Accelera inchiesta su ospedale in Fiera

di Francesca Brunati e Igor Greganti – Con la ‘visita’ della Guardia di Finanza nella sede della Fondazione di Comunita’ di Milano Citta’, dove lo scorso marzo e’ stato costituito il Fondo Fondazione Fiera Milano per la lotta al Coronavirus e sul quale sono confluiti quasi 23 milioni di euro provenienti da donazioni di privati, la ‘visita’ della Guardia di Finanza nella sede della Fondazione di Comunita’ di Milano Citta’, dove lo scorso marzo e’ stato costituito il Fondo Fondazione Fiera Milano per la lotta al Coronavirus e sul quale sono confluiti quasi 23 milioni di euro provenienti da donazioni di privati, prende quota l’inchiesta della Procura milanese sull’ospedale anti-Covid realizzato in due padiglioni del Portello. Stamani, su delega del pm Cristiana Roveda e del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Finanza hanno acquisito carte negli uffici di via Manin per cominciare a mettere a fuoco ogni passaggio dell’operazione che, in piena pandemia, ha portato alla nascita di un maxi reparto di terapia intensiva nella struttura dell’ente fieristico.

Operazione da piu’ parti criticata, in quanto con i fondi donati sarebbe stata costruita una “cattedrale nel deserto” per via del basso numero di pazienti accolti. L’operazione di oggi delle Fiamme Gialle ha puntato a raccogliere le carte che riguardano il progetto dell”ospedale in Fiera, poi gestito dal Policlinico, e voluto fermamente dal governatore della Lombardia Attilio Fontana che si e’ avvalso della consulenza dell’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso. Inquirenti e investigatori, che al momento non hanno ancora formulato un’ipotesi di reato e pertanto l’indagine e’ ancora a livello esplorativo, intendono passare al setaccio la vicenda per capire se ci possono essere o meno profili penali ed eventualmente in capo a chi: al vaglio, per esempio, le modalita’ con cui sono stati spesi i soldi e come sono entrati nel fondo, oppure approfondire se era necessaria una gara per moduli e attrezzature.

E cio’ anche tenendo in considerazione non solo l’esposto presentato qualche tempo fa dal sindacato Adl Cobas Lombardia, ma anche le denunce, attese sul tavolo dei magistrati, di chi ritiene di aver versato i soldi inutilmente o di chi, come l’avvocato Giuseppe la Scala, alla guida di uno studio con 200 legali e 150 dipendenti, ha lamentato “l’assoluta mancanza di trasparenza” dell’operazione a livello contabile. Intanto, sul fronte del caso della fornitura da circa mezzo milione di euro di camici e altri dispositivi di protezione da parte di Dama Spa, l’azienda di cui il cognato del governatore Fontana, Andrea Dini, e’ titolare (la moglie del presidente ha una quota del 10%), con l’interrogatorio di domani di Filippo Bongiovanni, dg dimissionario di Aria, la centrale acquisiti regionale, indagato assieme a Dini, l’indagine potrebbe fare passi avanti. Indagine che sta vagliando anche la posizione dello stesso Fontana per capire se abbia avuto un “ruolo attivo” facendo in modo di trasformare un affidamento diretto in donazione, nel momento in cui la trasmissione Report inizio’ ad indagare sulla vicenda. Un ruolo da lui sempre smentito in quanto della fornitura, a suo dire, nulla ha mai saputo.

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