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Arduo parlare d’indipendenza. Gli indipendentisti si suicidano da soli

BandieraVeneziadi ENZO TRENTIN – Qualcuno ha scritto che gli stupidi non sono poi così stupidi visto che riescono ad essere sempre maggioranza. Nell’effervescente panorama indipendentista veneto si può trovare di tutto e di più. Per esempio, il presidente di uno dei numerosi sedicenti autogoverni del Veneto ha recentemente esordito con un entusiastico proclama nel quale è tra l’altro scritto:

«L’indipendenza del Veneto ha acquisito la propria visibilità mediatica internazionale grazie all’idea di organizzare un referendum digitale per l’indipendenza. L’utilizzo di una forma di innovazione tecnologica ci ha permesso di scavalcare i blocchi normativi in materia, che hanno invece fermato chi pensava di agire alla vecchia maniera in un mondo che è radicalmente mutato.

 

Un’altra frontiera che gli stati ottocenteschi come quello italiano vorrebbero controllare è il concetto di proprietà privata, o di certificazione della stessa, tramite le reti di notai, o dei sistemi di pubblica registrazione, ad esempio. Anche in tal caso, l’indipendenza del Veneto potrà fattivamente compiersi grazie alla tecnologia e alla nuova piattaforma di criptostato che […] sta implementando e che permetterà alla Repubblica Veneta di esercitare la propria sovranità in un ambito che sfugge al controllo dello stato italiano. Il Veneto indipendente è già in pratica una sorta di nuova Uber della Pubblica Amministrazione, che colma con accordi privatistici di diritto commerciale internazionale l’attuale non ancora raggiunto riconoscimento pubblico degli Stati del mondo di un territorio a sovranità veneta. Il bello è che agendo così, nessuno può fermarci. Per tale ragione oggi con orgoglio possiamo annunciare la nostra idea al mondo. Il progetto è ambizioso e richiederà almeno 18 mesi (e molti soldi) per completarsi in tutte le proprie fasi. Al momento possiamo anticipare solo qualche tratto, per permettere ai veneti di comprendere la visione d’insieme dell’iniziativa».

