Storia di un’adozione e di un’ingiustizia: ecco l’odissea di due genitori

di REDAZIONE

Spettabile direttore, le raccontiamo la nostra storia circa l’adozione in Messico di cui abbiamo già accennato secondo quello che sappiamo, secondo come l’abbiamo vissuta, purtroppo ci sono tanti punti interrogativi di cui non sappiamo dare risposta.

Siamo Giorgio Giuseppetti e Donatella Bracciani di Ascoli Piceno. Ad Agosto 2008 abbiamo dato il mandato per l’adozione internazionale all’ Ente Aipa di Roma come da prassi per la legge in Italia. Dopo tre anni di incomprensibile attesa ci hanno proposto l’abbinamento di un bambino di sette anni, Victor a Guadalajara nello stato di Jalisco in Messico. Ci hanno spiegato che avremmo dovuto fare due viaggi, il primo per la conoscenza del bambino, durante il quale si sarebbero cominciati a fare i documenti per l’adozione e il secondo dopo la sentenza per completare i documenti e portare a casa il bambino. Abbiamo accettato con entusiasmo e l’11 Maggio 2012 siamo partiti per il primo viaggio in Messico e tutto è andato bene. Dopo due giorni dal nostro ritorno in Italia abbiamo scoperto che in Messico era scoppiato uno scandalo di grandi proporzioni a causa del fatto che al “Pedacito del Cielo” l’istituto che ospita il bambino, erano fortemente contrari all’adozione in Italia di due sorelle di cinque e sette anni, anch’esse ospiti dell’Istituto, a favore di una coppia di messicani che aveva fatto domanda d’adozione. Lo scandalo si è svolto soprattutto a livello mediatico contro il Consejo Estatal de Familia di Jalisco e il Dif, organo superiore, le accuse rivolte erano di traffico di bambini, di organi, è stata denunciata anche la psicologa che seguiva le bimbe che era stata accusata di aver manipolato le bambine per convincerle a venire in Italia, poi però è stata reinserita perchè sembra che le accuse siano state infondate. La presidente del Consejo, Claudia Corona  a causa di questo scandalo si è dimessa ma poi il 21 Giugno è subentrata un’altra e tutto questo a pochi giorni dalle elezioni del 1 Luglio in Messico. Il 22 Guigno 2012 Victor aveva l’udienza fissata, ma a causa delle lotte di potere che intercorrevano tra le parti, il bambino non vi è stato condotto, all’Aipa ci hanno detto che il motivo era che al Consejo avevano paura che le televisioni e la stampa potevano interferire anche circa questo evento e che questo poteva giocare un altro brutto tiro al Dif, vista la diffamazione di cui sembrava fossero vittime.

