ALPI E CELTI, BALUARDI DELLA NOSTRA IDENTITA’

di GIANCARLO MINELLA

Per lo più inconsapevoli della propria identità e della propria specificità linguistica, storica e culturale. Una troppo pesante zavorra per i popoli padani, che affossa ogni anelito teso ad acquisire la propria libertà in campo politico : come poter infatti pensare di essere liberi senza sapere veramente chi si è? Le cause di questo abominio, che è poi il primo e  vero problema che affligge le lande solcate dal fiume Po, sono molteplici e  di difficile rimozione. Non abbiamo qui modo di analizzarle ma di certo occorre un deciso cambiamento delle prospettive culturali.

Per questo motivo l’Associazione Culturale Terra Insubre ha da sempre intrapreso un percorso di studio , ricerca e diffusione dei periodi storici che maggiormente hanno determinato i caratteri peculiari della nostra realtà. Soprattutto Celti, Longobardi e i secoli che videro la nascita e l’affermazione dello stato milanese visconteo-forzesco che diede un’unità politica a tutti i territori dell’area insubrica e che, quando divenne Ducato, donò la bandiera Ducale, l’inquartato recante l’aquila imperiale e l’azzurro biscione visconteo.

Mostre, festival, convegni, pubblicazioni  sono le modalità con cui l’Associazione prova instancabilmente a divulgare queste conoscenze. Insubria Terra d’Europa è il maggiore di queste eventi (http://www.insubriaterradeuropa.net). Il festival, giunto quest’anno alla sua sesta edizione, dedica tutte le manifestazioni previste in programma al tema “Tra Lombardia, Piemonte e Svizzera… l’Insubria senza confine”. Avvicinarsi a queste tematiche non rappresenta solo un dovere per chiunque abbia a cuore la storia ma anche il presente ed il futuro della nostra terra ma una necessità.

Un occasione per farlo può essere senz’altro rappresentata dal convegno “ Le Alpi che uniscono. Relazioni tra altopiano elvetico, Ticino e Cisalpina nell’età del ferro celtica”. Per due buoni motivi. Ci sarà la possibilità di abbattere due grandi luoghi comuni che da sempre contaminano e confondano le prospettive della nostra gente. Ricordate il Petrarca del Canzoniere: “Ben provide Natura al nostro stato, quando de l’Alpi schermo pose fra noi et la tedesca rabbia” ? Il concetto qui espresso delle Alpi come barriera di separazione e di salvezza di un Italia civilizzata contro i barbari del Nord rappresenta un topos che dagli autori latini passa ai cantori del Risorgimento attraverso l’Umanesimo.  L’archeologia ce ne restituisce fortunatamente un immagine del tutto differente e questo convegno ne darà evidenza: le Alpi non furono una barriera impenetrabile ma una ‘cintura’ flessibile e permeabile. Osmotica. Le Alpi furono fin dal Neolitico percorse e attraversate dalle popolazioni stanziate sia a nord che a sud di esse. Spostamenti favoriti dall’antica pratica della transumanza, dalla presenza e sfruttamento di giacimenti minerari, dalla necessità di scambiare materie prime ma anche beni di prestigio e di intessere relazioni politiche e militari. E a nord e sud delle Alpi Centrali si riconoscono nell’età del Ferro culture celtiche (Hallstatt Occidentale,La Tène, Golasecca) fortemente legate tra loro. Lingue celtiche si parlavano tanto a nord quanto a sud delle Alpi.

Eppure nonostante l’archeologia abbia da tempo ormai gettato nuova luce sulla effettiva natura etno-linguistica delle popolazioni autoctone dell’area insubrica della prima età del Ferro (900-470 a.C. circa), con il “primato” assoluto della più antica iscrizione europea in una lingua celtica proveniente da Sesto Calende(VA), c’è chi ancora oggi pensa che i Celti padani siano solo un’invenzione della Lega, una trovata folkloristica. Oppure c’è chi tende a minimizzare e sottostimare l’effettiva e reale importanza del fenomeno celtico cisalpino: sarebbero stati groppuscoli di semi-selvaggi coperti di pelle di capra, rimasti allo stato dei Neanderthal. Un altro luogo comune da cancellare definitivamente dalla propria mente!

IL PROGRAMMA

Sabato 26 Maggio-Varese, Via Sacco, 5 – Salone Estense

ore 10:00 – Le Alpi che uniscono. Relazioni tra altopiano elvetico, Ticino e Cisalpina nell’età del ferro celtica

Relatori:

Venceslas Kruta – Prof. emerito École Pratique des Hautes Études Sorbonne, Parigi: Celti d’Italia e d’Oltralpe–VIII-III secolo a.C.

Mattia Angelo Sormani – Servizio Archeologico Uff. Beni Culturali Canton Ticino: Passi, percorsi e insediamenti: attraverso le Alpi Centrali nell’età dei Metalli

Alfio Martinelli – Pres. Ass. Ricerche Archeologiche del Mendrisiotto: Il sito di Tremona Castello

Marta Rapi – Dip. Scienze dell’antichità, Sez. archeologia – Univ. degli Studi di Milano: Oltre Helicone e Eluveitie, esempi di materiali e influenze culturali elvetiche e vallesane nel territorio insubre e cisalpino– IV-II secolo a.C.