Proviamo a commentare dal fondo questa dichiarazione. Ci vogliono «molti soldi», ovviamente, ed allora dopo il quotidiano martellamento attraverso i principali mezzi di comunicazione, dove si chiede di telefonare per versare due Euro o più per questa o quella
buona causa (esempio: le malattie rare; i bambini dell’Africa afflitti da denutrizione e flagelli vari; Telethon la trasmissione televisiva per fare beneficenza, che dura giorni allo scopo di sollecitare il supporto alla ricerca; Medici Senza Frontiere (MSF) che vanta: “più di 5 milioni di singoli donatori e finanziatori privati che forniscono 89% del reddito privato di MSF nel 2013.”; Emergency che promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani; ed altre ancora che l’elenco si farebbe lungo; eccone un altro che per una nobile causa batte cassa. Invece uno che pensa di autofinanziarsi promuovendo del lavoro veneto, non si trova, non c’è.
Ma veniamo alla sostanza. Si propaganda una «nuova piattaforma di criptostato […] per esercitare la propria sovranità in un ambito che sfugge al controllo dello stato italiano». Si parla «di certificazione della proprietà privata» per sfuggire alle grinfie dell’esoso Stato italiano. Senza dubbio per versare l’imposizione intuibilmente più bassa, al sedicente autogoverno. Domanda: lo Stato italiano – già ben dotato di banche dati, forze armate (GdF), Equitalia ed affini – rinuncerà a perseguire il proprietario di un immobile che “girerà” per esempio l’IMU o suo equivalente al predetto autogoverno del Veneto? Come potrà nascondere una proprietà mobile o immobile sul territorio italiano al vorace Stato italico? Rimaniamo in attesa di chiarimenti.
Noi abbiamo più volte sottolineato come l’indipendenza si possa ottenere soprattutto dopo aver conquistato le menti e i cuori del cosiddetto popolo sovrano. E specifichiamo “sovrano”, perché una delle principali ragioni per determinare una dichiarazione d’indipendenza risiede appunto nel fatto che tale “sovranità” è solo un rigo sull’attuale Costituzione italiana in quanto in realtà non è esercitabile. E, dunque, si dovrebbe stabilire a priori che tipo di sovranità il nuovo Stato indipendente ci garantirà. E se a qualcuno non piace il termine Stato parliamo di condivise regole di convivenza civile. Per esempio, una certa vulgata (pesantemente influenzata dalla dizinformacja creata a favore della partitocrazia e suoi clientes) tende a propagandare l’idea che il medioevo sia stato un tempo di oscurantismo, d’ignoranza, di roghi di streghe ed eretici. Tuttavia nella Milano già molto socialmente complessa del primo XII secolo la popolazione era divisa in «ordini». Vi compaiono gli ecclesiastici e, divisi nettamente tra loro, i milites, i combattenti a cavallo (non
per questo esclusi da attività imprenditoriali), e i cives. Ma la tendenza generale è a superare questa divisione e a unificare l’appartenenza
sotto l’unica categoria giuridica della cittadinanza.
Gli stessi Consigli cittadini vanno in questo senso. Non imboccano la strada del «parlamento» di tipo europeo, ma instaurano piuttosto il modello nuovo, non conforme né ai comizi né al Senato romano, dell’assemblea comprensiva dei vari ceti sociali e con membri eletti di durata limitata. In essi si conta per testa, a prescindere dallo status giuridico ai fini dell’appartenenza all’esercito e da quell’ordine
sociale. Questo spirito sta oggi risorgendo a Bolzano, dove gruppi di cittadini sono da anni all’opera, ed oggi sono giunti ad indire una “Costituente provinciale”, intensa come Assemblea Costituente eletta da tutti i cittadini che elabori assieme a loro una carta costituzionale provinciale, già da tempo discussa all’interno di alcune associazioni. Il valore fondamentale di un tale progetto consiste nel confrontarsi sui valori fondamentali, le regole democratiche e sugli obbiettivi che devono fare da base della convivenza dei cittadini. In essi si esprime la volontà della popolazione di trovare un fondamento comune sul quale sono convinti di poter costruire a beneficio di tutti un ordinamento normativo. La cosa più importante di una tale “Costituente” è il processo di ricerca collettiva necessario per giungere ad un tale fondamento.
È determinante soprattutto in quanto realizza nella popolazione una consapevolezza su queste basi fondamentali. I cittadini sanno che sono stati loro a fondare tali basi. Per questo motivo è anche così importante che su tale fondamento comune si possa continuamente intervenire per mantenerlo vivo e integrativo. Quest’idea è stata ripresa dalla politica istituzionale, e non poggia su una persona o
su una “delega” a dei saggi. Compito dei saggi semmai, è quello di creare un quadro normativo, che però rispetti le indicazioni della comunità. In altre parole, il singolo può non volere o non essere in grado di stilare uno Statuto o una Costituzione o un regolamento di