Per due mesi la psicologa ha interrotto i colloqui con il bambino e a noi è stato vietato di contattare l’Istituto e quindi anche il bambino. Praticamente si era interrotta la pratica di adozione e noi non avevamo più notizie di Victor. In questo periodo noi eravamo in contatto con l’Ente attraverso la referente in Italia, che faceva da intermediaria con il Messico. Noi sentivamo che la situazione stava precipitando in negativo, ma cercavamo di fidarci contando sulla professionalità e il buon senso delle figure di riferimento a questa adozione, ma non ci siamo sentiti affatto tutelati, sembrava che tutto girasse al sostegno della situazione del Messico senza che nessuno si preoccupasse per noi e che si interessasse del fatto che stavamo perdendo il bambino, men che meno l’Aipa. Chiedevamo come mai nessuno facesse nulla per sottrarre Victor a questa situazione e ci veniva detto che quello era un istituto di pazzi e che se qualcuno si fosse opposto questi sarebbero andati dalle autorità e si sarebbero fatte delle indagini facendo saltare fuori cose spiacevoli. Il Dif che sicuramente è un organo superiore al Pedacito del Cielo, che tra l’altro ha la tutela dei bambini sembrava fosse, per qualche misterioso motivo irretito dalle manovre e dagli attacchi dell’Istituto che si è mosso anche con manifestazioni gettando fango sulle metodologie del Dif circa le adozioni in Italia. Non hanno neanche voluto spostare Victor in un altro Istituto per paura di altre denuncie. Quindi meglio mettere tutto a tacere e porre fine a questa adozione. Il 10 Agosto 2012 la psicologa, dopo due tentativi falliti, perchè la direttrice dell’Istituto non lo permetteva, finalmente è andata a trovare Victor e ci ha poi riferito personalmente via mail che ha notato nettamente che all’Istituto in quei due mesi hanno remato contro l’adozione mettendo in condizione il bambino di rinunciare. A a noi è stato così concesso il permesso di contattare l’Istituto e quindi il bambino per cercare di recuperare qualcosa e dopo qualche disperato tentativo di parlare con loro sia telefonicamente, via skype, o via mail abbiamo capito che non ce l’avremmo fatta, la direttrice e le altre figure di riferimento dell’Istituto ostacolavano ogni nostra possibilità di entrare in contatto con il bambino, ci raccontavano menzogne sull’iter dell’adozione e di come stava andando e non ci aiutavano per niente. La psicologa non è più tornata a trovare il bambino e il 29 Agosto, a nostra insaputa si è svolta una nuova udienza, questa volta hanno portato il bambino che ovviamente davanti al giudice ha detto no all’adozione, perchè anche se ci riconosceva come i suoi genitori non voleva venire in Italia.

Da premettere che quando noi stavamo a Guadalajara avavamo già notato che c’era del malumore tra il Consejo de Familia e l’Istituto e una totale assenza di collaborazione e che fin da allora all’Istituto erano scarsamente proiettati verso questa adozione. Abbiamo notato un forte attaccamento della direttrice verso il bambino che era completamente assoggettato a lei in una relazione assolutamente invischiata e tutto questo ci era stato assolutamente confermato dalla psicologa che, anzi, ci ha messo in guardia da tutto questo. Ci ha detto anche che il bambino ha ricevuto un’educazione molto rigida con una forte disciplina e una eccessiva protezione e tutto questo le aveva reso difficile il lavoro sull’adozione. Nonostante ciò il bambino si era molto affezionato a noi tanto che soprattutto l’ultima settimana, quando la sera lo riportavamo all’Istituto, mostrava reticenza con pianti e sofferenza, si era creato un bel legame tra noi e lui. La psicologa ha riconosciuto il fatto che noi con il bambino abbiamo fatto un “buon lavoro” e siamo stati definiti anche in seguito la coppia perfetta per questo bambino.

Pochi giorni prima della nostra partenza la direttrice del “Pedacito” ci ha chiesto, con nostro grande stupore, se noi avevamo dato soldi a qualcuno per questa adozione e alla nostra risposta che noi avevamo certo che si pagato si è molto scandalizzata e ci ha chiesto se volevamo adottare con un altro sistema senza dover pagare nulla perchè per l’adozione non si dovrebbe pagare nulla! Noi piuttosto sorpresi da tale proposta, abbiamo risposto di no, che avremmo continuato in quella strada…

Il 12 Settembre 2012 siamo andati dall’Ente Aipa per un colloquio e ci hanno detto che la sentenza di adozione non ci sarebbe stata in quanto il bambino all’udienza ha espresso volontà di non venire in Italia e in Messico quando accade questo, ci hanno detto che l’adozione non si fa a causa di una legge specifica messicana, di cui noi, pur avendo chiesto più volte chiarimenti in merito, non siamo stati messi a conoscenza. Nessuno ha esaminato il contesto visto quello che era successo e non ci è stata data nessuna possibilità di fare un ricorso. Abbiamo anche parlato telefonicamente con la Console italiana in Messico, la quale ci ha messo al corrente del suo scarso potere nell’interferire in questo caso, ci ha detto che sapeva che in tutta Guadalajara, quello era l’unico Istituto contrario all’adozione in Italia e che per questo motivo lei era intenzionata ad andare a parlare con la direttrice per cercare di risolvere la situazione, ma le è stato impedito dal Dif. Abbiamo contattato più volte e più figure della Commissione per le Adozioni Internazionale mettendoli al corrente di questa storia ma, anche qui con grande nostro stupore, non  abbiamo mai ricevuto una risposta.

