella seconda parte del Novecento. Eppure Kicillov sostiene l’esatto contrario, negando l’evidenza. Non è che il governo sia stato con le mani in mano in Argentina prima e dopo il default. Anzi. Ciò nonostante, se non fosse perché ha addomesticato l’istituto di statistica e la banca centrale la situazione si rivelerebbe molto peggiore di come appare.

Probabilmente Kicillov è convinto che le nazionalizzazioni corrispondano a “rivitalizzare domanda e investimenti”; se così fosse, credo che perfino Krugman lo boccerebbe e Keynes, che pure è servito a tutti gli statalisti come “pezza d’appoggio” per giustificare scorrerie di ogni genere dello Stato in campo economico, si rivolterebbe nella tomba. Con le soluzioni di Kicillov (foto), credo non ci sarà da meravigliarsi se l’Argentina andrà incontro ad altri periodi difficili.

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