Il troppo tatticismo leghista: in Lombardia tanto rumore per nulla

di LUIGI PANDOLFI
Lasciamo stare se in Lombardia si andrà al voto prima della fine dell’anno, ovvero a primavera, in abbinamento alle elezioni politiche. La questione appare del tutto secondaria rispetto alla gravità degli accadimenti che hanno portato alla crisi della giunta Formigoni.
Di più: a questo punto che l’esecutivo appena varato cessi la sua attività prima o dopo la scadenza naturale della legislatura non costituisce più un fattore dirimente nell’economia della vicenda.
Per quanto riguarda il Carroccio, dal momento in cui Maroni ha dichiarato che “Gibelli ha una posizione chiave” nel nuovo governo regionale, e che ”siamo impegnati al 100% nella nuova giunta del presidente Formigoni”, tutte le dichiarazioni fatte nei giorni precedenti dai suoi dirigenti, a partire dal segretario regionale Matteo Salvini, a proposito di “distanza” del partito dal sistema di compromissioni venuto alla luce a seguito delle varie inchieste della magistratura, si sono rivelate per quello che erano: mere esternazioni propagandistiche, zuccherini da dare in pasto ai militanti ed agli elettori per calmarne la rabbia.
Se la Lega voleva dare un segnale chiaro di discontinuità, di rottura con un sistema di potere ormai logoro, compromesso, non aveva che una scelta: uscire definitivamente dalla maggioranza, provocare le dimissioni di Formigoni e chiedere elezioni immediate. Non l’ha fatto, dimostrando che il suo inveterato politicantismo non è mai venuto meno, a dispetto dei proclami della nuova gestione.
La verità è che nel vecchio centrodestra si sta giocando una complicata partita a scacchi, nella quale il Carroccio è una pedina fondamentale. Una partita sull’asse Milano – Roma, che andrà a determinare la fisionomia del futuro cartello di destra in vista delle prossime elezioni politiche.
In mezzo la poltrona di presidente della regione Lombardia. Per la quale si è prenotato addirittura Maroni. Teoricamente l’idea di assumere direttamente la guida della più importante regione del nord sembrerebbe in linea con la nuova strategia del Carroccio, volta a creare i presupposti per la nascita di una macroregione settentrionale, autonoma e federata: avendo in mano le redini del Piemonte, della Lombardia e del Veneto (Ma Zaia gliel’ha spiegato alla sua gente?) conseguiremo più agevolmente l’obiettivo che ci siamo prefissati.
Perfetto, no? In realtà la questione è molto più prosaica, e riguarda il modo in cui la Lega andrà a stare di nuovo nel costruendo schieramento postberlusconiano. Sono in molti, per esempio, nel morente Pdl a pensare che la Lombardia si può cedere agli uomini del Carroccio, per tenere a sé questo partito alle prossime elezioni politiche. Questo Moroni lo sa, e per questo sta giocando la sua partita con estremo tatticismo.
In questo quadro gli scandali, la questione morale, la penetrazione della ‘ndrangheta nelle istituzioni locali, l’esigenza di una profonda ripulitura del sistema, rimangono del tutto sullo sfondo, a dispetto delle dichiarazioni roboanti che abbiamo sentito nelle prime ore successive all’arresto di Zambetti.
Ma in fondo che problema c’è, ci penserà Gibelli a garantire che tutto andrà per il meglio.

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