Albenga, il sindaco lumbàrd inaugura la moschea: è la nuova Lega?

FONTE ORIGINALE: www.lintraprendente.it  di Gianluca Veneziani

In comune hanno il colore, il verde, ma non l’ideologia. Lega e Islam, finora, sono state due realtà antitetiche, che hanno fatto dello scontro una ragione di identità: i leghisti mal sopportavano i musulmani; i musulmani non tolleravano i leghisti. Rosy Guarnieri, il sindaco leghista di Albenga, ha invece scompaginato le carte in tavola, decidendo di inaugurare nel suo Comune il più grande Centro islamico della regione. Tradotto in parole povere: una moschea. La notizia è di quelle da far drizzare le orecchie e, forse, accapponare la pelle. Ma come, proprio un primo cittadino del Carroccio dà il via libera a una moschea? Ce lo aspettavamo nella Milano rossa di Pisapia, non nella verde Albenga…

Proviamo allora a ragionarci su. Premettiamo che non ci dispiace affatto la libertà di culto, in qualsiasi forma si manifesti (viva lo Stato laico, insomma: gli Stati teocratici, non a caso, esistono solo nel mondo musulmano). E chiariamo anche che il locale dove i musulmani si riuniranno per le loro preghiere è stato interamente pagato dalla comunità islamica: il Comune di Albenga, insomma, non ci rimetterà un soldo. Detto questo, è indubbio che il gesto del primo cittadino albenganese abbia un peso politico che oltrepassa i ristretti confini della cittadina ligure (25000 abitanti, di cui un decimo sono musulmani). Si tratta infatti del primo atto concreto della Lega 2.0. post-elezioni, ed è un proponimento, diciamola tutta, che va in netto contrasto con la linea storica del partito. Il Carroccio, per chi non se lo ricordasse, è nato basandosi sulla difesa dell’identità delle regioni del Nord, sulla promozione della propria cultura, della propria economia e, perché no, anche della propria religione, che era e resta quella cristiana cattolica (la croce rossa su sfondo bianco, non per niente, è uno dei simboli leghisti, usato dallo stesso Maroni per la sua campagna presidenziale).

Il cambio di linea, dunque, è sorprendente. E, se permettete, anche preoccupante. Parliamo infatti di un paese, Albenga, dove non più di tre mesi fa due bambini cristiani erano stati dati in affidamento a una famiglia musulmana. Suscitando le proteste del padre naturale dei pargoli, musulmano pure lui, che aveva detto: «Dio è uno solo, ma io voglio che i miei figli crescano nella religione del Paese dove sono nati». Cioè secondo la religione cristiana. Il Tribunale dei Minori di Genova, invece, in nome del multiculturalismo e del sincretismo religioso, aveva scelto per il cambio di famiglia: i bambini, da allora in poi, sarebbero stati educati secondo i principi dell’Islam. Lo stessa logica fraintesa di tolleranza sembra aver ispirato la decisione del sindaco di Albenga. Per non venire accusata di essere xenofoba o razzista – così lei ha ammesso – ha concesso una struttura sovradimensionata alle esigenze stesse dei fedeli musulmani e ha scelto di inaugurare personalmente la struttura. Il classico caso di pregiudizio al contrario. Onde non dispiacere l‘identità altrui, ha finito per dimenticare la propria appartenenza, storica e politica (cioè la ragione per la quali molti elettori l’hanno votata).

Spiace dirlo, ma questo atteggiamento di grande disponibilità già in passato ha dato luogo a casi spiacevoli di fanatismo. Ci limiteremo a citare un paio di casi di moschee trasformate in covi dell’odio: quella di Bologna, dove il direttore Nabil Bayoumi sosteneva che «in Israele nemmeno i bambini sono innocenti» e quella di Perugia dove l’imam Mostapha el-Korchi invitava gli adepti a «colpire i bambini italiani». Il paradosso è questo: si mostra eccessiva tolleranza verso chi poi predica intolleranza. Un bel cortocircuito. Come quello del Carroccio, improvvisamente trasformato da baluardo del cristianesimo in una Lega musulmana.

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