AIUTARE GLI AGRICOLTORI? MENO LIBRI E BUROCRAZIA

di GIUSEPPE CALABRESI

Implacabile e fastidioso  come un venditore di fazzolettini al semaforo, anche quest’anno l’ associazione Qualivita (sponsor il ministero delle politiche agricole) pubblica un volume contenente l’elenco dei prodotti agroalimentari italiani certificati dop/igp.

Presentazione in pompa magna a Roma, nella sede del Ministero dell’a Agricoltura. Distribuzione delle copie. Trombe e fanfare, complimenti reciproci, celebrazione del record nazionale di prodotti in Europa, tramezzini e prosecchino finale.

Vediamo i numeri del sistema Italia: una base produttiva di circa 85 mila aziende; un volume prodotto pari a quasi 1,3 milioni di tonnellate; un fatturato alla produzione di circa 6 miliardi di euro e al consumo di quasi 10 miliardi di euro (dati 31.12.2010); leader mondiale del comparto per numero di produzioni certificate, con 239 prodotti iscritti nel registro Ue, di cui 149 Dop, 88 Igp, 2 Stg (dati 31.12.2011).

Tuttavia pochi hanno notato (ma la cosa non è una novità di quest’anno) che esiste una forte concentrazione su poche denominazioni. Nel 2010 le prime dieci Dop-Igp assommavano ad oltre l’82% del fatturato complessivo del comparto.

Questo significa che le centinaia di prodotti di qualità, quelli cosiddetti di nicchia (realizzati da piccoli e piccolissimi produttori), che dovrebbero ricevere maggiore attenzione da parte delle istituzioni, si dividono le briciole del restante 18%.

La realtà è che il quadro normativo che circonda questo settore è talmente complicato e burocratizzato che difficilmente uno o più operatori del settore sono in grado, una volta ottenuta la certificazione del prodotto, di portare avanti le procedure per commercializzare il proprio.

Facciamo degli esempi: anni fa, i primi quattro prodotti certificati in Calabria (parliamo di salumi), una volta ottenuto il titolo onorifico di IGP con feste e celebrazioni delle autorità locali, rimasero fermi addirittura dei mesi, prima di poter far partire la stampa delle etichette e delle confezioni con i loghi europei. Ugualmente la “castagna di Montella”, bel prodotto del territorio beneventano, raccoglie quanto poco producono quattro (4) aziende agricole, che forse, a breve, smetteranno di commercializzarlo come tale.

Allora, quale potrebbe essere la soluzione? Da parte del Ministero, si dovrebbe smarcare il povero produttore dalle beghe burocratiche (e dai costi) dei procedimenti:

a) il Ministero, una volta ricevuta la richiesta da parte delle associazioni locali di registrazione del prodotto, verificata la bontà genuinità ed originalità territoriale dello stesso, procederebbe direttamente  con la UE per la registrazione,

b) ottenuta la registrazione, il Ministero si occuperebbe di nominare una società terza per i controlli annuali, prendendosi carico degli oneri finanziari ed amministrativi;

c) sempre il Ministero (o uffici vicini, tipo ISMEA) dovrebbe individuare in Italia (e soprattutto fuori dall’Italia) aziende della Grande Distribuzione, interessate alla commercializzazione del prodotto.

In definitiva, e può sembrare una cosa rivoluzionaria, il produttore agricolo dovrebbe fare solo il produttore agricolo!

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

TOPONOMASTICA E MEMORIA STORICA: RECUPERO DOVEROSO

Articolo successivo

MA I 7 MILIONI SONO NELLA DISPONIBILITA' DELLA LEGA O NO?