A Roma, a Roma! Andateci voi, perché qui è ora di fare sul serio

di ALESSANDRO MORANDINI

Tra numerosi “rivoluzionari” si è diffusa la convinzione che è giunta l’ora di andare a Roma. Per “esprimere pacificamente la propria indignazione contro questo Stato”, dicono i manifestanti, è ora di recarsi nella capitale, tutti uniti, sotto la bandiera tricolore, il paese che tutti amiamo. Perché la rivolta è, almeno nella sua più visibile rappresentazione, un grande sfogatoio dove ci trovi veramente di tutto; e su tutto due stati d’animo dominanti: rabbia e confusione.

Si tratta di una moltitudine di persone che, ognuna per sé, ha un qualche motivo per infilarsi in questo grande guazzabuglio. Funziona un po’ come allo stadio (e non è un caso se i tifosi abbiano ruolo centrale nel generale marasma): durante la settimana si lavora e si fatica e la domenica giù ad urlare contro il nemico. La rivoluzione dei forconi è una vacanza a basso costo, un carnevale dove, invece di mascherarti, ti confondi tra la folla e lì, se ti va bene, puoi pure permetterti di mandare a quel paese un poliziotto o sognare di esser Che Guevara. Chi ha organizzato questi giorni di gioia è medico, più che un rivoluzionario.

E una settimana così eccitante dove poteva finire se non a Roma? L’unica città italiana capace di assorbire, curare e rispedire sanati a casa gli umori più neri. A Roma ci arriveranno, i forconi, già fuori moda. Roma li accoglierà e, a sera, li accompagnerà alla stazione. Poi Roma, città eterna, riprenderà a governare.

C’è una Padania accorta, seria, determinata che ha contribuito al successo, per ora solo mediatico, della protesta. Abbandonare i forconi alla loro gita romana sarebbe, forse, il segno più sorprendente di quella scelta definitiva che tutti noi desideriamo fare; toglierseli dalle scatole, decisione lungimirante. A Roma andateci voi, perché qui è ora di fare sul serio.

 

 

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