Allarme: 18,8% Pmi a rischio insolvenza se nuova ondata Covid

A rischio il 18,8% delle piccole e medie imprese italiane nel caso di una nuova ondata Covid. E’ una fotografia a tinte fosche quella scattata dal nuovo rapporto Regionale Pmi 2020, realizzato da Confindustria e Cerved, in collaborazione con SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno. Sotto la lente gli impatti del Coronavirus sulle Pmi.Gli indicatori che sintetizzano la probabilità di default delle imprese evidenziano un netto aumento della rischiosità delle Pmi, con una quota di società a maggiore rischio di insolvenza che, secondo il Cerved Group Score, potrebbe aumentare dall’8,4% al 13,9%; in caso di recidive del contagio, la quota potrebbe arrivare al 18,8%.

In uno scenario pessimistico, sarebbero classificate come rischiose il 26% delle Pmi meridionali (una quota che arriva al 64,4% considerando anche quella delle vulnerabili) e il 22,9% di quelle del Centro (58,7%), contro percentuali pari al 14,2% (42,6%) nel Nord-Est e al 14,8% nel Nord-Ovest (43,8%).La ripresa aveva esaurito la sua spinta prima del Covid, senza però intaccare il rafforzamento della struttura finanziaria delle Piccole medie imprese.La maggiore solidità finanziaria acquisita in precedenza dalle aziende non sarà però sufficiente a reggere l’urto del Covid-19, uno shock mai avvenuto prima per le Pmi italiane, che potrebbe trasformarsi in una recessione lunga e con conseguenze sociali difficilmente sostenibili, nel caso di un sensibile aumento dei fallimenti e della perdita netta di capacità produttiva.

In base al modello predittivo di Cerved, si calcola che le Pmi italiane contrarranno il fatturato del 12,8% nel 2020, con un rimbalzo nel 2021 dell’11,2%, insufficiente per ritornare ai livelli del 2019. Nel complesso, questo si tradurrà in una perdita di 227 miliardi di fatturato nel biennio 2020-21 rispetto a uno scenario tendenziale di lenta crescita delle vendite. Nell’ipotesi pessimistica, in caso di nuove ondate del Covid-19, il calo dei ricavi è stimato a -18,1% per l’anno in corso (+16,5% nel 2021), con minori ricavi che sfioreranno i 300 miliardi di euro per le PMI analizzate nel biennio di previsione.

L’impatto del Covid-19 sui territori dipenderà fortemente dalla specializzazione settoriale: le previsioni sono di shock maggiori per i settori più penalizzati dalle norme sul distanziamento sociale, dalla riduzione della mobilità, dagli effetti sul commercio internazionale (-51% per i trasporti aerei). Allo stesso tempo, per un gruppo ristretto di settori si ipotizza un aumento delle vendite durante l’emergenza (+35% per il commercio on linee +17% per i dispositivi medici).Si stimano cali importanti in tutto il Paese, con effetti negativi leggermente più contenuti nelle regioni del Mezzogiorno, che beneficiano della maggiore presenza di imprese in settori anticiclici o essenziali, che non hanno dovuto chiudere la propria attività durante la fase di lockdown. Il fatturato 2020 è previsto in calo dell’11,5% per le Pmi del Sud (16,3% nello scenario pessimistico), del 13% nel Centro (16,7%) e nel Nord-Ovest (16,9%), del 13,2% nel Nord-Est (17,4%). Gli impatti sulla redditività si stimano molto pesanti nel 2020 (-40% dei margini lordi rispetto al 2019), con differenze di pochi punti percentuali tra le regioni. Anche dopo il previsto rimbalzo del 2021, i margini rimarranno inferiori di quasi dieci punti rispetto ai livelli del 2019. E per superare questa fase – sottolinea il rapporto Cerved – sono necessarie iniezioni di liquidità tra i 25 e i 37 miliardi di euro.

 

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