Alitalia, nemmeno “Aero Burundi” è disposta a comprarla

di TONTOLO

L’Alitalia non la vuole proprio nessuno. Air France-Klm si è cacciata in un pasticcio e ne vuole uscire, non ci vuole più mettere un ghello e ha capito che non recupera neppure i foulard griffati delle prosperose” hostesse” romane.  Il duo democristan-patriottico Lupi-Letta è andato a tendere la mano a tutte le Compagnie straniere e ha ricevuto solo sprezzanti  (e motivatissimi) rifiuti. Sono stati mandati a ranare dalla Etihad degli Emirati,  dalla Aeroflot (cui l’Alitalia ha tolto da tempo lo scettro di compagnia più scalcinata), e anche da Air China.

Non resta che AeroBurundi (se esiste) ma l’esito è scontato. Nessuno vuole avere a che fare con una bottega sfigata, sgangherata, costosa, inefficiente, con un nome che suscita solo sghignazzate (è noto come l’acronimo di Aways Late In Taking off Always Late  In Arrival) e a causa del paese che così degnamente rappresenta. A questo punto non resta che il fallimento e la chiusura, non resta che liberare i cieli dalla presenza di una tricromia che porta male. Con grande sollievo per le attività scaramantiche (che distraggono i piloti dalla cloche) e per le tasche dei cittadini padani. La sola speranza di salvezza potrebbe risiedere in un consorzio di logge e Grandi Orienti, interessati a far volare il loro tricolore.

Più che una pezza ai dissesti di Alitalia, ci dovrebbero mettere un grembiulino. Ma sarà difficile che avvenga: massoni sì, ma ciula no!

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