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Abbiamo bisogno di politici con una visione, non con le allucinazioni

gran bretagnadi ENZO TRENTIN – «Quand’è che troverò il tempo di controllare tutta questa corrispondenza?»chiesi stancamente a Bernard indicando il vassoio della Posta In Entrata.

Bernard disse: «Si rende conto, vero Ministro, che in realtà non è tenuto a farlo?»

Non me ne ero affatto reso conto. Mi sembrava un’ottima idea.

Bernard continuò: «Se desidera, possiamo semplicemente preparare una risposta ufficiale a qualsivoglia lettera.»

«Che cos’è una risposta ufficiale?» Ero curioso.

«Dice semplicemente,» Bernard spiegò, «“il Ministro mi ha pregato di ringraziarla per la sua

lettera.” Poi noi rispondiamo con una frase del tipo: “La questione è stata presa in esame.” Oppure, perfino, se volessimo,“in attento esame!”»

«Che differenza c’è tra “in esame” e “in attento esame”?» chiesi.

«“In esame” vuol dire che abbiamo perso la pratica. “In attento esame” vuol dire che la stiamo cercando!»

Credo fosse un’altra delle solite battutine di Bernard. Ma non ne sono assolutamente certo. Bernard era impaziente di dirmi cosa dovevo fare per alleggerirmi di tutta quella corrispondenza. «Basta che sposti tutte le lettere dal vassoio della Posta In Entrata al vassoio della Posta In Uscita, mettendo una breve nota a margine se desidera vedere la risposta. In caso contrario, non la vedrà mai più o ne sentirà mai più parlare in vita sua.»

Ero sbalordito. Il mio segretario seduto davanti a me sul serio mi stava dicendo che tutto ciò che dovevo fare era spostare quella montagna di corrispondenza da una parte all’altra della scrivania? [Una proposta simile fu fatta a Richard Crossman nelle prime settimane da Ministro del Governo Wilson – NdR]

Quindi chiesi a Bernard: «Ma a cosa serve il Ministro allora?»

«Per prendere le decisioni politiche,» rispose con scioltezza. «Una volta che lei ha deciso la politica, poi noi possiamo attuarla.»

Tuttavia se non leggessi la corrispondenza resterei disinformato, e quindi il numero delle cosiddette decisioni politiche che sarei in grado di prendere verrebbe ridotto al minimo.

Peggio: non saprei neanche quali decisioni prendere. Dipenderei da ciò che mi dicono i funzionari. Ho il sospetto che non mi rimarrebbe molta scelta sulle decisioni da prendere.

Così chiesi a Bernard: «Ogni quanto è necessario prendere delle decisioni politiche?»

Bernard esitò un attimo. «Beh… di tanto in tanto, Ministro,» rispose in modo cortese.

Non è mai troppo presto per fare i duri. Decisi di iniziare al Ministero nello stesso modo in cui intendevo continuare. «Bernard,» dissi con fermezza, «questo governo è qui per governare, e non semplicemente per presiedere, come hanno fatto coloro che ci hanno preceduto. Quando il paese è in declino, c’è bisogno di qualcuno che salga sul posto di guida e prema l’acceleratore.»

«Forse intende dire il freno, Ministro,» disse Bernard.

Non riesco ancora a capire se questo giovanotto così serio abbia veramente voglia di collaborare, oppure mi stia solo prendendo in giro.

Abbiamo tratto questo stralcio, ricco di humor inglese, dal libro di recentissima pubblicazione dal titolo: «Yes Minister» diAntony Jay e Jonathan Lynn; disponibileesclusivamente in formato e-book al prezzo di 4.99 €, pubblicato da Istituto Bruno Leoni, IBL Libri. http://www.brunoleoni.it/e-commerce.aspx?ID=16759&level1=2166

Il protagonista è James Hacker che tenne un diario dal primo giorno in cui entrò a far parte del Governo. In origine l’intenzione era semplicemente quella di prendere appunti per poterli poi memorizzare, ma presto capì che vi poteva essere un valore intrinseco in un diario che dava un quadro quotidiano delle lotte che un ministro si trovava a dover affrontare.

Prima di entrare in politica a tempo pieno, Hacker era stato docente presso un Politecnico [Istituto superiore, ora parte della struttura universitaria del Regno Unito, che comprende anche facoltà umanistiche – NdT] e successivamente direttore di Reform [Rivista di politica – NdT]. Con un passato da giornalista, Hacker non aveva alcuna particolare inclinazione a riportare i fatti.

Nello stralcio di apertura viene evidenziata l’attività della burocrazia. Del fatto che senza di essa non si può procedere, ma lasciandosi da essa condizionare si potranno concretizzare le cose peggiori, visto che sono sempre state fatte con le migliori intenzioni. Infatti, l’attività del burocrate, quando esiste, è di solito un rituale inutile e defatigante imposto a un’utenza coatta in regime di monopolio. E il reddito non ha nessun rapporto con la qualità del lavoro prestato, ma è solo il magico dono di un superiore o di un Ente altrettanto inutile del suo dipendente. Nell’universo infantile dei burocrati il successo dipende solo dal favore dei potenti. Nel mondo dei produttori, ognuno è fabbro della sua fortuna. La personalità del Burocrate è strutturalmente incline al conformismo e al formalismo. Quella del Produttore, al contrario, è fondamentalmente autonoma, pragmatica, realistica.