convivenza civile; ma non può accettare che degli “scriba” codifichino le norme della propria schiavitù fisica, civile, fiscale e quant’altro affine.
L’inteligencja indipendentista dovrebbe già da oggi prefigurare una riforma che si limiterà ad “adeguamenti istituzionali” e “integrazioni necessarie“ di natura tecnica, come per esempio la divisione delle competenze tra i livelli locali, nazionali ed internazionali. La Convenienza all’Autodeterminazione deve essere valutata come prima apertura verso un compito ed un lavoro intellettuale che finora è stato riservato ad una piccola élite politica.
In Veneto come in Lombardia, le spinte separatiste nascono anche e soprattutto dalla legittima resistenza dei contribuenti (o pagatori di tasse): di quanti danno allo Stato centralizzato più di quanto ricevano. Le aree maggiormente produttive e tassate manifestano la
volontà di sganciarsi dai beneficiari (o consumatori di tasse): ovvero quanti ricevono più di quanto non diano.
A Verona è stata lanciata una proposta tesa agli obbiettivi sopraindicati, avendo cura di non confondere e non mescolare i concetti. I promotori veronesi sostengono che politicamente parlando quella a cui assistiamo è una “competizione fra singoli” che non è
producente. Perorano la realizzazione di percorsi non conflittuali, ma convergenti, e trasversalmente sostenuti da tutti. Un tavolo “metapartitico” formato da movimenti, partiti e associazioni che si dichiarano indipendentisti. Opportunamente si osserva che la competizione va fatta rispetto ai movimenti esterni al progetto e non presenti al tavolo. Inoltre i promotori asseriscono che serve un passo indietro per farne alcuni in avanti, riconoscendo i percorsi e il lavoro altrui con l’obbiettivo della redazione di regole condivise di vivere civile.
Appare necessario emarginare i personaggi dall’ego comicamente spropositato; coloro che ad ogni intervento rincarano la dose della loro primogenitura al di là della buona educazione e del buon gusto. Coloro che soffrono di “disordine narcisistico della personalità”.
Le personalità fermamente convinte della loro unicità, del loro essere speciali, tanto da poter essere comprese solo da persone altrettanto speciali o d’altissimo livello. Coloro che si comportano con arroganza o con altezzosità. Coloro che si sentono superiori, onnipotenti, onniscienti, invincibili, onnipresenti. Chi cova fantasie di grandiosità. Coloro che presentano agli altri una maschera, una personalità fittizia in cui appare come un essere normale per mantenere le proprie fantasie dell’ego idealizzato; che esigono costante ammirazione o adulazione. I privi di empatia verso gli altri, ma abili nell’usare gli altri per i propri fini. Come si noterà non abbiamo fatto nomi, perché in ognuna delle descrizioni tutti potranno individuare i personaggi da emarginare.
Chiudiamo allora con una nota positiva: è nato a Venezia lo “Switzerland Institute in Venice”. I promotori sono i docenti: Marco Bassani (storico presso l’Università degli Studi di Milano); Daniele Velo Dalbrenta (Università di Verona) e Carlo Lottieri (filosofo, docente di
Dottrina dello Stato a Siena. È una sorta di “pensatoio” che nasce con lo scopo di affermare le tesi più coerenti del liberalismo contemporaneo: in tema di libertà individuale e proprietà privata, da un lato, e di concorrenza istituzionale e diritto di secessione, dall’altro. Il riferimento alla Svizzera nasce dalla volontà di vedere nel successo elvetico un’occasione di riflessione per l’intera Europa e più specificamente per l’Italia con l’obiettivo di mostrare come quella svizzera sia una sorta di “utopia realizzata”: un modello imperfetto, naturalmente, ma che può aiutare a dirigersi nella giusta direzione.
Per Carlo Lottieri, lo slogan dell’istituto è eloquente: “Libertà, proprietà, autogoverno”. L’idea è quella di difendere la libertà dei singoli anche e soprattutto grazie alla promozione della nascita di realtà istituzionali nuove: dalla Catalogna al Veneto, dalla Scozia alla Lombardia, dalle Fiandre alla Sardegna e via dicendo. In effetti, l’intenzione dei promotori di questo centro studi è legittimare nel dibattito pubblico i temi del liberalismo classico (a partire dal diritto di resistere di fronte ad un governo oppressivo) e le richieste di autogoverno che provengono da realtà a cui viene negato il diritto di scegliere liberamente il proprio futuro. Sul piano operativo l’istituto sviluppa la propria opera con la promozione di studi e saggi, l’organizzazione di dibattiti e la presentazioni di volumi, nell’obiettivo di rappresentare un luogo di ricerche originali che condizionino il dibattito accademico e stimolino i giovani studiosi a percorrere strade nuove per valorizzare e rafforzare un filone di ricerche teoriche le cui potenzialità restano in larga misura inespresse.
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