Abbiamo speso molto per questa adozione, sia in termini economici e affettivi e ora ci ritroviamo senza bambino e senza soldi, in una condizione di vissuto di assoluta ingiustizia per come si è lavorato a questo caso, contro ogni etica morale e professionale, deprivati di ogni diritto di essere genitori, ma soprattutto quando pensiamo al bambino che è stato deprivato del diritto di avere una famiglia e che nessuno si è preoccupato di tutelarlo, il cuore ci si riempie di dolore, tenendo conto che in questo caso ognuno si è preoccupato di difendere i propri interessi a discapito di chi avrebbe voluto dare a Victor una famiglia e una vita migliore.

Nè l’ente Aipa, nè nessun altra istutuzione riconosce la responsabilità per quello che è successo, nessuno ci ha tutelato, perchè ci dobbiamo rimettere noi? Il bambino ha detto di no all’adozione non perchè ha avuto dei problemi con noi, anzi! Il fatto è che in quei due mesi mentre tutti in Messico erano impegnati nelle loro lotte di potere, è stato abbandonato, nessuno si è più avvicinato a lui, è stato manipolato dalla direttrice e dagli operatori dell’Istituto i quali hanno “lavorato” indisturbati contro questa adozione in maniera subdola e tutto questo ha portato il bambino a dire di no davanti al giudice! Siamo riusciti ad avere i documenti di annullamento dell’abbinamento col bambino, ma la modalità come si è svolta questa vicenda è davvero assurda! Noi sappiamo che gli Stati devono attenersi, per le procedure, alla Convenzione dell’Aja affinchè tutto avvenga per il bene supremo del bambino, ma in questo caso dov’è la tutela del bambino?! Alleghiamo questi documenti affinchè lei li possa visionare, alleghiamo anche l’articolo della Convenzione al quale loro fanno riferimento che a nostro avviso è privo di fondamenta e il verbale dell’udienza.

Il 18 Gennaio 2013, ancora con grande nostra sorpresa, abbiamo ricevuto una mail da parte della direttrice dell’Istituto e alla nostra risposta ne è seguita un’altra (alleghiamo anche quelle). Il contenuto delle stesse ci ha inquietato tantissimo, ci chiede come mai non siamo tornati a prendere il bambino, che lui chiede di noi e ci esorta a contattarlo telefonicamente. Perchè questa donna che tanto ha ostacolato l’adozione e per quello che ne sappiamo noi l’ha spuntata, ora a distanza di tempo sta cercando di riavvicinarsi a noi e soprattutto di riavvicinarci al bambino? Cosa è successo veramente? La risposta che abbiamo ricevuto da parte del Dif per fonte certa è stata che quell’Istituto è un'”associazione a delinquere”, così l’hanno definito e che loro non possono farci nulla.

L’ente Aipa ci chiede di metterci una pietra sopra, (come se si potesse dimenticare quello che è successo !) e pensa di risolvere il problema dopo ben nove mesi dall’annullamento dell’abbinamento di Victor e quasi cinque anni di mandato, proponendoci di fare una nuova adozione, dovendo ripagare di nuovo cifre per noi impossibili visto che abbiamo già esborsato finora in toto ben 13000 euro per non avere in cambio nulla se non rabbia e frustrazione!

Quello che noi vogliamo fare è una denuncia mediatica perchè siamo sicuri che il nostro non è un caso isolato ed è giusto che si sappia cosa succede nel mondo delle adozioni che è veramente un campo minato dove bisogna stare attenti a dove mettere i piedi. Speriamo davvero che attraverso un intervento del genere possiamo smuovere le acque per avere delucidazioni circa questa drammatica situazione e poter capire cosa sta davvero succedendo e perchè si è fatto così tanto male a questo bambino, che al di là di tutto noi consideriamo sempre come nostro figlio.

P.S. Questa lettera è giunta completa di documentazione che attesta l’accaduto

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