Ora, per venire al variegato modo indipendentista veneto, sembra che i suoi attori ignorino alcune problematiche.Prima tra tutte quella relativa al vecchio governo che non può attuare una nuova politica, ma il nuovo governo è ancora in grado di attuare la vecchia politica. Come altrimenti spiegare le divisioni tra quelli che sostengono l’ordinamento di un Veneto indipendente assoggettato ad una nuova Costituzione e ad un nuovo Codice penale; sulla cui necessità di veda qui [http://www.miglioverde.eu/veneti-devono-pensare-grande-vogliono-lautodeterminazione/ ], e quelli che parteggiano per la restaurazione del diritto consuetudinario dell’antica Repubblica Serenissima.

Si tratta, a nostro avviso, di una questione di lana caprina che non risolve nulla. La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere. Di conseguenza sia che si opti per una soluzione come per l’altra, la questione fondamentale è: come limitare tale potere? Ed anche se il diritto consuetudinario è soggetto ad aggiornamenti, allo stesso modo lo è una Costituzione. Si veda, tra gli altri, l’esperienza svizzera o californiana.

Ad essere puntigliosi ci sarebbe una terza fazione: quella di coloro che pensano di raggiungere l’autodeterminazione attraverso le istituzioni italiane. Ma questa non fa testo. Non c’è riuscita a suo tempo la Lega Nord con decine e decine di parlamentari ed alcuni ministri; cosa potranno mai fare gli pseudo indipendentisti veneti che contano un solo Consigliere regionale? Al massimo, lo abbiamo visto, si batteranno per un referendumconsultivo per l’autonomia. Tsz!

Infine c’è la componente che si batte per trovare un soggetto che dall’esterno li liberi. Un giudice internazionale che riconosca i torti subiti dal popolo veneto. Ma sinora tutti i ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sono stati rigettati, né miglior fortuna c’è stata nell’appellarsi ad un giudice italiano, come pure alcuni hanno fatto.

O ancora ci sono coloro che redigono ricorsi all’ONU, e che ad oggi non hanno sortito miglior fortuna. Del resto se l’ONU rispondesse concretamente agli ideali su cui è fondata i kurdi non si troverebbero a combattere con le armi per un loro Stato, e prima di loro non ci sarebbero state le stragi a colpi di machete che si sono verificate nel corso del genocidio ruandese. Fu un massacro di massa tra i moderati tutsi e dall’altra parte i membri della maggioranza Hutu. Durante il periodo approssimativo di 100 giorni dal 7 aprile a metà luglio del 1994, si stima che500.000-1.000.000 ruandesi siano stati uccisi. L’ONU, quando arrivò, non potè che prendere atto della trageria. Altro che prevenirla e risolverla.

Si deve quindi concepire, a priori, un ordinamento in cui il lupo (il potere) si preoccupi di quante sono le pecore (il popolo sovrano). Perché nel nostro tempo, le principali vie sociali da cui fuggire sono la sottomissione a un capo, come è accaduto nei paesi fascisti, e il conformismo ossessivo, che prevale nella nostra democrazia.

Ecco perché concludiamo con la Gran Bretagna dalla quale siamo partiti. Un ottimo esempio di strumento di democrazia ci arriva quell’isola. Gli indipendentisti veneti, e non solo loro, dovrebbero prevedere la petizione elettronica di una persona, che raccoglie per via elettronica le firme di sostegno. Superando le 10.000 firme il Governo risponde. Superando 100.000 firme il Parlamento la discute.

Qui un esempio significativo dei mesi scorsi:[https://petition.parliament.uk/petitions/104349]

James Richard Owen nel luglio 2015 ha depositato la sua mozione per rendere la produzione, la vendita e l’uso della cannabis legale. Aveva tempo 6 mesi, ossia fino a 21 gennaio 2016 per raccogliere le firmenecessarie. Ebbene, il 9 agosto aveva già raccolto 194.000 firme, quasi il doppio del necessario per far discutere la mozione in Parlamento.

In questo momento ci sono 431 petizioni aperte che i cittadini britannici possono sostenere con la loro firma. [https://petition.parliament.uk/petitions?state=open Alcuni riguardano anche l’introduzione di strumenti più forti di democrazia. Ad esempio viene chiesta una nuova legge elettorale, perché oggi un partito con il 37% dei voti governa il paese. Ma ci sono anche altre idee intelligenti che sorgono nella mente dei cittadini e che in questo modo hanno una via per essere realizzate, o almeno, considerate e discusse dagli organi istituzionali.

Molto acutamente William Shakespeare fa dire a Re Lear: «Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi.», e ai nostri occhi sembra rispondergli Amleto: «Sappiamo ciò che siamo ma non quello che potremmo essere. […] Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia.»

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