A gamba tesa, non testa. Quando il giornalismo si riduce ai correttori automatici

di SANDOKANFoto

Abbiamo letto su questo giornale che la buona comunicazione rende migliore e più vigile la società, la politica. Ma più di mille parole, vale questa volta l’immagine impietosa di un errore di stampa. Di solito gli imputati sono due, ma comunque correlati: la stanchezza, che lascia il segno a fine giornata, e/o l’assenza di passaggi di verifica umani, per ridurre i costi.  Il caso offerto simbolicamente dal quotidiano che riprendiamo, è casuale. Ma è esemplare per spiegare ai lettori che il giornalismo, l’informazione, sono ancora e per fortuna mestieri artigianali, non sono fatti meccanici. C’è una persona dietro la macchina, dietro al pc, che cerca per voi durante il giorno le notizie, che le seleziona, che pensa agli editoriali, che dà comunque una linea per chi la cerca.

Ma a cosa assistiamo oggi? Via i contributi pubblici all’editoria. L’iniziativa è stata salutata come il taglio a privilegi, a sprechi, a dissipazioni, a ladrate in nome e per conto. Ne siamo così sicuri che si debba esultare? Perché le truffe sono un conto, e vengono prima o poi a galla e si fanno pure i processi. Altra cosa, invece, è garantire ai piccoli editori, alle cooperative giornalistiche, un sostegno per garantire un pari, o quasi pari accesso al mercato dell’informazione.

I grandi big, quotati in Borsa e in mano ai grandi gruppi finanziari del Paese, Corriere, Repubblica, Il Sole24ore, hanno ricevuto e ricevono contributi pubblici, sconti postali… Ne hanno incassato più loro dei giornali di partito. Si dice? No. Chi è rimasto sul campo di guerra? Loro. E gli altri? In nome della crociata per tagliare i costi della politica, via i soldi ai giornali. Ma a tutti, compresi quelli che scrivevano di territorio. Stessa sorte spetta alle tv locali, per altre questioni. Via anche loro, a breve.

E non si dica a questo punto che restano i migliori, i più capaci. Restano quelli che hanno più soldi, da sempre.

Quanto all’errore, la dice lunga il fatto che non si possa sostituire la testa di un giornalista con qualcosa d’altro. Ma la politica, di destra o di sinistra, pensa esattamente il contrario. Per badare ad un giornale, può bastare  una badante.

 

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