Al Nord Pd e Pdl si stanno annusando per mettere all’angolo la Lega

di MARCO TAVAZZI

Pd e Pdl ci stanno pensando. E nel 2013 è probabile che mettano a punto il piano. Non solo riproporre la grande corazzata per il governo romano, ma esportarla al Nord, negli enti locali. Dove, oltre al conseguire il buon risultato di non farsi concorrenza a vicenda, visto il momento di antipolitica, avrebbero l’esito di togliere il Carroccio dai governi di coalizione dove adesso esprime, a seguito della buona congiuntura degli anni scorsi, la prima carica appoggiato dall’ancora alleato Popolo della libertà. Perché è un dato di fatto. A parte i microcomuni, la Lega governa solo dove è in coalizione, a partire dalle tre Regioni: Lombardia, Piemonte e Veneto.

Berlusconi, lanciando l’ipotesi di un Monti bis, l’ha buttata lì. Chi vuole intendere, intenda. L’unico barbaro sognante veramente libero è il sindaco di Verona Flavio Tosi, che alle elezioni appena passate ha formato una sorta di centrodestra “nordista”, utilizzando liste civiche “satelliti” del Carroccio, per togliere i voti ai partiti tradizionali.

Per il resto, in Piemonte e Veneto, e scendendo nei vari comuni andati ancora al voto nel 2011, la Lega si ritrova “impicciata” con lo scomodo alleato. Il Pdl. Il quale, tuttavia, sentendo che aria tira tra i lumbard, si sta guardando in giro per applicare, anche a livello locale, la formula romana dell’ammucchiata. Ovvero riprodurre la coalizione Pdl-Pd-Udc e isolare la Lega.

In piccolo (ma neanche troppo vista la simbolicità della città) sta avvenendo lo stesso anche a Varese. Dove durante l’approvazione del bilancio comunale, a fine giugno, in consiglio comunale ha esordito l’inedita “maggioranza” Pdl-Pd-Udc, riuscendo a far approvare, con i voti contrari del Carroccio, tre emendamenti firmati Pdl e Udc. Il cui fil rouge era il medesimo: realizzare una spending review varesina e tagliare i costi della spesa corrente in Comune. Emendamenti che, proposti da una forza che sta in maggioranza, hanno lasciato abbastanza perplessi quelli della Lega. I quali tuttavia, pur votando contro, si sono ritrovati i documenti approvati sul groppone. Cose che capitano. Il problema è il segnale. Pochi giorni dopo si è registrata l’ennesima bagarre in giunta, dopo che l’assessore leghista all’Urbanistica Fabio Binelli ha sbottato contro il vicesindaco Carlo Baroni (formigoniano del Pdl) perché quest’ultimo ha incontrato, bevendo al bar un caffè, il segretario cittadino del Pd Roberto Molinari. Pare che anche l’area laica del Pdl abbia in programma un incontro con i democratici. Insomma, i due partiti uniti nel nome di Monti a Roma, e separati per la presenza della Lega al Nord, si “annusano”.

Venerdì pomeriggio, il segretario federale della Lega Roberto Maroni era presente a Varese, per festeggiare la vittoria al congresso con i militanti della roccaforte storica, dove è iscritto. Sulle beghe locali si è limitato a dire: “Io non mi occupo delle questioni del territorio. La competenza è della sezione, del sindaco, del segretario provinciale e del segretario nazionale. Io sono qui per aiutare se serve. Ma non do indicazioni. I nostri ragazzi sono assolutamente in grado di gestire queste piccole situazioni”. Tuttavia non si può negare che ci sia, diciamo un reciproco “annusarsi” tra Pdl e Pd anche a Varese. “Pdl e Pd si annusano bene a Roma – risponde – si annusano bene anche altrove. Non ci interessa. Il nostro progetto è diventare il primo partito del Nord. È un progetto egemone, dobbiamo diventare come la Csu in Baviera. Le altre questioni ci interessano poco. Siamo in alleanza a Varese, siamo in coalizione in Lombardia, in Piemonte e in Veneto. Rispettiamo gli impegni presi, ci mancherebbe perché siamo persone serie, ma noi guardiamo avanti e oltre. Il futuro per noi è questo. Mettere in campo le azioni, le iniziative e le decisioni necessarie per far diventare la Lega il punto di riferimento di tutti i cittadini. Il partito egemone come la Csu in Baviera”.

Ma il percorso sarà irto di ostacoli. E se la Lega potesse anche riuscire, finita l’era Bossi, a riprendere l’appeal verso l’elettorato, le forze principali di centrodestra e centrosinistra non staranno certo a guardare. Quale migliore soluzione di rimandare al voto tutte e tre le regioni più qualche comune?

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

La Questione settentrionale: botta e risposta Corriere/Maroni

Articolo successivo

Il superbo Monti non accetta critiche: chi lo tocca fa salire lo spread