A tirar troppo la corda, cade la Bastiglia

di ROMANO BRACALINI

Riforme? Andrebbe per esempio sfoltito il Quirinale che ha 1.800 dipendenti e spende ogni anno 228 milioni; andrebbe sfoltito il Parlamento, andrebbe sfoltita la Consulta, sinedrio di barbogi in ermellino e tocco. Ma la Costituzione, la più farragginosa del mondo occidentale, non lo permette perché ogni intervento inteso a ridurne le spese lederebbe la loro autonomia istituzionale. Ciascun potere in Italia ha le sue tutele. Si può bastonare il suddito, l’anello debole della catena, ma la partitocrazia e i suoi costosi apparati sono intoccabili, godono di garanzie medievali.

In Italia ogni regime eredita l’altro. Abbiamo ereditato molte delle leggi fasciste e lo stesso reato di vilipendio che ogni Stato civile rifiuta. Ne godeva il re, ne gode oggi il presidente della repubblica. La legge ordinaria è per il popolo bue. Il carattere del paese continua ad essere quello di sempre: portato all’autoritarismo e al privilegio di casta. La tassazione iniqua – per riparare all’incapacità di ogni governo di utilizzare al meglio le risorse, senza sprechi e rispetto delle norme – ha una sua fatale continuità storica da quando questo paese disgraziatamente si è costituito in stato nazionale unitario.

I grandi burocrati di stato – di uno stato pletorico che sperpera e non funziona – vivono sui tributi carpiti al popolo angariato. Dal Medioevo il tempo sembra essere passato invano in Italia. La storia non insegna niente ai signori del governo. Da Masaniello a Prina la rivolta fiscale scaturita spontaneamente dal popolo ha sempre dato l’avvio a tutte le moderne rivoluzioni. Basta una scintilla, un grido; e la Bastiglia è presa d’assalto.

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