AGENZIA DELLE USCITE, L’ULTIMA ABERRAZIONE ITALIANA

di ANGELO PELLICIOLI

L’Assemblea nazionale dei commercialisti, tenutasi a Roma nei giorni scorsi, ha finalmente rotto le acque e partorito il topolino. Secondo il suo presidente, Claudio Siciliotti (bonariamente appellato “il biondone” a causa della sua folta chioma dorata), non c’è alcun dubbio. Ne è più che sicuro. Per risolvere velocemente e sostanzialmente la crisi economica e sociale imperante occorre dar vita, quanto prima, all’AGENZIA DELLE USCITE! Oddio, ci mancava proprio questo ennesimo carrozzone di Stato. I cittadini contribuenti ne sentivano, fuor da ogni  metafora, l’impellenza ela necessità. Ottimo!

In una realtà sociale come quella odierna, che ci ha fatto toccare il fondo (con l’imperversare di una crisi economica che si preannuncia  persistente e  che attanaglia lavoratori e imprese), dobbiamo pure sorbirci le corbellerie di tali personaggi; usi elargire, in mancanza di altri validi argomenti, qualsiasi sproloquio pur di far vedere che parlano… e che quindi esistono; unitamente a tutta la loro categoria. Forse dall’alto dei loro scranni (peraltro sempre ottimamente retribuiti,  magari non sotto forma di esborsi diretti, bensì, molto più elegantemente, tramite assegnazioni  di incarichi e consulenze di prestigio), queste “eccellenze” si accorgono, solo oggi, che siamo arrivati a questo punto unicamente perché la pubblica amministrazione ha sperperato per decenni ingenti risorse,  sottraendole al paese e quindi a tutti i cittadini.

Da superlaureati quali sono, hanno finalmente realizzato che la madre di tutte le riforme é quella dell’abbattimento della burocrazia. Bravi: otto più. Ma dove sono stati, ci si chiede, i rappresentati dell’ordine nazionale (e di quelli locali) dei commercialisti in questi ultimi quarant’anni?  Hanno forse intrapreso la traversata solitaria del deserto del Sinai, così come fece popolo ebraico quasi tremila anni orsono? Nossignori. Essi erano tutti in patria, impegnati ad assecondare ogni e qualsiasi capriccio che il legislatore fiscale e la pubblica amministrazione, sua ancella preferita, avessero in animo di realizzare: nuovi moduli, modulini, questionari, dichiarazioni, scadenze, rinvii, contenziosi, convenzioni e accordi (spesso anche a vantaggio di controparte). E chi più ne ha, più ne metta.

I suddetti professionisti si sono sempre resi proni, a novanta gradi, davanti ad un fisco becero, prepotente e bandito, nei confronti dei contribuenti. Mai un’osservazione, mai una critica. Solo qualche velina, sui giornali, di tanto in tanto. Per dimostrare che anche la loro categoria era contro un nominale proliferare indiscriminato della burocrazia, con le sue ingenti e folli spese.

L’ultima trovata, in tal senso, è proprio di questi giorni. I rappresentanti nazionali  dei commercialisti hanno stabilito un accordo (l’ennesimo) con l’Agenzia delle Entrate per la creazione di un “centro unificato di prenotazione per i professionisti” (sic!), per snellire le pratiche fiscali. Ed ancora gli stessi rappresentanti stanno incontrando Befera (Agenzia Entrate ed Equitalia) per un “accordo sulla mediazione tributaria per ridurre le lungaggini del contenzioso”.  Erano convinti (e lo sono tutt’ora)  questi tapini, dotati di una miopia non comune, che così facendo potevano/possono garantire lavoro ai loro iscritti, per anni. Non pensando, minimamente, che assecondando tale proliferare indiscriminato ed incontrollabile di burocrazia, questa un giorno avrebbe finito con il travolgerli tutti; non senza prima aver debitamente distrutto il paese intero. E questo è proprio quanto oggi si inizia a percepire. La crisi economica che stiamo attraversando ha già incominciato infatti a produrre i suoi primi risultati in tal senso.

I commercialisti, pur ultimi ad aver risentito della congiuntura economico-finanziaria in essere, soffrono oggi per i ritardati pagamenti dei clienti, per i fallimenti degli stessi, con scarse possibilità di introito del dovuto, o a causa di procedure concorsuali, lunghe di anni, che non permettono loro certezza e tempi di recupero dei loro crediti. Tanto che, ora più che mai,  il distacco fra la base degli iscritti ed i rappresentanti locali e nazionali  si fa sempre più ampio. E ciò a causa delle ormai numerose e croniche divergenze sul modo di condurre, gestire e rappresentare gli interessi della categoria.

A fine anno si terrà l’assemblea dei delegati per il rinnovo delle cariche del consiglio nazionale dei commercialisti. Forse per questo il presidente uscente (in odore di ricandidatura) Siciliotti ha inventato l’ennesima bufala: quella appunto della istituzione dell’AGENZIA DELLE USCITE. Avrebbe potuto se non altro evitare, quanto meno  per scaramanzia, tale appellativo. Infatti è probabile che il termine uscita (di scena) gli si appalesi a pennello. Soprattutto dopo la becera figura che lo stesso ha fatto nella recente trasmissione di Report, nel corso della quale, a precise domande a lui rivolte da parte del giornalista relativamente a presunti procedimenti in corso, a suo carico, nonché a più o meno presunti conflitti di interessi cui lo stesso poteva essere interessato,  pare abbia sbottato, a fine trasmissione: “ma questo non si fa in diretta!”

Resta il fatto che l’AGENZIA DELLE USCITE resterà molto probabilmente solo nell’immaginario collettivo dei commercialisti. Ma solo di quelli che si sentono ancora rappresentati da simili personaggi.

Sarà un’inutile ripetersi. Ma si è più che convinti, ancora una volta, che strutture professionali locali, più snelle e soprattutto più controllabili nell’operato e negli esborsi, sarebbero un vero e proprio toccasana. Così come del resto, lo sarebbe un’ effettiva e autonoma e responsabile ripartizione territoriale, relativamente alla amministrazione di tutta la “res publica”.

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