A noi un fondo così. Ai cinesi il lasciapassare?

di ROBERTO BERNARDELLI*

Ma il redditometro lo mettono dentro anche le mutande delle rimesse all’estero? O solo nei nostri conti correnti, studiando con l’algoritmo se si scosta o meno dal 20 per cento delle nostre spese medie eccetera eccetera?

Fate conto che solo nella nostra Milano, gli stranieri spediscono a casa attraverso i canali della finanza che nessuno controlla, qualcosa come un miliardo di euro l’anno. E fateci caso: anche se c’è la crisi, esiste un comparto che non soffre. Quello dei cinesi. Quelli crescono e basta.

Dilagano i wok, dilagano i negozi di cianfrusaglierie al nichel tossico, e via dicendo. Il saldo positivo infatti delle rimesse spetta alla Cina, con un più 10,7%, 43 milioni di euro in più.

E nel suo insieme, in tutta la provincia, la muraglia detiene quasi la maggioranza assoluta. Manca poco, perché i cinesini spediscono 450 milioni di euro a Pechino.

I poveracci invece, poveracci restano. I paesi poveri, infatti, secondo i dati, passano da 347 a 195 milioni. C’è la crisi.

Ok, va bene, ma la media ci fa saltare sulla sedia. Occhio ai numeri:

gli stranieri mandano qualcosa come 3 mila euro a testa, più della media italiana e lombarda. Guadagnano di più e meglio.

Neanche una settimana fa, Giuseppe Bortolussi affermava che stiamo subendo una concorrenza sleale smaccata. Diceva, testuali parole:  “Buona parte di queste attività, soprattutto nel “pronto moda”, si sono affermate eludendo gli obblighi fiscali/contributivi e aggirando le norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. La stessa cosa sta accadendo nel settore dell’acconciatura e dell’estetica: dai controlli effettuati dalle forze dell’ordine emergono quasi sempre palesi violazioni alle norme igienico-sanitarie , infrazioni tributarie, amministrative e penali. Queste inadempienze consentono a questi negozi di praticare alla clientela dei prezzi bassissimi che stanno mettendo fuori mercato moltissime attività italiane che non possono reggere una concorrenza sleale così smaccata.”

Non è che occorra un genio per scoprirlo, per accorgernese, tuttavia la Finanza dà la caccia agli evasori di scontrini. Non per diletto, ma perché il ministero dà questi imput.

La soluzione all’evasione è colpire Cortina, Venezia, Amalfi, fare i blitz e non infilare il naso negli ammoniacali retrobottega dei parrucchieri da 6 euro tutto compreso. Mettere autovelox ovunque è il modo migliore per fare cassa, far pagare il gonzo lombardo ai caselli della tangenziale, aumentare il biglietto dell’autobus. Questo fa fare cassa. Ispezionare e radere al suolo le schifezze che immaginiamo è un esercizio di retorica intollerante.

Eppure come nulla fosse, ci riempiamo la pancia a 10,90 euro a pranzo e a 19,90 a cena nei ristoranti dove mangi fino che te ne sta dentro, come le oche dal fegato a palla, senza chiederti come fanno queste ristorazioni che moltiplicano pani e pesci a star dentro nelle spese. Senza chiederti perché hanno soldi, solo alcuni, per aprire attività a perdita d’occhio. Mentre gli altri chiudono.

Forse che il costo del lavoro non è uguale per tutti? Forse che i prodotti non costano uguali per tutti?

No. Mettiamo autovelox e freghiamo i milanesi con le telecamere dell’area C, così per ogni distrazione sono 94 euro. 80 di multa, e 14 di notifica. E cosa deve fare una foto per costare così tanto? Fa il giro in battello sui Navigli?

Insomma, paghiamo il pizzo alla pubblica amministrazione, mentre altri investono, e alla grande, senza che nessuno dica basta. Ma i cinesi, dove li fabbricano i soldi?

*Presidente Indipendenza Lombarda

 

 

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