Moderatore:

Giancarlo Minella – Associazione Terra Insubre

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6 Comments

  1. Quando vedo in foto la terra padanoalpina e non vedo e non sento menzionare il popolo veneto, mi inkazzo ignorantemente (perche’ non conosco tutta la sua storia) ma capisco per un certo istinto, come i buoi al macello, che alcuni vogliono prevalere su degli altri. Forse veder morto il mio popolo. (li classifico subito KOMUNISTI).

    Allora poi, alla fine, mi chiedo: chi e’ l’IGNORANTE..???

    Cosi’, per non essere proprio fatto fesso quotidianamente.

    No, ma, vedete, i libri parlano di italia fin dal tempo di Adamo ed Eva… forse prima. Lo danno da intendere comunque. E non scherzo.

    Alcuni del nostro tempo parlano di tutto tranne dei VENETI… e come mo non si fa ad inkazzarsi sulle OMISSIONI e UFFICIALI (intellighenti ne’..?) e POPOLANE..??

    Secondo me esistevano tanti popoli, tra i quali , kax al cubo, e ma guarda un po’, anche il POPOLO VENETO..!
    Kax, non trovano ossa e reperti veneti nella terra dei veneti. Che sfigati sti kax di veneti..!

    Come dire che in Egitto trovano ossa, piramidi e altro etrusche. Meglio: romane.

    Vorrei tanto che tutti lo scrivessero cosi’: VENETHO.
    Per non farlo piu’ di tanto iddalioddas che fa tanto rima con idiota se scritto veneto.

    Comunque roma e’ vero, e’ da sempre PREDONA… SU TUTTO..!!!

    Sta gazza… de merrrddd…

    SVEJEMOSE CARI..!!

    E visto che i veneti xe sensa dopie sara’ ben scominsiar a sgrafar in talibanan ma sensa dopie.

    KAX.
    VENETIXEMO EL TALIANSTRAKAN..!!

    Dai cari, forsa e corajo..!!

    • E speta.
      Visto che ea convension a xe stada fata in tera VENETA se dovea verbaixar in LENGOEA VENETA..!!

      Ma tuti se ga sforsa’ de doparar ben el verbo in diaeto taliban.

      Che bea coerensa toxati..!!

      E, fortuna che si studiai o imparai.

      Scuxeme ma un fia’ de karne ve a merite’. O no..??

      Beh, monti parlava in inglexe fora del stivaeon imerso nea merrrrddd..!

      Chiudo e, BASTA DOPIE..!!! Par mi xe fasie dato che e sento poko da bon veneto.

      An salam

  2. O bella, c’erano gli Aborigeni, noi i Cisalpini, come ci siamo ancora adesso tali e quali.

    Le tracce umane del neolitico fanno ridere, dal momento che ci sono quelle del paleolitico, insieme alla nostra dimensione genetica antichissima.

    L’aplogruppo K (mtDNA) nasce qui almeno 60.000 anni orsono. Uno dei nove aplogruppi europei degli umani di Cromagnon all’epoca de L’ultimo Glaciale Massimo in Europa. Verso la fine degli umani di Heidelberg e di Neandertal, in piena epoca Aurignaziana.

    Raccontiamo ancora oggi (senza essere ammaestrati da nessuno) gli stessi prowerbis sincronizzati col perielio dell’anno 7.052 (aevac) che e’ durato per 179 anni alla distanza di 24 ore fino all’anno 6.875 vale a dire tra 9.064 e 8.887 anni fa.

    Ma ovviamente per esservi sincronizzati hanno avuto origine sul precedente “girone” di linea degli apsidi, vale a dire 20.937 anni prima del 7.052 cui si devono aggiungere i 2.012 anni dell’attuale era volgare, quando i Celti non erano nemmeno nella mente d’iddio.

    A parte noi, tutti gli altri sono dei parvenu di epoca recente. Vedi tu la loro datazione: la stratificazione di Hallstatt citata qui e’ soltanto una delle ultime, ma se vai a vederle laggiu’ sul posto, ce ne sono diverse molto piu’ antiche dei celtichi.

    Da non citare mai, che il Bossi s’incazzerebbe.

    Non e’ una novita’ e ne parlava (non per primo) il nostro Carlo Cattaneo:

    “Erano già corsi seicento anni dai primordi dell’era etrusca, e mancavano ancora altretanti ai primordi dell’era cristiana, quando una grave e durevole calamità fermò il corso del nostro incivilimento, e differì di quattro secoli lo sviluppo dell’intelligenza umana fra noi.

    Prima che la consuetudine colle città etrusche avesse terminato d’ingentilire i circostanti aborigeni, cominciò ad inoltrarsi fra noi un altro principio sacerdotale, che dalle arcane sue sedi nell’Armorica e nelle Isole Britanniche dominava vastamente una famiglia di nazioni, varie di lingue e d’origine, ma tutte simili nell’inculto costume, e comprese dagli antichi sotto il nome di Celti.”

    e’ il capitolo 11 di Notizie Naturali e Civili su la Lombardia pubblicate nel 1844 in occasione del Congresso Scientifico che si sarebbe tenuto a Milano.

    Come dice uno piu’ importante di me: se mi sbalio mi corigerete.

  3. Ok…ma prima dei Celti chi c’era? Visto che in tutta l’area subalpina sono state trovate tracce umane risalenti almeno al neolitico, i Celti sono giunti qui molto tempo dopo come conquistatori e quindi non possono essere la popolazione autoctona.

    • C’erano i preindoeuropei. I celti e veneti li hanno massacrati e quel che restava assimilati. Stessa cosa che faranno i germanici longobardi e goti con gli stessi celti

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