Ambrosoli contro il referendum lombardo. E non solo

riceviamo e pubblichiamo

di UMBERTO AMBROSOLImaroni ambrosoli

Caro Direttore, riscontro la leggerezza con cui il Governatore della Regione Lombardia, dopo l’avvenuta notifica di un avviso di garanzia a carico del suo braccio destro Gibelli, ha commentato le indagini in corso. “Accuse ridicole”, “Cose vecchie…” dice Roberto Maroni che sottolinea di sentirsi sereno e tranquillo, e di escludere anche ogni possibile rimpasto della Giunta, di cui però i giornali già riportano nomi e nomine, non proprio all’insegna di quella competenza tante volte richiamata dal Governatore solo a parole.
Tanta serenità è invidiabile. Io invece non nascondo di sentirmi un po’ infastidito, come Consigliere regionale, quando vedo la Lombardia finire sulle pagine dei giornali nazionali per “Bobo e Boba” o all’attenzione della rete con tweet tipo: “#Gibelli indagato x #Expo, #Maroni x assunzioni non regolari nelle partecipate. In Lombardia finira’ male come con #Formigoni?“.
Ma, fastidio a parte, ho anche qualche fondata preoccupazione che, in assenza di concreti e ben definiti obiettivi di governo, di una visione larga e lungimirante, ben oltre Expo, su cui collocare le linee di sviluppo della nostra regione, si rischi –tra veti incrociati, equilibrismi di correnti, pressioni varie- di ristagnare nella mediocrità e di provocare un inarrestabile degrado del clima politico.
È proprio questa l’aria che si respira in Consiglio. È ormai da qualche settimana infatti che tra le forze politiche componenti la maggioranza, sia in Consiglio che nelle Commissioni, si registrano continue scene di nervosismo e spaccature non sempre comprensibili.

Una delle Consigliere più in vista della Lista Maroni ha abbandonato il suo gruppo, e dopo qualche settimana da ‘indipendente” ha costituito il Gruppo dei Popolari per l’Italia, di Mario Mauro. Il Consigliere Carugo, che ha sempre e responsabilmente difeso posizioni moderate, è arrivato al punto di dimettersi da relatore sulla questione vitalizi, quand’essa era ormai in dirittura d’arrivo. Ancora più clamorosa l’uscita dall’aula del suo gruppo, NCD- Nuovo Centrodestra, durante il voto sullo stesso argomento, in polemica con il resto della maggioranza.
Nello stesso momento in aula si registrava un violento attacco del capogruppo di Forza Italia contro il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo: forse reo di aver espresso opinioni non molto allineate con la oltranzista linea della Lega, soprattutto nei confronti dell’ingannevole referendum ‘autonomista’ (il cui costo è di 30 milioni) che sta creando sempre più imbarazzo tra gli alleati della Lega. Poco prima, nella discussione sulla ‘eterologa’, lo stesso capogruppo di Forza Italia, si era già espresso, non con minor vigore, ma stavolta contro la Lega. Nondimeno il Coordinatore milanese di Forza Italia, al referendum contro la libera apertura degli esercizi commerciali, proposto dalla sua maggioranza, ha votato contro, unendosi al Patto Civico.
Tali screzi e divisioni sono arrivati al punto da far saltare una delle riunioni della Giunta dei regolamenti, la quale ha dovuto bloccare i suoi lavori perché due membri della maggioranza hanno disertato la riunione, facendo così saltare l’ordine del giorno in programma per la seduta di Consiglio, un Consiglio sempre più svuotato di iniziativa propria. Non si tratta di semplici questioni procedurali, ma è il modo con cui la Giunta ‘governa’ anche il Consiglio: prova ne sia la questione del PdL sul consumo di suolo.
È da tempo evidente il bisogno di una legge seria, che per la Lombardia punti più sulla rigenerazione del costruito piuttosto che su un ulteriore consumo di aree verdi e agricole. Ma su questo, prima dell’estate, si è avuta una plateale spaccatura del centrodestra. Contrasti forti che finora Maroni non è riuscito a mediare: più volte ha annunciato e rinviato l’arrivo della legge, arrivando nei giorni scorsi ad indicare pubblicamente l’11 novembre come data per la sua approvazione. Peccato che in Commissione a oggi non si sia ancora visto né calendarizzato alcun testo!

Ancora. In Commissione Affari Istituzionali il capogruppo leghista, a sorpresa, ha presentato un complesso di cinque differenti progetti di legge che propongono variazioni allo Statuto della Regione Lombardia. Proposte considerate irricevibili dai gruppi di opposizione, perché stravolgerebbero lo Statuto regionale all’insegna del folklore celtico e della solita propaganda anti immigrati, ma che comunque perseguono soprattutto un obiettivo ben più concreto: abbassare dagli attuali due terzi alla semplice maggioranza assoluta il quorum necessario in Consiglio per l’indizione di un referendum. Ecco trovata la strada da parte della Lega, per mettere al sicuro la proposta di indizione di una consultazione sull’autonomia che, ad oggi, è ben lontana dall’avere i numeri richiesti.

In aula, quindi, osserviamo acque continuamente increspate nella maggioranza che, per quanto finalizzate a trattative su poltrone e benefici in eventuali rimpasti di Giunta, danno comunque il segno di un continuo logoramento. E queste increspature potrebbero diventare tempesta, ogni qualvolta tornano alla ribalta le vicende giudiziarie che sempre aleggiano su Palazzo Lombardia: la risposta negativa da parte del Tribunale alla richiesta di patteggiamento fatta dall’ex manager Rognoni, rischia di drammatizzare un processo che coinvolge comunque scelte della Giunta; e nuvole più pesanti sembrano addensarsi su Maroni stesso dopo l’avviso di garanzia notificato a Gibelli dai carabinieri del Noe nell’ambito dell’inchiesta affidata al pm Fusco. Un avviso resosi necessario, sembra, dopo le audizioni in Procura di una serie di testimoni.
L’indagine, come è noto, riguarda presunte pressioni da parte di Maroni, il quale tramite un suo collaboratore (anch’egli indagato) avrebbe illegittimamente fatto ottenere due contratti di lavoro, uno con Expo e l’altro con Eupolis, a due sue ex collaboratrici. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo rientrano nelle previsioni della Legge Severino, secondo la quale già in caso di condanna in primo grado il Presidente della Regione sarebbe sospeso. L’avviso di garanzia a Gibelli indica che la fase delle indagini è ancora aperta, ma il presidente della Regione sa che un eventuale giudizio immediato potrebbe portare ad un dibattimento a breve.
Quando Maroni si dice sereno e tranquillo, sembra quasi di sentire … il sindaco De Magistris!
http://www.arcipelagomilano.org/

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